Tornano scenari da incubo: “l’euro ha da 1 a 5 anni di vita”

28 Novembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Non è certo solo il Financial Times. Sul futuro dell’Italia e dell’Europa intera i toni apocalittici riemergono da più parti. A tal punto che ci si interroga su quali siano più la causa e l’effetto di questo circolo vizioso che da tempo ha creato un vero e proprio abbraccio mortale irresponsabile tra la stampa e i mercati finanziari di tutto il mondo.

Analisti e banchieri rilasciano interviste pronosticando l’avvento di speculatori e scenari da incubo..e, nel pronosticarli, di fatto li anticipano, dando corpo a quelli che sono -nel momento in cui parlano- solo spettri. O, come nel caso del referendum costituzionale, solo eventi.

Tra di loro si mette in evidenza Jim Mellon, che si è fatto già notare quest’anno in quanto è stato uno dei pochi, tra gli investitori della City, a sostenere pubblicamente lo scenario Brexit. Intervistato da Bloomberg, ora Mellon dichiara di ritenere che l’euro sarà la prossima vittima del successo dei populismi che imperversano ovunque nel mondo, e dà all’Eurozona da un anno a cinque anni di vita.

La Brexit si confermerà un evento di secondo piano rispetto ai problemi dell’Europa, che stanno diventando sempre più evidenti. Così come si presenta al momento, l’euro è un meccanismo semplicemente molto inappropriato… gli dò da uno a cinque anni di vita“.

Contrariamente all’esplosione della crisi dei debiti sovrani, non sarà la paura dei default dei paesi membri dell’Eurozona, secondo Mellon, a stendere l’euro al tappeto.

Il colpo di grazia verrà dato dal populismo, nato proprio come risposta alle politiche di austerity che l’Europa ha imposto per risolvere i vari debiti e deficit dell’area. L’investitore cita i risultati del populismo: la Brexit, per l’appunto, la vittoria di Donald Trump alle elezioni Usa; l’eventuale vittoria del “NO” al referendum costituzionale in Italia, le elezioni in Francia nel 2017: utti questi fattori potrebbero provocare un caos politico totale nella zona euro – in vista anche delle elezioni in Germania, previste sempre per il 2017, allontanando gli investitori dal blocco dell’euro.

L’alert di Mellon non è certo nuovo. Tutt’altro: basti pensare all’allarme che Citigroup lanciò nel 2014, quando disse che esisteva una probabilità del 90% che la Grecia lasciasse l’euro, previsione che poi ha abbandonato solo quest’anno.

E l’attesa per il referendum voluto dal premier Renzi ha scatenato previsioni più o meno nefaste. L’ultima è quella del Financial Times, secondo cui una vittoria del No arriverebbe a provocare scenari da fallimenti e bail-in per ben otto banche italiane. Ma alla fine, non sono proprio questi pronostici a gettare nello sconforto gli investitori e a travolgere dunque le borse a colpi di sell off?

Dal canto suo Mellon è passato dalla teoria alla pratica:

“E’ tutto l’anno che mi sono sbarazzato di qualsiasi tipo di bond governativo, anche se ho venduto soprattutto bond italiani. Tutti quelli che partecipano a questi stupidi mercati dei bond dovrebbero sapere che esiste un rischio molto alto legato alla duration. Se si acquista qualcosa che dà zero tassi di interesse per un periodo di tempo molto lungo, alla fine sarà inevitabile pagare le conseguenze in modo molto caro”.