Obbligazionario ancora redditizio, nonostante le banche centrali

17 Marzo 2016, di Daniele Chicca

Con il prezzo del petrolio che resta una driver direzionale importante per la maggior parte delle asset class, i mercati energetici restano un tema caldo per gli investitori. Gli analisti di GAM prevedono “un bilanciamento, entro fine anno, tra la domanda e l’offerta di greggio e, recentemente, c’è stato un movimento da parte degli speculatori da posizioni corte a posizioni lunghe. Il mercato potrebbe anticipare significativamente ogni notizia dirompente di uno sbilanciamento tra domanda e offerta. Nell’universo del reddito fisso, i bond high yield energetici hanno corso di otto punti dall’inizio del mese, diventando una piccola ma redditizia esposizione delle nostre strategie absolute return”.

Dal punto di vista macro restiamo ragionevolmente ottimisti. Le notizie sull’inflazione stanno migliorando progressivamente ma i numeri sottostanti, ovvero i tassi di crescita core e super core, devono ancora mostrare un movimento significativo. Il dato sulla crescita della Germania, corretto per gli effetti della stagionalità, dovrebbe attestarsi a oltre il 6% su base trimestrale: questo dato impressionante è stato guidato dalla produzione industriale e, in particolare, dalla produzione delle auto. Per gli Stati Uniti, un tasso di crescita annualizzato del Pil per il 2016 del 2% circa è un dato costante, ulteriormente confermato dai solidi dati sul mercato del lavoro e da una fiducia dei consumatori piuttosto ottimistica.

“A nostro avviso la Fed potrebbe attuare due rialzi dei tassi nei prossimi dodici mesi, bilanciandosi tra una previsione futura da falco e un mercato del credito da colomba. La curva dei Treasury ha visto un appiattimento continuo nelle ultime settimane, con la curva dei tassi a lungo termine che ha performato particolarmente bene. Anche i Gilt e i Bund hanno seguito lo stesso andamento, anche se in maniera inferiore”, dice in una nota Tim Haywood, responsabile delle strategie obbligazionarie absolute return di GAM.

Le obbligazioni e le valute dei mercati Emergenti sono state una caratteristica positiva di quest’anno dopo due anni di declino. In generale, le valutazioni fondamentali delle divise dei Paesi Emergenti stanno migliorando, con molte valute che hanno raggiunto il punto minimo del loro ciclo di valutazione e, di conseguenza, mostrano segnali per un rialzo.

Per quanto riguarda le obbligazioni corporate, crediamo che offrano un rendimento che implica un numero significativo di default in vista, fattore che al momento sembra improbabile visto il contesto di tiepida ripresa. In particolare nel settore energetico i bond corporate hanno faticato a causa di questa impressione negativa ma stanno cominciando a riprendersi.

Il fattore “Brexit

L’unico punto in comune tra gli analisti sembra essere il fatto che ci sarà una diminuzione dell’attività economica e degli investimenti stranieri nel Regno Unito per alcuni anni, qualora il voto propendesse per un’uscita dell’Europa. La sterlina tornerebbe sotto pressione e i CDS (Credit Default Swaps) si allargherebbero. La flessione dell’attività dovrebbe causare, nel breve termine, un calo dei rendimenti a breve termine ma le obbligazioni a lungo termine dovrebbe cominciare a prezzare premi di rischio in termini di rendimenti più alti a causa dell’incertezza riguardo a chi pagherà i bond tra, ad esempio, 30 anni. La Scozia e l’Irlanda del Nord saranno ancora coinvolte, ad esempio?”

Stranamente, finora è accaduto il contrario. Guardando al di là della manica e considerando un orizzonte di lungo periodo, se il Regno Unito dovesse lasciare l’Unione Europea anche altri potrebbero seguire scatenando un aumento dei premi di rischio nel continente. Le elezioni presidenziali americane, infine, stanno aggiungendo incertezza politica quest’anno e le Banche centrali potrebbero scegliere di rimanere particolarmente accomodanti come polizza assicurativa per il 2016″.