Il miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Iran e la ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz riportano il mercato in una fase di abbondanza di offerta. J.P. Morgan riduce le stime sul Brent per la seconda metà del 2026.
Il termine petrolio deriva dal latino e significa, letteralmente, “olio di roccia“. Si tratta di una sostanza liquida viscosa, altamente infiammabile e ricca di idrocarburi, depositata nella crosta terrestre in giacimenti.
È denominato “oro nero” per il suo elevato valore commerciale: è infatti una risorsa molto preziosa in quanto la sua formazione richiede svariati migliaia di anni per essere portata a compimento.
Il petrolio non trattato, allo stato in cui si trova al momento dell’estrazione, è detto “greggio” o “grezzo”. Il petrolio accompagna la storia dell’uomo da millenni: già nell’antica Grecia veniva sfruttato per la produzione di sostanze medicamentose, per alimentare le lampade e per scopi bellici.
L’estrazione del petrolio dal sottosuolo avviene per mezzo di pozzi, impiantati in corrispondenza delle trappole petrolifere individuate a seguito di approfonditi studi geologici. Un quinto della produzione mondiale petrolifera proviene da piattaforme marine. Con le tecnologie attualmente in nostro possesso siamo in grado di estrarre solo il 60% del petrolio contenuto in un giacimento, mentre il restante 40% rimane sedimentato nella roccia. Le ricerche scientifiche nel campo petrolifero si stanno concentrando per sviluppare sistemi di estrazione che consentano di sfruttare la totalità delle riserve di ogni giacimento.
Il carbone è stato per lungo tempo la principale fonte energetica sfruttata dall’uomo. Tuttavia, dagli anni ’50 del Novecento, il petrolio ha cominciato a prevalere e attualmente esso copre oltre il 90% del fabbisogno mondiale di combustibile. Le due crisi energetiche del 1973 e del 1979 hanno catalizzato l’attenzione sul carattere di scarsità ed esauribilità di questa risorsa economica. Ciò ha generato una prima storica e importante pressione sul prezzo del petrolio.
Le quotazioni petrolifere seguono un andamento notevolmente altalenante, basti pensare che nel 1998 il prezzo al barile si attestava sugli 11 dollari ma nell’arco nel ventennio successivo è stato oggetto prima di un rialzo fino alla cifra di 147 dollari, per poi attestarsi sui 45 dollari intorno al 2008 e innalzarsi nuovamente al di sopra dei 100 dollari dopo il 2011.
La BP Statistical Review of World Energy 2020 ha stimato che circa il 93,5% delle risorse petrolifere sono in 14 Paesi, che controllano dai 25,2 ai 304 miliardi di barili di petrolio. Ecco quali sono:
Secondo i dati della IEA (International Energy Association) relativi al dicembre 2020, i 10 maggiori produttori di petrolio realizzano il 71% del greggio mondiale. Essi sono:
I più importanti mercati di petrolio sono il New York Mercantile Exchange (NYMEX) e l’InterconentalExchange, con sede ad Atlanta.
In questi mercati sono quotati i petroli di qualità WTI (West Texas Intermediate) e Brent Blend, i quali forniscono gli indici di benchmark su cui sono basate le transazioni di greggio a livello mondiale.
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Il miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Iran e la ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz riportano il mercato in una fase di abbondanza di offerta. J.P. Morgan riduce le stime sul Brent per la seconda metà del 2026.
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