Italia, lavoro a over 50 e non a giovani. Delusione Renzi, bazooka da Draghi?

31 Agosto 2016, di Laura Naka Antonelli

Sempre più dubbi sulla cura del governo Renzi per salvare l’ economia italiana e per dare un futuro ai giovani. L’Italia rimane soffocata dalla disoccupazione e dalla deflazione, come dimostrano gli ultimi dati arrivati oggi dal fronte macroeconomico, e resi noti dall’Istat: questo, all’indomani delle indiscrezioni riportate da alcune fonti del Mef, secondo cui il dato relativo al Pil del secondo trimestre potrebbe essere rivisto anche al rialzo, rispetto alla performance piatta, alias crescita zero, comunicata inizialmente.

La salvezza arriverà a questo punto dalla Bce, visto che non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Eurozona la minaccia della deflazione non dà alcun segnale di rientrare? Il numero uno Mario Draghi si è trincerato dietro un silenzio piuttosto curioso questa estate, e non si è fatto vedere neanche al simposio dei banchieri centrali che si è tenuto lo scorso fine settimana a Jackson Hole, nello stato Usa dello Wyoming.

Quello che preoccupa dai numeri arrivati oggi sull’inflazione dell’area euro, è che l’inflazione core – inflazione depurata da prezzi dei beni alimentari ed energetici – è calata per la prima volta in tre mesi, attestandosi allo 0,8% rispetto allo 0,9%. Certo, Draghi non sarà scioccato da questi numeri, dal momento che è stato lui stesso nella riunione di luglio ad avvertire che il tasso di inflazione sarebbe rimasto “molto basso” nei mesi successivi, prima di una ripresa verso la fine dell’anno.

Ma con il fattore Brexit e gli importanti appuntamenti politici imminenti – referendum costituzionale in Italia ed elezioni Usa è stato sempre Draghi ad assicurare che la Bce potrebbe intervenire di nuovo.

Esperti ed economisti si mettono così all’opera, in attesa del prossimo meeting della Bce in calendario il prossimo giovedì, 8 settembre. In particolare, intervistato dal Financial Times, Julien Lafargue di JP Morgan ritiene possibile una sorta di “verbal easing”, ovvero di allentamento monetario verbale, da parte di Draghi. Mentre le agenzie di stampa battono le dichiarazioni di Peter Praet, capo-economista e membro del Comitato esecutivo della Bce, secondo cui la Bce “si orienta su un orizzonte flessibile di medio termine” nel perseguire l’obiettivo di stabilità dei prezzi nel medio termine che corrisponde a un tasso annuo di inflazione vicino ma inferiore al 2% annuo.

“Un’interpretazione troppo rigida dell’obiettivo di stabilità dei prezzi potrebbe causare conflitti tra questo target e la stabilita’ finanziaria”. “Nella nostra strategia – ha ricordato Praet – ci sono dispositivi importanti che impediscono un’interpretazione troppo rigida e meccanica della stabilità dei prezzi così da non farla diventare una fonte di instabilità finanziaria”.

Occupazione: Italia fa peggio di Eurozona, alert per i giovani

Oggi sono stati resi noti i dati macro relativi al fronte sempre dell’inflazione e dell’ occupazione sia dell’Italia che dei paesi dell’ Eurozona: e dai numeri snocciolati dall’Eurostat e dai principali paesi dell’area euro, emerge un quadro in cui l’Italia spicca, sì, ma in senso negativo.

Partiamo dalla disoccupazione:

La buona notizia è che nel mese di luglio il tasso di disoccupazione è sceso in Italia all’11,4%, segnando una riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto a giugno. Ma tra i giovani la disoccupazione ha segnato un forte balzo. Secondo le stime preliminari dell’Istat, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è cresciuto infatti al 39,2%, salendo di 2 punti percentuali rispetto al mese precedente, e attestandosi al record dall’agosto 2015 quando il tasso era stato rilevato al 39,6%. Il futuro in bilico dei giovani è stato confermato da un altro particolare: nel mese di luglio si è verificato un boom degli occupati over 50. Qualcosa non torna: i giovani italiani continuano a rimanere penalizzati, e il mondo del lavoro sembra rimanere nelle mani delle stesse persone.

Il quadro si fa più drammatico se si considera che la disoccupazione, in Italia, rimane più alta se paragonata a quella media dell’Eurozona: che a luglio è rimasta stabile al 10,1%, ovvero al minimo dal luglio del 2011. Unione europea ha fatto ancora meglio: il tasso di disoccupazione è rimasto invariato all’8,6% nel mese di luglio.

Altro paragone da fare è con la Germania: qui il numero dei disoccupati – relativo al mese di agosto – è sceso più delle attese: la flessione è stata di 7.000 unità a 2,675 milioni di unità, rispetto al calo di 5.000 unità atteso dagli analisti di Reuters. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 6,1%, al valore più basso dalla riunificazione della Germania del 1990. La solidità della Germania è stata confermata anche dal dato sulle vendite al dettaglio, che è salito a luglio dell’1,7% su base mensile, rispetto alla flessione dello 0,6% di giugno, e rispetto al +0,3% stimato.

Dal dato sulla disoccupazione in Italia, inoltre, emerge che il numero degli inattivi cresce: quelli tra i 15 e i 64 anni sono 53mila in più (lo 0,4%) dopo il calo registrato nei quattro mesi precedenti. Rispetto al livello di luglio 2015, comunque, gli inattivi sono 407 mila in meno.

E se da un lato diminuiscono i disoccupati, dall’altro calano anche gli occupati, -0,3% rispetto al mese di giugno (63mila unità in meno), interrompendo la tendenza positiva registrata nei 4 mesi precedenti. Secondo l’Istat, rispetto allo stesso mese del 2015, ci sono comunque 266 mila occupati in più (+1,2%). Il calo su base mensile è attribuibile sia agli uomini sia in misura maggiore alle donne e riguarda gli autonomi (-68mila), mentre restano sostanzialmente invariati i dipendenti.

Inflazione non pervenuta

In Italia inflazione ancora non pervenuta, con l’ISTAT che ha comunicato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è salito dello 0,2% su base mensile, scendendo tuttavia dello 0,1% su base annua. Gli analisti avevano previsto un rialzo mensile dello 0,3% e un’inflazione pressoché stabile su base annua. Così l’Istat:

“La prosecuzione della fase deflazionistica è la sintesi di dinamiche di prezzo di segno opposto che si compensano. Se da una parte, infatti, si attenua il calo tendenziale dei prezzi degli energetici non regolamentati (-7%, da -8% di luglio) e accelera la crescita di quelli degli alimentari non lavorati (+2,4%, era +1,5% il mese precedente), dall’altra i prezzi dei servizi relativi alle comunicazioni registrano un’inversione di tendenza (-1,4%, era +0,4% di luglio) e si azzera la crescita di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (era +0,7% il mese precedente)”.

In Eurozona, il tasso di inflazione è rimasto invariato ad agosto, rispetto al +0,3% atteso dal consensus. Un quadro dunque, quello dell’inflazione, sconfortante anche per l’Eurozona.