Economia

Mutui, l’Italia tra i Paesi più convenienti d’Europa: tasso medio al 3,38%, ma cresce l’incognita Bce

Il mercato italiano dei mutui continua a distinguersi nel panorama europeo per condizioni di finanziamento particolarmente favorevoli. Nonostante un lieve aumento dei tassi registrato negli ultimi mesi del 2025, l’Italia si conferma infatti tra i Paesi con il costo del credito immobiliare più contenuto, offrendo alle famiglie condizioni migliori rispetto a gran parte delle principali economie del continente.

A evidenziarlo è l’ultima rilevazione dell’European Mortgage Federation (EMF), ripresa dall’osservatorio di MutuiOnline.it, secondo cui nel quarto trimestre del 2025 il tasso medio applicato ai mutui nel nostro Paese si è attestato al 3,38%. Si tratta di un valore leggermente superiore rispetto al 3,28% registrato nel trimestre precedente, ma che continua a collocare l’Italia nella fascia più competitiva del mercato europeo.

Italia più conveniente di Regno Unito, Norvegia e Paesi dell’Est

Il confronto con gli altri Paesi mostra chiaramente il vantaggio di cui beneficiano oggi i mutuatari italiani. In Ungheria il tasso medio sui mutui ha raggiunto il 6,46%, quasi il doppio rispetto all’Italia. Livelli elevati si registrano anche in Romania, dove il costo medio dei finanziamenti immobiliari è pari al 5,82%, e in Norvegia, con il 5,09%.

Anche nel Regno Unito i mutui risultano sensibilmente più costosi. Oltremanica il tasso medio si attesta al 4,18%, circa 80 punti base in più rispetto a quello italiano. Più vicini ai livelli italiani sono invece Germania, Olanda e Grecia, che registrano rispettivamente tassi medi del 3,71%, del 3,60% e del 3,55%.

Solo pochi Paesi europei riescono a fare meglio dell’Italia. È il caso del Belgio, dove il tasso medio si ferma al 3,33%, della Danimarca al 3,14%, della Francia al 3,09% e soprattutto della Spagna, che con un tasso medio del 2,63% rappresenta oggi uno dei mercati più convenienti d’Europa per chi acquista una casa attraverso un finanziamento bancario.

Variabile ancora più conveniente del fisso

Se si guarda alle offerte oggi disponibili sul mercato italiano emerge un altro elemento significativo: il mutuo a tasso variabile continua a garantire condizioni migliori rispetto al tasso fisso. Secondo le elaborazioni di MutuiOnline.it, il Tan medio dei mutui variabili, considerando sia le offerte standard sia quelle dedicate agli immobili ad alta efficienza energetica, si attesta attualmente al 2,62%.
Il tasso fisso medio è invece pari al 3,37%.

La differenza si traduce in un vantaggio concreto per le famiglie. Prendendo come riferimento un mutuo di 150 mila euro della durata di 30 anni, la rata mensile del variabile risulta pari a circa 602 euro, contro i 663 euro richiesti da un finanziamento a tasso fisso. Il risparmio immediato è quindi di 61 euro al mese. Su un orizzonte temporale di trent’anni, la minore spesa per interessi supera i 21.800 euro, una cifra che rende ancora molto interessante la scelta del variabile per chi è disposto ad accettare una maggiore esposizione alle oscillazioni dei tassi.

Le tensioni geopolitiche possono cambiare lo scenario

L’attuale convenienza del tasso variabile potrebbe però non durare a lungo. Sul mercato pesa infatti l’incertezza legata all’evoluzione del quadro geopolitico internazionale. Le tensioni in Medio Oriente e il rischio di nuovi aumenti dei prezzi dell’energia potrebbero alimentare pressioni inflazionistiche nell’Eurozona. Uno scenario che, secondo diversi analisti, potrebbe spingere la Banca Centrale Europea a modificare la propria politica monetaria entro la fine dell’anno.

I mercati finanziari stanno già iniziando a scontare questa possibilità e guardano con particolare attenzione alle prossime riunioni dell’istituto guidato da Francoforte.

Cosa succede se la BCE alza i tassi

Secondo le simulazioni elaborate da MutuiOnline.it, un eventuale rialzo dei tassi da parte della BCE avrebbe effetti immediati soprattutto sui mutui a tasso variabile. Nel caso di un aumento di 25 punti base, il Tan medio dei finanziamenti variabili salirebbe dal 2,62% al 2,87%. Per il mutuo tipo da 150 mila euro a 30 anni, la rata passerebbe da 602 a 622 euro mensili.

All’apparenza l’incremento di 20 euro al mese potrebbe sembrare contenuto, ma nell’arco dell’intera durata del finanziamento comporterebbe un aggravio complessivo di circa 7.400 euro. Lo scenario diventerebbe ancora più significativo in caso di due rialzi consecutivi da 25 punti base ciascuno. In questo caso il Tan medio arriverebbe al 3,12% e la rata mensile salirebbe fino a 642 euro.  Il vantaggio del variabile rispetto al fisso si ridurrebbe sensibilmente. La differenza sulla rata sarebbe infatti di appena 20 euro al mese, mentre il divario tra i due tassi si restringerebbe a circa 25 punti base.

Variabile ancora competitivo, ma con margini più ridotti

Anche nello scenario di due aumenti dei tassi, il mutuo variabile continuerebbe comunque a mantenere un vantaggio economico rispetto al fisso. Secondo le stime dell’osservatorio, il risparmio complessivo nell’arco dei trent’anni resterebbe pari a circa 7.400 euro. Tuttavia, rispetto all’attuale beneficio superiore a 21 mila euro, il margine di convenienza si ridurrebbe drasticamente.

Per questo motivo le scelte delle famiglie potrebbero diventare più complesse nei prossimi mesi. Da una parte il variabile continua oggi a offrire condizioni più vantaggiose; dall’altra, le incertezze legate all’inflazione e alle future decisioni della BCE potrebbero aumentare il rischio di ulteriori rincari. In questo contesto, la valutazione tra tasso fisso e variabile torna a dipendere non solo dalla convenienza immediata della rata, ma anche dalla propensione al rischio del mutuatario e dalle aspettative sull’evoluzione della politica monetaria europea. Per il momento l’Italia resta tra i mercati più competitivi del continente, ma le prossime mosse della BCE potrebbero ridefinire rapidamente gli equilibri del settore.