Elezioni più vicine, governo e Renzi valutano No all’Ue sulla manovra

27 Gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

La decisione della Consulta sull’Italicum cambia tutto. Ora che le elezioni anticipate appaiono più vicine, il governo Gentiloni potrebbe decidere di adottare una strategia pre-elettorale incentrata prima di tutto sul “NO” alla manovra correttiva da 3,4 miliardi imposta dalla Commissione europea. L’Italia sarebbe disposta dunque a essere colpita dalle conseguenze, ovvero da una procedura di infrazione per non aver rispettato la regola del debito. Tanto, poco dopo, probabilmente già a giugno, gli italiani andrebbero al voto e potrebbero anche premiare quel no all’Europa.

Le indiscrezioni sulla strategia vengono riportate dal quotidiano La Repubblica che scrive che, nelle trattative che vanno avanti tra Nazareno, Palazzo Chigi e Tesoro, “sta emergendo la possibilità di far saltare il tavolo e non intervenire sui conti. E magari impostare una campagna elettorale proprio sul No all’Europa e con diversi miliardi da spendere una volta sfondati i parametri Ue. Specialmente se le elezioni politiche si terranno a giugno”.

Sebbene le trattative tra Roma e Bruxelles continuino, non c’è dubbio sul fatto che i rapporti siano tesi, come certificano le dichiarazioni arrivate nella giornata di ieri:

Pur confermando di aver avuto “uno scambio positivo” con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan Pierre Moscovici ha ricordato nelle ultime ore, in quello che è apparso come un monito, che l’Ue si aspetta dall’Italia “risposte precise nei tempi dovuti”, riguardo alle misure aggiuntive di risanamento dei conti. Così ha intimato Moscovici:

“Insieme al vicepresidente Valdis Dombrovskis, abbiamo scritto a Padoan una lettera estremamente precisa e quindi ci attendiamo una lettera con risposte precise. Siamo in un processo di dialogo, ho visto Padoan a Davos e tra di noi ci sono stati scambi positivi. La lettera e le cifre cifre sono là e spero che le risposte arriveranno nei tempi dovuti e con la volontà comune di arrivare a una soluzione”.

Una data da ultimatum c’è, visto che l’Italia deve rispondere alla lettera dell’Ue entro il 1° febbraio.

L’ira di Orfini alle parole di Moscovici sul sisma

Sulle spese relative al terremoto che ha devastato il centro Italia, Moscovici ha scatenato una forte reazione soprattutto in Matteo Orfini.

Il Commissario francese ha ribadito che la Commissione Ue “sarà sempre accanto all’Italia”, in casi di catastrofi, riconoscendo flessibilità sui conti. Ma ha anche sottolineato che questo aspetto “è già preso in considerazione” da Bruxelles e “non è nella discussione” dei rilievi avanzati con la recente lettera”. Inoltre:

“l’Italia è il paese che ha beneficiato più di tutti della flessibilità, per avviare riforme strutturali, per gli investimenti, per l’accoglienza dei rifugiati, perché è in prima linea, e per i terremoti che hanno colpito il Paese”. Ora, “è chiaro che nella nuova catastrofe che ha investito il paese e nelle spese per i terremoti, che sono già integrate nella discussione, ci sono elementi una tantum e ci sono elementi strutturali, ad esempio per il miglioramento della prevenzione. Su questo non c’è niente di nuovo. La Commissione ha già mostrato che è e sarà al fianco dell’Italia, siamo pronti a esaminare questi aspetti ma è su altro che ci attendiamo risposte”.

Dichiarazioni a cui Orfini, presidente dell’assemblea del Pd, ha risposto in questo modo:

Le parole di Moscovici sono sconcertanti. Mentre stiamo ancora piangendo i morti della tragedia di Rigopiano, sentire coloro che dovrebbero rappresentare i valori di solidarietà su cui è nata l’Europa esprimersi con argomentazioni fredde, proprie delle burocrazie che da anni difendono gli interessi politici legati al feticcio dell’austerity, è inaccettabile e offensivo”.

Italia, su manovra ammutinamento contro l’Ue?

In tutto questo, la scadenza del primo aprile è imminente, mentre il governo italiano, scrive La Repubblica, “chiede tempo fino a metà aprile, ovvero di intervenire con il Def. Prova inoltre a spuntare l’ok a mettere mano ai conti con un mix di misure strutturali e non (Bruxelles le chiede tutte con effetto permanente) e tenta di diminuire la portata dell’intervento spingendo sulle spese per il nuovo terremoto e chiedendo a Bruxelles il via libera a correggere i conti solo dello 0,16% da “arrotondare politicamente” a quello 0,2% del PIL ingiunto dalla Commissione (700 milioni di risparmi)”. Peccato che in seno alla Commissione Ue i falchi, pronti a ricordare all’Italia che deve tirare dritto sul rispetto della regola del debito, rimangano irrigiditi nelle loro posizioni.

Il governo vorrebbe spostare decisamente più in là l’ultimatum, e rispondere entro la metà di aprile. Ma il punto è che, come ricorda La Repubblica:

“Anche l’Eurogruppo ora non è particolarmente ben disposto verso il governo. L’Italia lo scorso anno ha ricevuto 19 miliardi di flessibilità sul risanamento dei conti, quest’anno ne ha incassati altri 7 ma la Ue – che ha stirato le regole fino al massimo – chiede un minimo intervento di 3,4 miliardi sul deficit strutturale affinché il debito, che veleggia intorno al 133% del Pil, inizi a diminuire”.

Di qui, la strategia di dire NO all’Europa, incassando anche maggior sostegno, magari, dagli italiani, quando arriverà il momento di recarsi alle urne.

Secondo la Repubblica, nella giornata di ieri:

“gli uomini del Tesoro a Bruxelles sottolineavano che dopo la sentenza della Consulta sull’Italicum ‘la situazione politica lascia aperti tutti gli scenari perché nessun segretario di partito in caso di voto ravvicinato approverebbe una manovra correttiva”. Dunque, aggiungevano, “tutte le ipotesi ora sono sul tavolo, anche quella di non fare la manovra e subire una procedura europea”.

A tal proposito l’ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi, insieme a Carlo Calenda, sarebbe pronto a “far saltare il tavolo con l’Europa”, mentre Gentiloni sarebbe pià cauto (..) Il Tesoro però si prepara ad ogni scenario, anche a quello peggiore, ovvero di un commissariamento europeo e studia gli effetti della procedura sullo spread. In poche parole, se risparmiare 3,4 miliardi di manovra poi non costi il doppio sui mercati ad un paese che vive un anno di incertezza politica, senza più nemmeno una A nel rating “rating e con il Quantitative Easing della BCE “in fase riduzione”.

Una cosa è comunque certa: la decisione della Consulta sull’ Italicum ha cambiato le carte in tavola. E in uno scatto d’orgoglio che spera di non pagare troppo, il governo sarebbe pronto a uno scontro diretto con l’Ue.