Elezioni: banche scaricano debito alla Bce, che resta la sola acquirente di Btp

2 Febbraio 2018, di Daniele Chicca

Le banche italiane sono spesso state criticate per avere la pancia piena di titoli del debito nazionale, con il rischio che l’intreccio vizioso creato faccia degenerare rapidamente la situazione per l’Italia alla prima fase di difficoltà, come avvenuto durante la crisi del debito sovrano europeo. In realtà, stando a quanto risulta agli analisti di Jefferies, tra i principali venditori di Btp alla Bce ci sono gli istituti di credito del nostro paese.

David Owen parla in una nota di “operazioni significative da parte delle banche in tutte e quattro le maggiori economie dell’area euro“. Tuttavia, sono le banche italiane a meritarsi i riflettori ancora una volta: hanno ridotto le posizioni in debito sovrano nazionale di 12,6 miliardi di euro in dicembre e di 40 miliardi di euro (il 10,5% dell’ammontare circolante) nel quarto trimestre.

Anche se non va dimenticato che a fine anno le banche tendono a chiudere le posizioni per incamerare qualche profitto dalle attività di trading e per preparare i bilanci fiscali in vista della conclusione dell’esercizio fiscale, le cifre sono assolutamente senza precedenti. Dall’avvio del programma di Quantitative Easing europeo, circa 100 miliardi di euro dei Btp hanno cambiato proprietario, passando dagli istituti di credito italiani alla Bce (vedi grafico).

L’impatto sui Btp dell’avvicinarsi delle elezioni politiche

I mercati finanziari stanno ignorando completamente i rischi che pone un esito incerto delle prossime elezioni politiche italiane, dando per scontato che si formerà una coalizione di larghe intese con politiche di bilancio responsabili e una strategia filo europea. A giudicare dai sondaggi, il pericolo che l’Italia si ritrovi con un parlamento ingovernabile è molto elevato, ma l’idea che sta prendendo piede nelle ultime settimane è che difficilmente si potrà arrivare a un governo anti establishment guidato da M5S e Lega.

Grazie alle rassicurazioni di Silvio Berlusconi, anche nell’eventualità in cui il centro destra riesca a ottenere la maggioranza per poter governare senza dover scendere a patti con le forze avversarie, il mercato è convinto che il partito populista anti europeista della Lega verrebbe “tenuto al guinzaglio” dall’area più moderata della coalizione.

Il leader di Forza Italia non si potrà candidare per via della Legge Severino dopo la condanna per evasione fiscale ma è lui che detta la linea del partito. Ai colleghi del PPE europeo e alla stampa ha confermato l’anima pro europea dell’alleanza di centro destra, nonostante la presenza di formazioni nazionaliste, protezioniste e anti europeiste al suo interno, e ha persino citato Mario Draghi, il presidente della Bce, come uno dei possibili candidati a ricoprire il ruolo di ministro di un futuro governo.

Elezioni incerte, larghe intese: i numero non ci sono

Il problema è che i numeri per la formazione di un governo di centro destra non ci sono e, anzi, sulla carta non ci sono nemmeno per le larghe intese PD-Forza Italia. Il cosiddetto inciucio potrebbe materializzarsi al Senato, ma alla Camera lo scenario è molto più sfuocato. Secondo i sondaggi delle ultime due settimane, spiega a La Repubblica Salvatore Vassallo, ordinario di Scienza politica all’università di Bologna e autore della simulazione che pubblichiamo, “anche se nei collegi in bilico vincessero sempre i partiti potenzialmente interessati alle larghe intese, la maggioranza per una grande coalizione potrebbe non esserci“.

“Se si assegnano i collegi in bilico al candidato che ha anche solo un punto in più di vantaggio, e si sommano a quelli sicuri (uninominali e proporzionali), il quadro è quello dei numeri in alto a destra: alla Camera Pd a 147 seggi, Forza Italia 141. Il totale fa 288. Se gli alleati dei dem (+Europa, Insieme e Civica popolare) convergessero con i loro 9 deputati e la quarta gamba del centrodestra facesse altrettanto con i suoi 16, si arriverebbe a 313 seggi. Ne mancherebbero tre per arrivare ai fatidici 316 necessari alla maggioranza, comunque una base fragilissima per il governo”, si legge sul quotidiano che precisa che per allargarla si dovrebbe ricorrere al soccorso, “al momento improbabile”, di Liberi e Uguali, Lega o Fratelli d’Italia. “Al Senato invece l’intesa sarebbe più fruttuosa: Pd e FI insieme arriverebbero a 148 seggi, ma con gli alleati toccherebbero quota 166, otto in più della maggioranza di 158”.

Alla luce delle loro ultime operazioni di mercato, gli investitori privati non danno l’idea di essere così sereni, per lo meno non per quanto riguarda la stabilità del debito sovrano. Se lo Spread tra Btp e Bund si è ristretto negli ultimi giorni in area 124 punti base lo si deve soprattutto al rialzo dei tassi dei titoli tedeschi, nel quadro di una rotazione di portafogli in uscita dai bond e in entrata nelle Borse. La paura di trader, anche istituzionali, è che, in vista di un surriscaldamento dell’inflazione, si stia per aprire una fase ribassista nel mercato obbligazionario

Come si vede nel grafico sotto riportato, le banche italiane stanno scaricando Btp e li stanno vendendo alla Bce. Pressoché tutti gli investitori principali sono diventati venditori netti (o non acquirenti) di titoli di Stato italiani negli ultimi due anni. Per dirla in altre parole, da oltre un anno di tempo l’unico acquirente di Bond italiani è stata la Bce (vedi linea blu scura).