Quattro nuovi benchmark nel terzo trimestre e riaperture sui titoli giĂ in circolazione. Il MEF stime emissioni lorde tra 130 e 145 miliardi nel secondo semestre e fabbisogno netto stimato fino a 25 miliardi.
I Buoni del Tesoro Poliennali, abbreviati in BTP, sono dei titoli di credito a medio-lungo termine emessi dal Tesoro dello Stato italiano con scadenza superiore all’anno solare. La loro durata può essere di 3, 5, 7, 10, 15 o 30 anni.
L’investitore è beneficiario di un flusso cedolare costante, in genere con cadenza semestrale. Inoltre, allo scadere del buono, riceve una somma di denaro pari al valore nominale dei titoli posseduti.
Il tasso di interesse è fissato al momento dell’emissione, perciò la quota delle cedole rimane inalterata e stazionaria per tutta la vita del titolo. L’emissione dei BTP avviene tramite aste marginali -ovvero senza fissazione del prezzo iniziale- indette, generalmente, una volta al mese.
La sottoscrizione base di un titolo BTP parte da un valore nominale minimo di 1.000 euro e si sviluppa secondo suoi multipli.
I Buoni Poliennali si prestano in maniera particolare agli investitori desiderosi di ricevere un flusso costante di pagamenti nell’arco di un lasso di tempo ben cadenzato: sono detti per questo loro connotato “titoli a reddito fisso“. Oltre a consentire flussi regolari, sono anche molto apprezzati per la loro liquiditĂ che li rende immediatamente spendibili.
Il rischio nell’acquisto di un titolo BTP è quello legato all’instabilitĂ del prezzo nel caso in cui lo si venda anticipatamente rispetto alla scadenza prestabilita: la volatilità è direttamente proporzionale al lasso di tempo residuo del buono. L’innalzamento dei tassi di mercato, considerando la natura fissa delle cedole, influirebbe inevitabilmente a ribasso sul prezzo del titolo; viceversa l’innalzamento dei tassi ne comporterebbe un aumento.
Quattro nuovi benchmark nel terzo trimestre e riaperture sui titoli giĂ in circolazione. Il MEF stime emissioni lorde tra 130 e 145 miliardi nel secondo semestre e fabbisogno netto stimato fino a 25 miliardi.
La raccolta da 8,8 miliardi di euro conferma il forte interesse dei risparmiatori per il nuovo titolo indicizzato all’inflazione: decisivi la durata quinquennale, il rendimento reale dell’1,60% e il premio fedeltĂ dello 0,6%.
Il BTP Italia Sì supera i 4 miliardi di ordini: cresce l’interesse dei risparmiatori per il nuovo titolo indicizzato all’inflazione con cedole semestrali e premio finale.
Il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione supera il miliardo di euro raccolto nelle prime ore di collocamento. Tasso minimo garantito all’1,60% e premio fedeltĂ dello 0,6% a scadenza.
Il Ministero dell’economia e delle finanze rende noti i dettagli della nuova emissione in arrivo da lunedì.
A maggio 2026 i BTP restano dominanti nella struttura dei Titoli di Stato italiani, mentre crescono le emissioni green, indicizzate e retail, che rafforzano la diversificazione del debito pubblico.
Il nuovo titolo di Stato legato all’inflazione nazionale, riservato esclusivamente ai risparmiatori individuali e affini (il cosiddetto mercato retail) sarà collocato da lunedì 15 giugno a venerdì 19 giugno 2026 alle ore 13, salvo chiusura anticipata.
Da lunedì 15 a venerdì 19 giugno 2026 sarà possibile sottoscrivere il nuovo BTP Italia Sì, il titolo di Stato indicizzato all’inflazione nazionale, che sarà riservato esclusivamente ai risparmiatori individuali e collocato, in analogia con le altre emissioni retail, nell’arco dell’intera settimana, fino alle ore 13 di venerdì 19, salvo chiusura anticipata. Iscriviti alla Newsletter per
Il Chief of Investments Filippo Casagrande avverte sui rischi di stagflazione legati alla crisi energetica: Italia piĂą vulnerabile per la dipendenza dalle importazioni, ma la tenuta della finanza pubblica limita i rischi sui titoli di Stato.
La guerra in Iran ha cambiato le aspettative sui tassi. Il mese di marzo è stato caratterizzato da una sottoperformance della parte a breve e media delle curve a causa dei timori relativi ad un “revamp” dell’inflazione. Il mercato ora prezza tre rialzi Bce entro l’anno, mentre per Fed nessun taglio per il 2026 e forse un rialzo nel secondo semestre.. Ad evidenziarlo è un’analisi di Massimo Spagnol, Senior Fixed Income Portfolio Manager di Generali AM.