Borghi: “non siamo il Venezuela, restiamo nell’euro”

2 Ottobre 2018, di Daniele Chicca

“A prescindere dalle mie convinzioni personali, questo governo non ha intenzione di abbandonare l’euro“: così Claudio Borghi prova a rassicurare i mercati scossi dalle sue dichiarazioni sul ritorno a una sovranità monetaria dell’Italia e sul deficit che può anche essere portato oltre il tetto prestabilito dalle autorità europee. La legge di bilancio presentata giovedì sera dall’esecutivo giallo verde prevede diverse misure a deficit.

Tuttavia, il deficit al 2,4% del Pil, ha spiegato l’economista, non è una “misura rivoluzionaria” e noi “non siamo pazzi, non siamo il Venezuela di Maduro o qualcosa del genere”. Il riferimento è al presidente del paese sudamericano, la cui economia – nonostante la ricchezza di risorse petrolifere – è in profonda crisi tra iperinflazione e mancanza di beni di prima necessità.

La coalizione di governo ha lanciato il guanto di sfida alle autorità europee e ai mercati finanziari con l’ultima legge di bilancio. Anche se nelle ultime ore esponenti del governo tra cui il primo ministro Giuseppe Conte e il vice premier Luigi Di Maio hanno rilasciato dichiarazioni rassicuranti, forse anche in risposta all’accoglienza molto fredda del ministro dell’Economia Giovanni Tria da parte dei suoi colleghi d’Eurozona all’Eurogruppo che si è svolto in Lussemburgo, i mercati continuano a soffrire.

Gli investitori hanno accolto molto male le ultime novità italiane, con Bond e Borse italiani finiti sotto pressione. Il tasso del Btp a 10 anni si è portato sui massimi di più di quattro anni e l’azionario italiano (Ftse MIB) è scivolato ai minimi di 17 mesi dopo le uscite di Borghi a radio RAI sul fatto che l’euro non è sufficiente a risolvere i problemi fiscali dell’Italia.

“Non abbiamo tirato fuori il 2,4% da una borsa a caso”, ha detto a Bloomberg TV Borghi, esponente della Lega, per cercare di chiarire la posizione di governo su conti pubblici ed euro. In fatto di disavanzo pubblico, l’obiettivo per l’anno prossimo è quello necessario per ottenere una crescita e per far scendere il rapporto tra debito e Pil.

“Saranno versate lacrime”: Borse ed euro in difficoltà

Detto questo, come osserva Garfield Reynolds su Bloomberg, le incertezze sulla stabilità del debito e la tenuta dei conti pubblici italiani “minacciano ancora una volta di provocare un effetto contagio“, in particolare colpendo gli asset europei e dei mercati emergenti, “proprio in un momento in cui gli investitori nutrivano la speranza di aver superato la fase di maggior shock nelle crisi di Turchia e Argentina“.

L’impennata dello Spread sta infliggendo un duro colpo all’euro e sta avendo anche un impatto negativo sulle valute più rischiose come dollaro australiano e neozelandese. Dollaro e yen per ora invece giovano del clima di avversione al rischio. Il rafforzamento del biglietto verde non sarà il benvenuto nell’area dei paesi in via di Sviluppo.

Ogni balzo dei rendimenti italiani rende sempre più difficile trovare una soluzione che eviti al dilemma del debito sovrano europeo di spargere lacrime”. Inviterà inoltre gli investitori alla cautela e i mercati staranno alla larga dai titoli e settori maggiormente volatili, come quelli dei mercati emergenti.

Borghi aveva citato il fatto che con una propria moneta sovrana, l’Italia avrebbe risolto i suoi problemi, ma poi si è corretto parlando di una convinzione personale, che non ha nulla a che vedere con i piani del governo. Come la Francia, l’Italia non dovrebbe – secondo il presidente della Commissione Bilancio alla Camera – essere soggetta agli attacchi dei funzionari Ue.

Secondo Borghi, se Parigi dovesse riscontrare un allargamento dello Spread, a un certo punto a Bruxelles “inizierebbero ad alzare le mani e si convincerebbero a intervenire” anche là.

Anche il leader della Lega e ministro degli Interni Matteo Salvini ha ribadito lo stesso concetto, dicendo che le frasi come quelle di Juncker non fanno che aumentare la tensione e ampliare lo Spread. Borghi haa fatto di peggio però, in termini di dichiarazioni dannose per i mercati. Dopo aver parlato della possibilità di un’Italexit, lo Spread si è allargato ai 300 punti base e il rendimento del Btp decennale è salito ai massimi di quattro anni e mezzo.

L’economista ha dichiarato che se l’Italia non volesse sottostare alle politiche Ue, il deficit sarebbe alzato al 3,1% del Pil per il 2019 anziché al 2,4%. Ma il governo punta a un livello che sia “sufficiente perché il paese possa sentirsi un po’ meglio”.