Referendum, Bce prepara scudo per Btp

29 Novembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – La Banca centrale europea è pronta a intensificare temporaneamente gli acquisti di titoli di stato italiani se il risultato del referendum costituzionale di dovesse spingere in alto i rendimenti dei Btp. Lo hanno riferito fonti della Bce all’agenzia di stampa Reuters.

Da giorni, i titoli di stato e bancari sono nel mirino del investitori in vista del referendum a causa del rischio di disordini politici nel caso dovesse vincere il ‘No’.

Sempre secondo quanto riporta Reuters, la BCE potrebbe usare gli 80 miliardi di euro di acquisti mensili per contrastare un ulteriore picco dei rendimenti dei Btp successivo al voto. Al momento i titoli decennali italiani rendono più del 2% e lo Spread tra Btp e Bund vale quasi 190 punti base, su livelli molto lontani da quelli visti all’apice della crisi del debito nel 2011.

Tuttavia, più che i costi per finanziarsi sul primario e l’incremento di un debito pubblico già elevato, il vero problema della terza economia dell’Eurozona sembra essere piuttosto legato alle banche italiane e al loro pericolante stato di salute finanziaria. Mps e UniCredit sono alle prese con appuntamenti importanti per ricapitalizzarsi e smaltire la montagna di sofferenze in portafoglio. Mps, in particolare, in caso di discontinuità di governo, rischia di vedere andare in fumo i piani di aumento di capitale.

Fortunatamente per il reparto bancario italiano, la Bce si riunisce quattro giorni dopo l’esito del referendum sulle riforme costituzionali e quasi certamente prolungherà e potenzierà il piano di Quantitative Easing. Iniettando ulteriore denaro nel sistema, il piano servirà come contromisura ai possibili nuovi attacchi al debito governativo italiano. Il programma, dicono alcuni gestori, dovrebbe anche impedire una caduta a picco del settore bancario a Piazza Affari.

Secondo Eliezer Ben Zimra, gestore di Fondi, dell’asset allocation e del debito sovrano presso Edmond de Rothschild Asset Management, poi, anche se Renzi dovesse dimettersi, difficilmente si arriverà a nuove elezioni prima della scadenza della legislatura nel 2018. È più probabile che si passi per un governo tecnico di transizione, che eviterebbe all’Italia di sprofondare in un periodo di crisi politica fino a quella data.

Inoltre sui mercati finanziari, sempre secondo il gestore, che ha una view contrarian rispetto a quella dei suoi colleghi rivali, il no al referendum è già scontato negli asset più rischiosi come i titoli di Borsa. Questi sono i due principali motivi per cui conviene investire nell’Italia in caso di ribassi dopo un’eventuale sconfitta: anche se “non siamo esposti all’Italia, se dovesse vincere il No cambieremo atteggiamento”.