Perché mercati salgono con governo anti sistema e cosa aspettarsi in estate

1 Giugno 2018, di Daniele Chicca

Con l’annuncio della formazione del governo giallo verde si mette fine a una crisi costituzionale durata 89 giorni, un periodo con l’Italia decapitata di un esecutivo che batte in lunghezza il record del 2013 (62 giorni). In Europa il record assoluto appartiene però al Belgio che nel 2010-2011 rimase 541 giorni senza un governo. Va sottolineato che l’Italia ha avuto governi che sono durati ancora meno di questo arco di tempo.

Nonostante tutto questo – i rischi politici e il tempo perso – la nascita del governo politico anti sistema e populista in Italia è stata sorprendentemente accolta con favore dai mercati. L’ottimismo offre lo spunto per fare considerazioni interessanti sull’interconnessione dei tassi di cambio vari e sullo stato di salute del mercato obbligazionario.

La banca BNY Mellon sottolinea in una nota odierna come la risposta immediata alle notizie giunte dall’Italia giovedì 31 maggio è stata un calo dei rendimenti dei BTp, con il tasso della scadenza a due anni che è sceso a 89 punti base dalla chiusura di 161 punti base di mercoledì (dati presi dagli schermi Reuters). Il decennale ha visto i rendimenti contrarsi da 290 a 263 punti base, prima di mettere a segno un mini rimbalzo a quota 274.

Lo Spread con i Bund intanto si è sgonfiato in area 220-230 punti base, complice anche il fatto che i rendimenti dei Bund omologhi hanno iniziato risalire, visto che la necessità di accumulare beni rifugio è andata pian piano scemando. Questo andamento ha anche migliorato sul Forex il sentiment nei confronti dell’euro, che ha rotto al rialzo il livello di resistenza di 1,17 dollari portandosi anche sopra 1,1570 franchi a un certo punto, prima di retrocedere leggermente.

Mercati: Italia e Turchia sotto i riflettori quest’estate

Simon Derrick, Chief Currency Strategist della banca, evidenzia come quello sui Bond non sia stato l’unico cambiamento di scenario riguardante i beni rifugio. Nell’ultima settimana, con l’accrescere della crisi politica italiana, anche i rendimenti dei Treasuries hanno subito pressioni al ribasso.

Dopo essere resistiti sopra quota 3,1% fino al 18 maggio, i tassi dei T-Bond Usa di riferimento sono collassati al 2,77% (sempre secondo Reuters) mercoledì. Con il miglioramento della situazione in Eurozona, i rendimenti decennali sono tornati a salire, sfiorando i 288 punti base giovedì.

“Ciò non significa per forza che questi trend a brevissimo termine persisteranno, in particolare data la situazione tesa a Roma”, scrive Derrick. Allo stesso tempo, tuttavia, “offrono un quadro interessante di come un alleviarsi delle tensioni in un mercato possa avere ripercussioni su un altro mercato“.

Gli sviluppi delle ultime sedute “ci dicono che sarà un’estate in cui i riflettori dei mercati saranno puntati su una nazione che aveva la lira come moneta fiat e un’altra che ancora la utilizza”, la Turchia. Con la discesa dei tassi dei Treasuries, infatti, la lira turca ha iniziato a recuperare terreno nei confronti del dollaro.

Quando i rendimenti hanno ricominciato a salire, la lira è tornata a prendere la strada dei ribassi. Si tratta di un fenomeno “comprensibile”, secondo l’analista, “dato che il debito denominato in valute della Turchia vale il 70% del Pil e che circa la metà della componente corporate è denominata in dollari Usa”.

Legg Mason: valutazioni BTp diventano “interessanti”

Secondo Legg Mason, dopo i cali settimanali le valutazioni in Italia “cominciano ad apparire interessanti”. Jack McIntyre, Global fixed income portfolio manager di una società del gruppo, Brandywine Global, ha sottolineato come l’Italia abbia ancora un “debito troppo alto e una crescita economica troppo debole – una combinazione tossica che tende ad attirare fasi di stress sui mercati”. A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che non ci sono stati progressi nell’integrazione fiscale dell’Eurozona. I mercati stanno esigendo un premio per il rischio politico per chi detiene asset italiani.

“Allo stesso tempo c’è un minor premio per il rischio inflazione sui Treasury USA. I rendimenti sui Btp a due anni si stanno impennando ancor più che durante la crisi europea del 2011-2012. All’epoca, fu necessario l’enfatico discorso del “whatever it takes” di Draghi in difesa dell’euro per ribaltare la situazione. Ora la BCE è orientata ad un atteggiamento meno accomodante, riducendo gli acquisti di asset. L’economia USA d’altra parte sta facendo bene, mentre in Europa la crescita è rallentata; tuttavia non crediamo che l’Italia possa far deragliare le buone prospettive dell’economia globale”.

Per questi motivi Legg Mason rimane molto cauta sulla possibilità di tornare a esporsi sui Btp, “soprattutto se il debito pubblico italiano dovesse gonfiarsi ulteriormente, sia che ciò avvenga per l’aumento delle spese per gli interessi, o per l’aumento della spesa pubblica, o per una combinazione di entrambe queste cose. Tuttavia, crediamo che le questioni che riguardano la sostenibilità del debito italiano non richiedano lo stesso livello di cautela del 2012 – le economie locali e regionali infatti stanno performando meglio, e i tassi rimangono relativamente bassi”.

“In questo momento non abbiamo in programma di acquistare titoli di stato italiani, ma le valutazioni cominciano ad apparire interessanti. Tuttavia, resta un significativo rischio di informazione. I mercati hanno svenduto troppo e troppo rapidamente, e stiamo valutando se questa sia realmente un’opportunità per ritornare nel mercato dei bond italiani”.

Non va dimenticato, poi, che “i grandi investitori istituzionali possiedono principalmente titoli di stato italiani, il che è favorevole a lungo termine per la liquidità del mercato. Questi compratori tendono infatti a mantenere i bond fino alla scadenza, e poiché la scadenza media del debito italiano è di circa 8 anni, il cosiddetto rischio di rifinanziamento è ridotto“.

Le banche italiane possiedono circa il 30% dei Btp in circolazione nel loro bilancio, e anche le banche francesi e spagnole possiedono molti titoli obbligazionari; le banche straniere hanno comunque in portafoglio solo il 10% dei titoli di stato italiani in circolazione. La BCE possiede circa il 20% dei Btp emessi, ossia 341 miliardi di bond italiani, con la possibilità di acquistarne ancora di più se le condizioni di mercato dovessero peggiorare. La BCE potrebbe aumentare di 3,5 miliardi i suoi acquisti mensili se fosse necessario, fornendo un cuscinetto per la liquidità.

“Non si ripeterà crisi del debito del 2012”

Olivier Marciot, Portfolio Manager del fondo multi-asset Navigator di Unigestion dice che la situazione politica attuale non porterà a un ripetersi della crisi del debito sovrano del 2012. Innanzitutto l’economia italiana è “molto più forte di quella della Grecia all’epoca; in secondo luogo, le forze politiche attuali non sostengono l’uscita dall’eurozona (almeno, non ufficialmente) e, se dovesse verificarsi un “Italexit”, le conseguenze sarebbero di gran lunga più pesanti, essendo l’Italia la terza economia europea”. Pertanto, secondo il gestore, “probabilmente si verificheranno eventi di forte stress sui mercati, ma l’impatto dovrebbe essere più limitato rispetto alla crisi del debito del 2012“.

“Le attuali turbolenze politiche arrivano in un momento in cui gli investitori stanno ancora ricalibrando la loro futura linea di investimento sugli asset rischiosi, dopo quattro mesi di incertezze sul piano politico, geopolitico e sui mercati. Ora che il rischio è stato identificato, è necessario ponderare diverse strategie di copertura per gestire dinamicamente l’asset allocation e proteggersi da eventuali situazioni di avversione al rischio”.

Al momento non raccomandiamo di sovrappesare il settore finanziario. Le curve dei rendimenti si stanno appiattendo, il che è negativo per la redditività delle banche, e lo stress politico tende a congelare gli investimenti aziendali, il credito e i consumi. Da eToro il consiglio è quello di diversificare sia gli asset in portafoglio sia le strategie di investimento.

“I mercati rimangono impostati positivamente, supportati da buoni dati macro, sebbene le tensioni legate alle scelte americane in materia di politica commerciale ed il quadro politico fragile in Europa possono nel medio termine minare la fiducia nei mercati azionari”.