Il governo Renzi dà i numeri

22 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Smentito da Bankitalia e giuristi sull’efficacia della riforma del lavoro e dall’Ocse sulle aspettative di crescita, Palazzo Chigi celebra i due anni di governo Renzi con una slide di 25 pagine in cui vengono elencati i numeri positivi della nuova fase di un esecutivo nato sotto cattivi auspici, visto che dopo le elezioni del 2013 non si riusciva nemmeno a formare una coalizione in grado di garantire una maggioranza parlamentare. “Il futuro è tornato di casa in Italia“, ha detto il presidente del Consiglio non eletto dal popolo e leader di un governo giunto alla metà del suo mandato.

“L’Italia non è più il problema d’Europa, l’Italia ora c’è, è tornata, è forte e solida. Ci sono ancora molte cose da fare, ma io ho la fame del primo giorno e ho ancora voglia di continuare”, così ha detto il premier sottolineando che fare il premier non è un lavoro semplice.

Su quest’ultimo punto ha ragione. Un governo tenuto in piedi da una strana alleanza da centro sinistra e centro destra che ha portato alcuni a ribattezzare l’esperienza dell’ex sindaco di Firenze al potere come la nuova Democrazia Cristiana, ha rischiato di fare crac sul tema dei diritti civili, con la votazione sulle unioni civili che è stata rimandata di una settimana dopo la disputa sull’adozione concessa per legge al partner del genitore naturale di una coppia omosessuale.

La coalizione, approfittando di un contesto favorevole nel 2014, ha sicuramente saputo riportare fiducia nella popolazione, rilanciare i consumi e riportare qualche investimento straniero, ma non ha avuto la stessa fortuna nel 2015 e da qui a febbraio 2018 – scadenza della legislatura – dovrà dimostrare di sapersela cavare anche in condizioni esterne difficili. Ad agosto è scoppiata una crisi finanziaria in Asia e ora i mercati e le economie globali sono minacciati seriamente da una serie di grosse paure:

  •  di un rallentamento dell’economia cinese, il cosiddetto ‘atterraggio brusco’ della terza economia al mondo
  •  dell’impatto del calo del petrolio su aziende e paesi produttori
  • della fragilità del settore bancario europeo e in primis in Italia, dove gli istituti hanno le pance piene di crediti inesigibili e titoli di Stato nazionali

La maggior parte dei mercati azionari del mondo, come si vede bene nella cartina sotto riportata a cura di Bloomberg, scambiano in rosso. La Borsa italiana ha appena interrotto, venerdì scorso, una striscia negativa di sette settimane consecutive.

Tutte le critiche contro il governo

L’Ocse ha avvertito che il Pil dell’Italia si espanderà solo dello 0,1% a fine 2015, a dimostrazizone che il trend è più negtivo di quello che vuole fare credere la slide pubblicata da Palazzo Chigi sulla sua pagina LinkedIn che mette a confronto, tra le altre cose, un tasso di disoccupazione sceso dal 13,1% all’11,4% e un Pil del -1,9% con quello del +0,8%.

Da parte sua Bankitalia aveva denunciato come i nuovi posti di lavoro creati, in particolare a tempo indeterminato, sono merito degli incentivi fiscali e non del Jobs Act, la riforma del Lavoro dell’attuale governo a guida PD.

Il miglioramento di un mercato del lavoro disastrato in Italia è innegabile e sicuramente sotto Renzi si è riscontrato un certo rinnovato ottimismo a livello di fiducia. Ma da qui a elencare tutti i meriti in numeri degli ultimi due anni senza fornire un’analisi più approfondita del reale stato di salute del paese, è fuorviante.

Senza contare le critiche della Corte dei Conti alle manovre di riduzione della spesa pubblica tanto decantate dal governo. La spesa è ancora fuori controllo e le tasse non sono state tagliate a sufficienza, nonostante Palazzo Chigi si vanti di avere cancellato la tassa sulla prima casa, una misura che molti economisti giudicano populista, inutile ai fini di rilanciare la ripresa.

Rischio di correzione della manovra

Il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squiteri ha definito la spending review un “parziale insuccesso anche per la poca conoscenza delle diverse categorie di spesa, e ha posto “solo sullo sfondo il tema essenziale dell’interrelazione con la qualità dei servizi”.

In tutto questo, dal momento che il debito pubblico continua a gonfiarsi e la terza economia al mondo cresce a ritmo lento, l’Italia rischia una manovra correttiva. Come riporta Il Corriere della Sera si tratterebbe di una “manovrina per aggiustare i conti” in corso d’opera quest’anno, anche se il vero problema sarà quello di far quadrare gli stessi conti con la manovra del 2017.

I margini di flessibilità conquistati in sede europea sono stati già sprecati nella legge finanziaria del 2016, secondo l’organismo. In tal modo “si mantiene il profilo discendente del deficit nei conti pubblici che, tuttavia, assume una cadenza più rallentata”.

Critiche con toni altrettanto aspri sono arrivate al progetto di una bad bank, creata appositamente dal governo con il consenso della Commissione Ue per far convertire in un unico veicolo le sofferenze bancarie delle banche, pari a quasi il 18% del Pil italiano secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale.

Resta la calda questione dell’immigrazione, che per posizione geografica mette l’Italia in primo piano. Renzi sottolinea che “noi abbiamo il dovere di salvare vite umane e sappiamo cosa vogliamo dall’Europa” prima di lamentarsi del fatto che “siamo quelli che fanno più rimpatri”.

“Abbiamo proposto un piano per l’accoglienza e la gestione dei flussi, ora tocca agli altri Paesi Ue, perché la risposta non può che essere complessiva”.