Dalla Germania: Italia peggio della Grecia

20 Settembre 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – La Banca centrale europea sta inondando i mercati di miliardi di euro per tenere a galla paesi in difficoltà come l’Italia. Tuttavia, anziché aiutare il paese a rilanciarsi economicamente, le misure non stanno avendo l’effetto desiderato e l’economia non ha tratto i vantaggi sperati.

Lo scrive il quotidiano tedesco Die Welt in un editoriale critico contro le azioni del governo italiano degli ultimi anni, in cui si sottolinea come in Italia il mercato del lavoro sia stato duramente colpito dalla crisi economica recente. Il tasso di disoccupazione non è il più alto dell’area euro (11,4%) ma la percentuale di giovani senza un impiego ha raggiunto il 39,2%, che è il livello più elevato tra le nazioni facenti parte dell’Unione monetaria.

I soldi e gli aiuti della Bce non sono riusciti da soli a migliorare la situazione economica della terza potenza dell’area euro, con l’Italia che è il solo stato membro del blocco ad aver sperimentato una regressione dal 1999 a oggi. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale ci vorranno ancora dieci anni per ritornare sui livelli pre crisi.

Insomma, l’Italia è quella che più ci ha rimesso dall’entrata in circolazione dell’euro. Come scrive il quotidiano tedesco, il nostro paese “ha un bisogno disperato di crescita”, visto anche il galoppante debito pubblico.

“Persino la Grecia e il Portogallo sono riuscite a ravvivare un po’ le loro economie dopo la nascita dell’Eurozona”, scrive Die Welt.

L’analista finanziario di Deutsche Bank Marco Stringa non è ottimista sulle prospettive per l’area euro in generale, ma – alla luce dei seri rischi di instabilità politica – è il futuro dell’Italia a preoccuparlo maggiormente.

“L’Italia è nota per la sua instabilità politica, ma quello che sta per accadere non si è mai visto prima”, dichiara al giornale Stringa.

La maggior parte degli economisti sono preoccupati per due fattori su tutti: “un rapporto pericoloso tra banche travagliate e stato debole” e il referendum costituzionale di questo autunno. Secondo Stringa – e non è certo il solo analista a pensarla così – il voto popolare è il rischio politico maggiore per l’Eurozona.

Italia prossima a uscire dall’Ue

Secondo Christopher Wood, a capo della strategia azionaria della società di gestione Csla, l’Italia sarà il prossimo paese a uscire dall’Unione Europea dopo il Regno Unito. Il paese cercherà anche di tornare alla lira, prima ancora che si possano concludere le trattative sulla Brexit.

Il perché è facilmente spiegato: “E’ il secondo maggior Paese manifatturiero d’Europa e guardate come sta andando la crescita del suo Pil rispetto a quella del resto dell’Eurozona e al Giappone. Per questo vorrà tornare alla sua lira per spingere le esportazioni”, ha spiegato l’analista durante un briefing del suo gruppo a Hong Kong.

La sconfitta di Renzi potrebbe fare da apripista alla salita al potere del MoVimento 5 Stelle, che è contrario sia alle politiche europee, sia all’euro così come è stato concepito. Sebbene non tutti gli analisti credano che l’Italia finirà per abbandonare l’area euro, la paura diffusa è che il nuovo governo non varerà le riforme strutturali necessarie per una vera ripresa e che il debito continuerà a gonfiarsi.

Se al voto di novembre dovessero spuntarla i No alla riforma del Senato e del titolo V della Costituzione, il premier Matteo Renzi ha promesso che si dimetterà. A quel punto l’Italia farebbe probabilmente affidamento a un governo tecnico di transizione, attraversando – prima delle elezioni anticipate – un nuovo periodo di incertezza politica per un paese in cui solo una volta dalla nascita della Repubblica un governo è riuscito a portare a termine un mandato intero.

Fonte: Sputnik