Beni rifugio, ne rimarrà soltanto uno

1 Marzo 2019, di Daniele Chicca

Uno dei temi di mercato più interessanti emersi in settimana riguarda la difficoltà dei trader e grandi investitori istituzionali a trovare beni rifugi appropriati. Di asset degni di una simile etichetta nel contesto attuale ne sono rimasti pochi.

Nella seconda parte della settimana in corso, con l’esplosione del conflitto nel Kashmir, l’udienza di Michael Cohen al Congresso Usa e il summit di Hanoi tra Stati Uniti e Corea del Nord, il morale degli investitori si è depresso.

Nelle ultime settimane il mondo ha assistito all’acuirsi delle tensioni su molti fronti in ambito geopolitico. Per esempio l’innalzarsi delle tensioni tra le potenze nucleari India e Pakistan. Oppure lo scandalo e le polemiche sul ruolo di “spia” di Huawei in Occidente che ha aumentato le chance di guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti.

La scelta logica tra i beni rifugio per gli investitori dovrebbero essere il dollaro Usa, lo yen giapponese e il franco svizzero. L’oro non si è invece dimostrato in passato un investimento vincente in questi contesti.

Tuttavia, secondo Simon Derrick, chief currency strategist di BNY Mellon, il dollaro non ha avuto una prova positiva in seguito alle notizie dell’abbattimento di due jet indiani da parte dell’esercito del Pakistan. È stato lo yen giapponese a beneficiare maggiormente del diffuso nervosismo.

Valute rifugio, perché il dollaro non è più la scelta preferita

Il dollaro è sotto pressione sul Forex da quando sono state rivelate le dichiarazioni al fulmicotone dell’ex consulente legale di Trump Michael Cohen sul presidente Usa.

Anche se si è trattato di una pioggia di vendite tutto sommato temporanea e non eccessiva, tale trend ha una “tradizione” decennale. In periodi di incertezza politica negli Stati Uniti, storicamente il biglietto verde ha fatto fatica.

Il dollaro ha tentato di rimbalzare mercoledì scorso, ma la performance, secondo l’analista della banca, era dovuta più che altro al rimbalzo dei rendimenti dei Treasuries Usa. Piuttosto che di una rivalutazione della divisa americana come asset rifugio.

Anche il rally del dollaro da ieri dopo i dati sul Pil Usa, dice Derrick, è “chiaramente legato all’andamento dei tassi dei Bond Usa” piuttosto che da un miglioramento del sentiment. Come dimostra peraltro la performance fiacca di Wall Street.

Beni rifugio, l’impatto del summit Trump Jong-un

Quando poi il summit tra Donald Trump e Kim Jong-un, che aveva come obiettivo quello di favorire una de-nuclearizzazione della penisola coreana, è stato inaspettatamente interrotto dollaro e Borse hanno pagato pegno.

In concomitanza con un deterioramento dell’appetito per il rischio il dollaro Usa è finito sotto pressione. Ciò significa che non è più considerato uno dei beni rifugio prediletti dai mercati. Viste le conseguenze che potrebbe avere sugli Usa una nuova crisi con la Corea del Nord, la reazione del dollaro ha senso.

Tuttavia, con le Borse di Tokyo e di Seul che hanno pure perso molto dopo la notizia dello stop ai colloqui tra Trump e Jong-un, stupisce la reazione negativa dello yen. La valuta giapponese ha ceduto terreno di pari passo con la divisa sudcoreana.

Beni rifugio, franco svizzero premiato sul breve

C’è una valuta in particolare che ha approfittato della situazione: il franco svizzero. La divisa, tra i beni rifugio per eccellenza nel valutario e non solo, ha guadagnato su yen e dollaro mercoledì e giovedì. Anche se la volatilità è rimasta moderata durante il rimbalzo, il franco ha sfrutta lo storno di yen e dollaro.

Va sottolineato – segnala lo strategist di BNY Mellon – che la variazione positiva costituisce una bella boccata di ossigeno “dopo 12 mesi di scambi contratti”, in trading range. “È un fenomeno da tenere bene a mente”. “In caso di condizioni di avversione al rischio sui mercati nelle prossime settimane”, il franco svizzero sarà nuovamente premiato.