Huawei e Zte al bando in Italia su pressioni Usa? Governo smentisce

7 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

L’Italia mette al bando Huawei e ZTE dallo sviluppo delle infrastrutture su cui viaggerà la tecnologia 5G. Così sostiene per lo meno La Stampa, secondo cui il governo italiano chiude definitivamente all’ipotesi di affidare ai due colossi cinesi delle telecomunicazioni lo sviluppo dell’infrastruttura 5G.

Il Ministro dello Sviluppo Economico italiano ha tuttavia smentito le ricostruzioni di stampa. Dicendo che non c’è ancora nessuna prova di pericolo alla sicurezza nazionale.

Secondo il quotidiano, per impedire ai due gruppi cinesi di operare, il governo italiano è pronto a utilizzare il golden power, ossia  la facoltà di recedere da contratti già firmati senza pagare penali. Il quotidiano torinese ha parlato di “forti pressioni” provenienti dagli Stati Uniti. La tecnologia 5G come sostengono da Washington  potrebbe essere utilizzata da Pechino per ampliare le proprie possibilità di spionaggio.

Huawei e ZTE sospettate di spionaggio

Huawei sta affrontando numerosi sospetti montati a livello internazionale sui suoi legami con il governo cinese che si avvale delle tecnologie del colosso delle Tlc per lo spionaggio.  Così anche l’Italia avverte questi timori e il dossier è in carico al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

Siamo assolutamente sensibili ai timori espressi da Washington e concordiamo pienamente sulla necessità di uno stop nei confronti di Huawei e Zte.

Avrebbero detto fonti vicine alla Stampa. Ma le ripercussioni della messa al bando sono molto alte specie nei piani di investimento dei due colossi cinesi. Basti pensare che in Italia, Huawei detiene un terzo del mercato degli smartphone ed è coinvolta nello sviluppo della rete di ultima generazione in due delle cinque aree pilota individuate dal ministero dello Sviluppo economico: Milano e Bari-Matera.

Zte invece in Abruzzo ha aperto il suo centro di innovazione e di ricerca sulle reti di quinta generazione, il primo in Italia. Sacrifici che, assicurano dalla Difesa, sono stati messi in conto ma la sicurezza nazionale, aggiungono, è prioritaria.