Fmi all’Italia: tassate immobili e pensioni

24 Maggio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Quando il Fondo Monetario Internazionale chiede di varare una riforma, solitamente un governo ascolta. Gli ispettori dell’organizzazione di Washington, che si sa essere favorevole ad incrementare il carico fiscale sui beni immobili (come il mercato immobiliare) piuttosto che su quelli mobili che possono impattare negativamente sui consumi, hanno chiesto all’Italia “una moderna tassa sugli immobili” e un ampliamento delle basi imponibili sulle pensioni sostenibili.

Nella relazione stilata al termine della missione annuale nel nostro paese, gli ispettori raccomandano al governo Renzi di “dare priorità a una spesa più efficiente e ad una fiscalità meno distorsiva”.

“Il raggiungimento degli obiettivi di bilancio e la creazione di un margine per abbassare in modo significativo il cuneo fiscale ancora elevato potrebbe richiedere difficili scelte politiche – si legge – riguardanti possibilmente anche gli alti livelli di spesa sociale e l’introduzione di una moderna tassa sugli immobili”.

Inoltre “è importante non compromettere la sostenibilità del sistema pensionistico. Un ampliamento delle basi imponibili, comprensivo della razionalizzazione delle relativamente alte spese fiscali (tax expenditures) costituirebbero un ulteriore passo nella giusta direzione”.

Economia sui livelli pre-crisi solo tra 10 anni

Dopo una profonda e prolungata recessione successiva alla crisi finanziaria di fine anni 2000, l’economia italiana si sta lentamente riprendendo, ma i livelli pre crisi non si vedranno di nuovo prima dei prossimi diei canni. Lo dicono sempre i tecnici dell’Fmi, secondo i quali la terza economia dell’area euro “ha continuato ad espandersi nel primo trimestre del 2016. Allo stesso tempo, le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate gradualmente ed i crediti deteriorati (Npl) sembrano essere in via di stabilizzazione”.

“È probabile che la ripresa si rafforzi nei prossimi anni, pur rimanendo modesta”. E si prevede una crescita dell’1,1% quest’anno e di circa l’1,25% nel 2017-18. Ma “i rischi sono orientati al ribasso, legati tra l`altro alla volatilità dei mercati finanziari, al rischio Brexit, all’emergenza immigrazione ed ai venti contrari generati dal rallentamento delle attività commerciali a livello mondiale”.

Secondo i tecnici del Fmi “permangono significative sfide per il futuro. La crescita della produttività e degli investimenti rimane a livelli bassi; il tasso di disoccupazione resta superiore all`11 percento, con livelli considerevolmente più elevati in alcune regioni e tra i giovani; i bilanci delle banche sono messi a dura prova dal livello molto alto di crediti deteriorati e dall`eccessiva durata dei procedimenti giudiziari; e il debito pubblico si è lentamente attestato su un livello di poco inferiore al 133% del Pil, limitando il margine di bilancio per rispondere a eventuali choc”.

Per l’Italia il ritorno a livelli di produzione pre-crisi (2007) arriverebbe “solo verso la metà degli anni 2020, con un ampliamento del divario di reddito e la media della zona euro a più rapida crescita. Inoltre, la crescita nominale potrebbe essere troppo debole per risolvere stabilmente le fragilità finanziarie ed i bilanci potrebbero continuare a costituire una fonte di vulnerabilità, poiché il loro risanamento richiederebbe un periodo prolungato. Nell`ambito di un`unione economica e monetaria incompleta, l’Italia rimarrebbe esposta a rischi”.

Il governo italiano ha perseguito una serie di importanti riforme. E gli ispettori danno atto di un elenco di iniziative di riforma “impressionante”. Dal settore istituzionale, alla pubblica amministrazione, del settore fiscale, al mercato del lavoro e il comparto bancario.

“È indispensabile che tali sforzi siano ampliati e completati. Sfruttando l’inizio della ripresa economica e il contesto favorevole offerto attualmente dai bassi tassi di interesse, la tempestiva attuazione di sforzi complementari e sinergici nel settore finanziario e fiscale nonché di misure strutturali dovrebbero contribuire ad un incremento della crescita, ad avviare la ricostituzione di buffer e a ridurre il costo iniziale delle riforme. E’ dunque importante – avvertono dal Fmi – che per il futuro si mantenga un ampio sostegno politico a favore di un vasto pacchetto di riforme”.

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