Fidelity: più che alla crescita, investitori stiano attenti all’inflazione

9 Aprile 2019, di Daniele Chicca

Dopo il raffreddarsi dell’attività industriale e dell’export in Germania, in Europa si parla molto di questi tempi di una possibile frenata dell’economia. Lo stesso Mario Draghi ha messo in dubbio la solidità della ripresa. Anche in Usa il forte slancio alimentato dalle misure di stimolo fiscali di Trump è minacciato. In Cina molto dipenderà dall’impulso creditizio dopo il calo dell’attività dei prestiti a febbraio.

Secondo Micheal Biggs, investment manager di GAMsi tratta di fattori una tantum, che non intaccheranno la fase di ripresa generale. Le paure circa una recessione globale, giudicate eccessive da Biggs, hanno dato il là in tutto il mondo a una caccia generalizzata ai Bond. Ma per numerosi gestori quei timori sono infondati.

Il money manager di Fidelity International George Efstathopoulos, per esempio, sostiene che non è la crescita che dovrebbe preoccupare gli investitori, quanto piuttosto l’inflazione. In un’intervista concessa da Singapore, il gestore ha citato una serie di elementi che fanno presagire un surriscaldamento dei prezzi al consumo nel secondo semestre.

Il ritorno della fase Riccioli D’Oro?

Il gestore di un fondo multi-asset che ha battuto il 98% della concorrenza l’anno scorso sostiene che i mercati sono troppo pessimisti sulla crescita economica e troppo ottimisti invece sul fronte dell’inflazione. Anche David Jane, manager del fondo multi-asset di Miton, è concorde sulle previsioni economiche. Per lui, però, potrebbe tornare addirittura il periodo Riccioli D’Oro (Goldilocks) una fase in cui l’economia cresce costantemente con un’inflazione che rimane tiepida.

“I dati economici sono stati in gran parte deludenti ultimamente e in alcuni casi – come in Germania – puntano a una recessione,  ma la situazione ha iniziato a stabilizzarsi”. “I super indici non indicano che ci sarà una recessione nella maggior parte delle economie e l’andamento della curva dei rendimenti è ambiguo“, nel senso che non vuol dire che ci sarà per forza una recessione.

Da anni i prezzi al consumo sono sotto controllo, specie in Eurozona, e questo nonostante le misure di allentamento monetario straordinario delle banche centrali. Gli investitori dovrebbero però stare attenti, perché secondo il gestore di Fidelity International l’inflazione tornerà a salire con prepotenza nella seconda parte dell’anno, spingendo le banche centrali a rivedere le loro posizioni accomodanti.

Il mercato, che sconta una politica monetaria morbida, “si è un po’ troppo entusiasmato con i toni da colomba” di Fed e Bce, secondo Efstathopoulos. Con l’economia Usa che viaggia ancora sopra i livelli standard, questo potrebbe in teoria favorire una politica di normalizzazione da parte della Fed.

Politica Fed sarà più rigida a fine 2019

“Per me – dice – la prossima misura che prenderanno sarà un rialzo e non un abbassamento dei tassi di interesse“. I bond governativi dall’Europa al Giappone sono ben intonati di recente, favoriti dalle preoccupazioni circa la frenata dell’economia globale. Gli investitori sono alla ricerca di rifugi sicuri e cercano riparo in asset come oro e titoli sovrani a reddito fisso.

I rendimenti in Australia e Nuova Zelanda sono scesi ai minimi record in marzo e la curva dei rendimenti dei Treasuries Usa si è invertita su più punti. Gli investitori scommettono che per far fronte alle nuove difficoltà dell’economia, la Fed taglierà i tassi. I money manager di Fidelity la pensano diversamente e, come peraltro sostengono anche Aviva Investors e il fondo hedge CQS, pensano che l’economia, anziché piombare in una recessione, si riprenderà.

Si tratta di un’opinione in contrasto con quella degli strategist di diverse banche di Wall Street, tra cui Goldman Sachs eJP Morgan, i quali hanno rivisto al ribasso le previsioni sui rendimenti dei Bond americani governativi, nella convinzione che il rally dei prezzi dovrebbe continuare. Efstathopoulos invece non è dello stesso avviso. Per lui i rendimenti decennali saliranno fino al 3% quest’anno, soprattutto se i dati macro sugli indici PMI e sull’attività industriale mostreranno dei miglioramenti dell’attività in Asia e in Europa.

I consigli di investimento di Fidelity International

Qualora l’inflazione Usa salga, il consiglio pratico di Fidelity è di stare alla larga dalle scadenze lunghe della curva dei rendimenti Usa. Alla luce di tutte queste considerazioni macroeconomiche, il gestore dice di comprare yen e bond australiani, e di ridurre leggermente le posizioni lunghe sul dollaro Usa. Bisogna andare invece lunghi sui mercati emergenti e sulla Borsa cinese.

Sul Forex il dollaro potrebbe rafforzarsi leggermente sull’euro, ma indebolirsi contro un paniere di valute emergenti. “Le posizioni lunghe sul dollaro rappresentano circa l’80% della nostra esposizione valutaria, in calo dal 90% dell’anno scorso”, fa sapere il manager.