Eni: “investitori preoccupati, senza riforme Italia non cresce”

20 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

Claudio Descalzi, amministratore delegato di ENI, lo dice chiaro e tondo. In vista del referendum costituzionale che si terrà in Italia il prossimo 4 dicembre, “gli investitori esteri sono preoccupati”. Descalzi ha parlato a margine della cerimonia di consegna degli Eni Award 2016 al Quirinale, che si è svolta stamattina alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Presente anche il presidente di Eni Emma Marcegaglia, insieme ai componenti della Commissione Scientifica di Eni Award ed esponenti del mondo accademico e della ricerca.

Il presidente della Repubblica ha consegnato i Premi: ‘Nuove frontiere degli idrocarburi – upstream’ al professore Christopher Ballentine, ex aequo con il professore Emiliano Mutti; ‘Nuove frontiere degli idrocarburi – downstream’ al professore Johannes Lercher; ‘Protezione dell’ambiente’ al professore David Milstein; ‘Debutto nella Ricerca’ alla dottoressa Alessandra Menafoglio, e all’ingegnere Federico Bella.

Nella stessa circostanza il Presidente Mattarella ha conferito i ‘Riconoscimenti all’Innovazione Eni’ a tre gruppi di ricerca che si sono distinti per il livello di innovazione.

Eni Award è giunto alla sua nona edizione, e l’AD di Eni Descalzi ha, a tal proposito, reso noto che la struttura dei premi cambierà a partire dalla prossima edizione.

I premi, ha detto, “non saranno più per area di business, ma saranno indirizzati maggiormente sugli aspetti della transizione energetica e delle nuove frontiere dell’energia, con focus su rinnovabili e accesso all’energia nei Paesi di Sviluppo. Una novità importante, legata alla rilevanza del continente africano per Eni, sarà infine l’introduzione di un premio Giovani talenti dell’Africa“.

Descalzi ha poi parlato a margine della cerimonia con i giornalisti. Così, rispondendo alla domanda sul referendum imminente del prossimo 4 dicembre:

“Come vediamo noi il referendum, è come lo vede anche Confindustria, che si è espressa chiaramente…è logico pensare di aver bisogno – e lo abbiamo abbiamo detto tutti fino due anni fa, a un anno fa – di snellire il nostro sistema; dobbiamo, se parliamo di 4.0, dobbiamo essere più snelli anche dal punto di vista delle regole e delle leggi. Dobbiamo riuscire a fare industria non solo perchè bisogna investire, ma perchè bisogna avere un sistema molto più snello, molto più efficace, meno burocratico, più capace di prendere decisioni…Il referendum dice questo: in un paese non bisogna avere solo soldi da investire, ma bisogna potere investire“.

Insomma, Descalzi ha avvertito che gli investitori sono preoccupati, in quanto “non credono il Paese possa crescere, se non si riuscirà a riformare il sistema italiano”.

E il punto è che “non si cresce solo con le parole, si cresce con policy estremamente pragmatiche, chiare, semplici“.

Dal canto suo il presidente di Eni Emma Marcegaglia, nell’inaugurare la cerimonia di premiazione – che si è tenuta nel Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale – aveva parlato della minaccia del populismo e delle sfide in cui si imbatte l’economia mondiale, facendo notare anche la differenza tra i termini patriottismo e populismo:

“Il patriottismo significa voler bene al proprio paese, il populismo significa chiudersi”. Riferimento anche all’Europa, che “stenta a ritrovarsi nei suoi valori fondanti”.

Così Marcegaglia:

Viviamo un periodo complesso, caratterizzato da forti discontinuità di scenario, incertezze geopolitiche, aggravate dalla volatilità dei mercati finanziari, che ci impongono di guardare sempre di più al futuro in modo nuovo. L’economia mondiale prosegue a ritmi moderati, una tendenza in atto oramai da alcuni anni e caratterizzata da una maggiore rapidità di trasmissione globale di choc finanziari, da una sempre più forte interconnessione tra le diverse aree economiche, da tassi di interesse negativi e politiche monetarie eccezionalmente accomodanti nelle economie avanzate, da un rallentamento della crescita proveniente dalle economie emergenti e da una transizione tecnologica in atto ormai da anni, che si sta lentamente estendendo a tutti i settori industriali”.

Marcegaglia ha messo in evidenza anche che c’è chi parla anche di stagnazione secolare e ha sottolineato:

“Viviamo gli effetti della crisi finanziaria del 2008“. Una crisi che tra gli effetti ha innescato per l’appunto “paura e populismi”.

L’ex numero uno di Confindustria ha fatto riferimento a uno “scenario di trasformazione” e al “ruolo della ricerca, che è sempre più centrale per il Paese e per aziende come Eni che puntano a obiettivi di lungo termine, per riuscire a crescere in modo sostenibile”. Di qui, “l’istituzione dell’Eni Award” che va proprio in questa direzione.

Sul 2016 di Eni, Descalzi ha affermato che l’azienda è riuscita a “veleggiare” in un quadro caratterizzato da diverse sfide, e in “situazioni difficili e complesse”, passando “attraverso acque molto difficili”.

Tra i successi, l’AD ha parlato degli effetti positivi che l’estrazione del petrolio dal giacimento Kashagan del Kazakistan avrà su Eni, in quanto la liquidità ne beneficerà parecchio. “Avremo una grande cassa”.

Sul petrolio:

“Siamo saliti da 33-34 dollari al barile fino a 50 dollari circa. Ciò si spiega con l’offerta, che è scesa rispetto alla domanda, che viaggia attorno a 1,2-1,3 milioni. L’offerta, che in questo periodo dello scorso anno era superiore ai 2 milioni di barili, oggi viaggia a 400.000-500.000 barili”.

Ottimismo anche in vista delle possibili decisioni dell’Opec, che potrebbe “intervenire (ovvero decidere di agire concretamente per sostenere il livello dei prezzi, magari con il congelamento della ), e dunque “accelerare questo equilibrio tra la domanda e l’offerta”.

Descalzi ha parlato anche delle “scorte”, che si aggirano sui “3,2 miliardi”, aggiungendo che esiste “un miliardo in eccesso che dovrebbe essere venduto nel 2017. Di conseguenza, il prossimo anno assisteremo a un trend stazionario, ,ma in crescita e con qualche oscillazione, visto che le scorte dovranno essere evacuate. Poi vediamo quello che succederà perchè, mancando gli investimenti, nel 2018-19 potrebbe esserci un gradino di salita dei prezzi, dal momento che potrebbe mancare il petrolio”.