Def: Pil più basso, deficit più alto. Stavolta Renzi non gongola

28 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Il deficit dell’Italia scenderà al minimo dal 2007 e la crescita del Pil continuerà, anche se a un ritmo meno sostenuto di quanto sperato. E’ quanto risulta nella nota di aggiornamento al Def, il documento di economia e finanza. In sintesi, il Pil crescerà di meno rispetto a quanto preventivato, e il deficit salirà di più. Sia il premier Matteo Renzi che il ministro delle finanze Pier Carlo Padoan, nella conferenza stampa che segue la riunione del Consiglio dei Ministri, non hanno una espressione soddisfatta. Tutt’altro.

Renzi chiarisce che il governo chiederà alla Ue fino a 0,4 punti (per un valore di 6 miliardi), sulla scia delle “circostanze eccezionali” che il Paese ha affrontato sul fronte dei migranti e a causa del sisma del Centro Italia. Ma la richiesta non avrà nulla a che vedere con quella di ulteriore flessibilità.

“Non c’è flessibilità perché si è deciso che vale una volta sola. Per me è un errore ma rispettiamo la regola. C’è lo 0,4% di circostanze eccezionali ma è un’altra cosa”.

Così Renzi che, rispetto alla sua solita euforia si mostra molto più cauto nel presentare le nuove stime di crescita dell’economia italiana:

“La sintesi è: il deficit va giù, il Pil va su. Tutti e due con una traiettoria meno ampia di come avremmo voluto ma entrambi continuano ad andare nella giusta direzione”.

Dai numeri del Def emerge che la crescita del Pil rimarrà di fatto dello 0,8% nel 2016 (revisione al ribasso dal +1,2% atteso ad aprile),  e in flessione a un tasso dello 0,6% nel 2017, anche se potrebbe salire fino a +1%, riportando, come ha detto il ministro Padoan “un guadagno non irrilevante”, grazie alla spinta agli investimenti e alle misure sul sociale che arriveranno con la prossima legge di Bilancio.

La revisione al ribasso della crescita si traduce in una revisione al rialzo del target di deficit, che nel 2016 salirà al 2,4% (rispetto al 2,3%) e che l’anno prossimo si attesterà al 2%. in aumento rispetto all’1,8% che era stato indicato.

Il debito pubblico a fine anno crescerà al 132,8%, per poi scendere il prossimo anno al 132,2%.

Renzi ha affermato:

Siamo stati super prudenti, siamo andati con grandissima attenzione con numeri prudenti. Verificheremo se questi numeri, come io credo e spero, saranno corretti al rialzo”.

Il premier torna a rassicurare gli italiani il giorno dopo la presentazione delle nuove stime, affermando che nella legge di Bilancio le misure sulle pensioni o sul superammortamento ci saranno. Si tratta di interventi, dice ospite di Rtl 102,5 che “non dipendono dalla trattativa con Bruxelles”. Certo, sul fronte previdenziale “non saranno certo le misure ipermiliardarie che chiedono i sindacati, ma ci saranno con la logica dei piccoli passi, del giorno dopo giorno”. E poi ammette: “Mettere mano all’Irpef rimane il mio grande sogno, abbiamo detto che lo faremo per il 2018 e dobbiamo andare in questa direzione”, ripetendo per l’ennesima volta che “ancora una volta la pressione fiscale va giù: va giù piano, ma va giù”.

Un appello sul voto al referendum:

“Non si utilizzi il referendum in nome del desiderio di buttar giù il governo. Si manda a casa per sempre la riforma” e sarebbe “un’occasione perduta”. Sarebbe più bello, precisa, “se si potesse votare nel merito” e successivamente andare nel voto “nel 2018” e “scegliere un front runner del centrodestra e dei 5 stelle, che, con Di Maio, credo non se la passi benissimo”.

E promette:

“Specie se le riforme passeranno, l’Italia ha la forza di cambiare il corso della storia”.