Economia

BCE: perché oggi lascerà fermi i tassi e quando potrebbe rialzarli

La pausa è praticamente certa, il percorso successivo molto meno. Dopo il rialzo di 25 punti base deciso nella riunione di giugno, la Banca centrale europea, che si riunisce oggi a Francoforte, dovrebbe lasciare invariati i tassi di interesse, mantenendo il tasso sui depositi al 2,25% e quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40%.

Una pausa favorita dal rallentamento dell’inflazione

A spingere verso lo status quo è soprattutto il rallentamento dell’inflazione dell’Eurozona, scesa al 2,8% a giugno, un dato migliore delle attese che ha attenuato l’urgenza di un secondo intervento consecutivo. I mercati monetari attribuiscono ormai una probabilità inferiore al 15% a un rialzo nella riunione odierna, mentre continuano a scontare come scenario di riferimento un nuovo aumento dei tassi entro l’autunno, verosimilmente a settembre, quando la BCE potrà contare anche sulle nuove proiezioni macroeconomiche dello staff.

Se la decisione di oggi appare sostanzialmente scontata, molto meno lo è il messaggio che accompagnerà il verdetto. Il ritorno del petrolio intorno ai 90 dollari al barile, dopo la recrudescenza delle tensioni in Medio Oriente, rischia infatti di modificare nuovamente lo scenario proprio mentre l’inflazione sembrava avviata verso una graduale normalizzazione. Per la BCE si tratta dell’ennesimo esercizio di equilibrio: evitare di reagire in modo affrettato a uno shock energetico che potrebbe rivelarsi temporaneo, senza però dare l’impressione di abbassare la guardia sul fronte dei prezzi.

Per questo l’attenzione degli investitori sarà rivolta soprattutto alla conferenza stampa di Christine Lagarde. Più che la decisione sui tassi, saranno le indicazioni sul meeting di settembre e sulla lettura che il Consiglio direttivo darà della nuova fiammata del petrolio a orientare le aspettative dei mercati sul prosieguo della politica monetaria.

AllianzGI: nessuna sorpresa oggi, ma la stretta non è finita

Tutti d’accordo sulla decisione odierna gli analisti, anche se sulle scelte future le opinioni sono discordanti tra chi dà per certo un aumento del costo del denaro e settembre e chi, invece, non la ritiene una mossa affatto scontata. Secondo Michael Krautzberger, Chief Investment Officer Public Markets di Allianz Global Investors, la riunione di oggi non dovrebbe riservare sorprese.

“Ci aspettiamo che la BCE lasci invariati i tassi a luglio e confermi il suo approccio riunione per riunione, basato sui dati”, afferma il gestore. “Nonostante i segnali favorevoli provenienti dall’inflazione core, la rinnovata volatilità dei prezzi dell’energia crea un’incertezza persistente e sconsiglia qualsiasi allentamento prematuro dell’orientamento restrittivo”.

Per AllianzGI lo scenario di base resta quello di un nuovo rialzo dopo l’estate, una prospettiva che, secondo Krautzberger, non è ancora pienamente incorporata nei prezzi di mercato. L’istituto ritiene inoltre che la BCE continuerà a sottolineare come la volatilità geopolitica in Medio Oriente limiti la visibilità sulle prospettive economiche, mantenendo elevati sia i rischi al rialzo per l’inflazione sia quelli al ribasso per la crescita.

L’analista non si attende comunque un forte impatto della riunione sui mercati finanziari. A suo giudizio, nel breve termine saranno soprattutto gli sviluppi geopolitici e le notizie provenienti dal Medio Oriente a guidare i movimenti degli investitori.

Robeco: la BCE guarda sempre più ai dati correnti

Una lettura parzialmente diversa arriva da Martin van Vliet, Global Macro Strategist di Robeco, secondo cui il vero cambiamento riguarda il modo in cui la BCE sta prendendo le proprie decisioni.

Secondo l’analista, Francoforte sta progressivamente spostando l’attenzione dalle previsioni d’inflazione ai dati effettivi sull’inflazione di fondo. Questa impostazione, osserva, rende la politica monetaria più prudente ma aumenta anche il rischio di una stretta eccessiva, perché l’inflazione core tende storicamente a reagire con ritardo rispetto all’andamento dell’economia.

Van Vliet ritiene che uno scenario con un tasso sui depositi al 4% resti possibile, ma non inevitabile. Se nei prossimi mesi la discesa dell’inflazione core dovesse proseguire e la crescita continuasse a rallentare, la BCE potrebbe evitare ulteriori rialzi oltre settembre. Più probabile, secondo Robeco, sarebbe un irrigidimento della politica monetaria attraverso altri strumenti, come un’accelerazione della riduzione del portafoglio del PEPP, piuttosto che con nuovi aumenti del costo del denaro.

Allspring: settembre non è già scritto

Anche Rushabh Amin, Multi Asset Solutions Portfolio Manager di Allspring Global Investments, si aspetta che oggi la BCE mantenga i tassi invariati e adotti un tono prudente.

“Il Consiglio direttivo cercherà probabilmente di mantenere aperte diverse opzioni invece di impegnarsi in anticipo su una direzione precisa della politica monetaria”, osserva il gestore.

A suo giudizio i mercati stanno dando quasi per scontato un rialzo entro settembre, ma questo scenario richiederebbe un ulteriore significativo aumento dei prezzi dell’energia oppure una diffusione più ampia delle pressioni inflazionistiche nell’intera economia europea. Per il momento, sottolinea Amin, i dati non sembrano offrire prove convincenti in questa direzione.

L’inflazione dovrebbe quindi rimanere superiore all’obiettivo della BCE per il resto dell’anno, ma con un andamento volatile e sempre più influenzato dall’evoluzione dei prezzi dell’energia, in particolare petrolio, gas naturale ed elettricità.