Bond: boom tassi malgrado deflazione è pericoloso

15 Settembre 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – I banchieri centrali sono spalle al muro. La crescita del Pil nominale degli Stati Uniti è scesa al 2,4%, il livello più basso dalla Seconda Guerra Mondiale se si escludono i periodi di recessione. E la percentuale sta calando da quasi due anni senza interruzione: è un chiaro segnale del fatto che la deflazione sottostante sta compromettendo la ripresa della prima economia al mondo.

Tenuto conto di questo rallentamento evidente dell’economia, sorprende ancora di più vedere come i rendimenti dei bond di Usa e del resto del mondo abbiano fatto un gran balzo negli ultimi quattro giorni di scambi. È molto raro che un paese considerato estremamente sicuro, dato anche il giudizio di Tripla A dato dalle agenzie di rating alla qualità del credito Usa, non riscontri i favori della comunità degli investitori proprio in un periodo in cui l’azionario cede terreno.

Di solito in periodi di incertezza o tensione sui mercati, gli investitori tendono a vendere titoli in Borsa (segui live blog), per aggiudicarsi titoli del debito sicuri come i Treasuries. L’ossigeno sta venendo a mancare ora che il ciclo economico sta entrando nella fase finale di una fase di espansione durata 86 mesi.

Il rapporto tra prezzo di Borsa e stime sugli utili delle aziende quotate sull’indice dell’azionario mondiale MSCI è salito a quota 17, un valore storicamente molto alto. “Siamo a un livello di autocompiacenza troppo elevato”, secondo Mislav Matejka, equity strategist di JP Morgan. La banca Usa, convinta che il mercato azionario abbia corso troppo, consiglia di attuare una strategia della presa di profitto.

“Dopo sette anni di giudizio positivo sull’azionario globale (il consiglio era quello di sovrappesare, NdR), siamo convinti che tale regime è cambiato in maniera fondamentale. Ora pensiamo che un investitore non dovrebbe comprare quando il mercato cala, ma dovrebbe piuttosto usare i momenti positivi come un’opportunità per vendere”.

Il rapporto tra azionario e obbligazionario ha raggiunto livelli senza precedenti. Appena i tassi sui Bond salgono, ecco immediato l’effetto farfalla su tutta una serie di attivi. Questo fenomeno unico aiuta a spiegare come mai quanto sta avvenendo ai Treasuries Usa stia mettendo così tanto in crisi gli operatori di mercato.

Mercati scossi da andamento anomalo Treasuries

In una settimana di tempo i tassi sui Treasuries decennali di riferimento hanno fatto un balzo di 19 punti base a quota 1,72%. Il debito governativo Usa che scambia a un tasso sotto lo zero è sceso improvvisamente da 10mila miliardi a 8,3 mila miliardi di dollari. Effetti paralleli si sono visti anche nell’universo dei bond societari.

I mercati scontano una possibilità di appena il 15% che la Federal Reserve imporrà un rialzo dei tassi a settembre. Sarebbe il secondo in dieci anni di tempo dopo la stretta storica di dicembre.

Se si guarda all’andamento dell’inflazione, qualche mese fa si era fatto strada il timore che la Fed si sarebbe vista costretta ad agire per mettere un freno ai prezzi al consumo. A febbraio l’indice CPI a tre mesi viaggiava al ritmo del 2,9% su base annuale. La percentuale è scesa all’1,8% da allora, riducendo l’urgenza di intervento da parte delle autorità di politica monetaria. altre misure core, che non tengono conto delle componenti più volatili come cibo ed energia, sono su livelli ancora più bassi.

Sorprende come i mercati non credano che la Fed sia in grado di raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione nei prossimi 30 anni. È però quello che dice il trend della curva dei Treasuries indicizzati all’inflazione. Sarebbe assurdo se la Fed alzasse i tassi in simili circostanze. Alcuni governatori della Fed tra cui Lael Brainard concordano, altri però sembrano intenzionati a imporre una stretta monetaria che potrebbe essere deleteria sul breve termine per i mercati finanziari.

Fonte: Telegraph