Banche centrali e l’accordo segreto al G20 di Shanghai

18 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Sui mercati aumentano le speculazioni secondo cui, in occasione del meeting del G20 che si è tenuto a Shanghai lo scorso mese, le banche centrali abbiano raggiunto un accordo segreto, per prevenire un ulteriore apprezzamento del dollaro. L’ipotesi, riportata da fonti autorevoli come il Guardian e Bloomberg, prende spunto dai timori sulle conseguenze che un dollaro troppo forte avrebbe sull’economia globale.

D’altronde, sull’impatto che l’adozione di ulteriori manovre restrittive della Fed potrebbe avere sul dollaro, diversi economisti hanno lanciato nei mesi scorsi diversi alert. Un aumento repentino dei tassi di interesse sicuramente avrebbe ripercussioni poco rassicuranti sui mercati emergenti, in quanto molti dei quali hanno contratto debiti in dollari.

Ma l’effetto domino di un aumento della valuta avrebbe effetti negativi anche sulle materie prime, petrolio in primis, visto che nella maggior parte dei casi, i prezzi delle commodities sono espressi in dollari. Di conseguenza, un ulteriore rialzo del dollaro metterebbe ulteriormemte sotto pressione le quotazioni del settore.

L’accordo segreto sarebbe stato siglato per evitare dunque il peggio: una ulteriore destabilizzazione dei mercati e una spirale ancora più deflazionistica alimentata dal dollaro.

Chris Weston di IG non ha dubbi:

“E’ tutto molto chiaro, per qualunque sostenitore delle teorie del complotto. E’ in atto uno sforzo coordinato tra le banche centrali globali, per indebolire il dollaro”.

Weston fa notare che molte banche centrali hanno sorpreso i mercati, nelle ultime settimane, con diverse misure di stimoli economici monetari (come nel caso della Bce di Mario Draghi, o hanno avuto un atteggiamento da colomba molto più delle attese (come nel caso di Janet Yellen, numero uno della Federal Reserve).

“Che si sia trattato della People’s Bank of China che ha ridotto le richieste di riserve valutarie che le banche devono detenere di 50 punti base, o della RBNZ che ha tagliato i tassi di 25 punti base (decisamente una mossa che ha spiazzato il consensus), o della Bce che è andata ben oltre e in modo significativo oltre le previsioni. E naturalmente, c’è stata anche la Fed, che ha sorpreso gli economisti, che avevano previsto un atteggiamento molto più da falco” che da colomba.

Intervistato da Bloomberg Joachim Fels, consulente economico globale presso Pimco, ha ammesso anch’egli di essere sospettoso:

“Sembra che ci sia un qualche tipo di accordo tacito di Shanghai”. L’intento è di “stabilizzare il dollaro verso le principali valute attraverso un’azione appropriata di politica monetaria, non attraverso l’intervento”.

D’altronde, basta guardare al cambio euro-dollaro. A dispetto del bazooka monetario della Bce, a dispetto di nuovi dati che confermano come l’inflazione sia del tutto latitante in Eurozona, il rapporto euro-dollaro sfida i fondamentali economici e continua a salire, tanto che nella giornata di ieri ha superato anche la soglia di $1,13, al massimo in cinque mesi. E’ vero che oggi buca l’importante supporto psicologico. Ma la parità euro/dollaro, quella parità che qualche mese sembrava tanto vicina, sembra diventata di colpo una utopia (a dispetto delle esportazioni dell’Eurozona).

E che dire dello yen, che non ha fatto altro che apprezzarsi da quando anche la Bank of Japan ha inaugurato l’era dei tassi negativi e che nella giornata di ieri ha sfondato anche la soglia di JPY 111?

Di seguito, a proposito di banche centrali, l’era dei tassi negativi in tutto il mondo è illustrata bene dal grafico, che riporta l’ammontare di tassi negativi nel mondo, basandosi sull’indice aggregato dei Bond di JP Morgan.