Fuga di capitali, nuovo record per le passività Target 2 dell’Italia

7 novembre 2017, di Daniele Chicca

Per l’Italia in settembre sono aumentate ulteriormente le passività nei confronti degli altri paesi dell’Eurozona e quindi il saldo da pagare in caso di uscita dall’area. Dai 359 miliardi di euro di inizio anno i debiti del sistema dei pagamenti Target 2, in pratica il debito che una banca centrale ha verso il resto dell’Eurosistema, sono aumentati infatti al massimo storico di 432,457 miliardi di euro, prima di ridiscendere in area 412,443 miliardi a ottobre.

Lo rivelano i dati mensili sugli aggregati di bilancio di Bankitalia, stando ai quali quindi c’è stato nell’ultimo mese un ritrovato interesse degli investitori stranieri per i titoli di Stato italiani. Per ritrovare un calo mensile più ampio bisogna infatti risalire a gennaio del 2015.

Detto questo, la cifra resta enorme e l’Italia non riuscirebbe mai a restituire quei soldi alla Germania e agli altri creditori. Un altro aspetto interessante degli squilibri del sistema dei pagamenti da record per i nostro paese è che il record è stato raggiunto in concomitanza con un calo della fiducia nelle banche italiane. La Germania, da parte sua, ha accumulato un credito complessivo di 878,9 miliardi.

Stando agli ultimi sondaggi di venerdì, solo il 16% dei cittadini italiani ha fiducia nel settore bancario, una percentuale in calo dal già magro 17% riportato a giugno dalla società di rilevazioni SWG. Soltanto il 24% delle mille persone del campione interpellato tra il 23 e il 25 ottobre dice di riporre fiducia nella Banca d’Italia, criticata per la gestione delle ultime crisi bancarie. Si tratta di un netto calo rispetto al 36% di giugno.

La crisi delle banche venete, di MPS e delle quattro banche regionali salvate facendo ricorso al piano di bail-in hanno provocato perdite ingenti per i risparmiatori e hanno costretto il governo a intervenire. Tre banche – Pop Vicenza, Veneto Banca e MPS – sono di fatto state salvate con i soldi dei contribuenti nel solo 2017. Gli elettori di Lega Nord e MoVimento 5 Stelle sono quelli che hanno meno fiducia negli istituti di credito e in Bankitalia.

Il MoVimento 5 Stelle, partito euroscettico che vuole cambiare i trattati europei, è sempre in testa nei sondaggi nazionali in vista delle elezioni politiche della prossima primavera.

Con le banche centrali che fanno da garanti, i Target 2 (Trans-European Automated Real-time Gross Settlement System) non sono altro che il risultato della fuga di capitali dai paesi della periferia meno virtuosa dell’area euro, come Spagna, Grecia, Italia e Portogallo, verso banche e lidi più sicuri del Nord d’Europa.

Se per esempio l’Italia importa beni tedeschi, ma nessun bene o capitale italiano è acquistato dai privati in Germania, l’unica cosa che viene acquistata è un debito emesso dalla banca alla Banca centrale italiana per finanziare l’operazione. Con il sistema la gente di fatto trasferisce i depositi dall’Italia alla banca di un altro Stato membro, con Bankitalia che fa da garante.

La Grecia è stata un esempio perfetto di come funzionano le passività Target 2 e il risultato è stato anche l’imposizione di controlli di capitale. Due rappresentati dello stesso MoVimento 5 Stelle hanno chiesto a Draghi cosa succederebbe al bilancio Target2 in caso di addio dell’Italia all’area euro e quale sarebbe il costo da pagare per uscire.

Secondo i calcoli di Draghi per uscire bisogna chiudere i saldi e il passivo dell’Italia come visto è a 412,443 miliardi di euro. Se l’Italia o la Grecia dovessero abbandonare l’Eurozona o fare default sui bilanci Target 2, per esempio, gli altri paesi rimanenti dovrebbero ripagare i debiti, con la somma che verrebbe quantificata in base alla percentuale del loro peso in area euro.

Sempre secondo la Bce, il deterioramento costante dei saldi Target 2 non è sintomatico di una fuga di capitali di individui e società timorosi di eventuali rotture dell’area euro. Ad ampliare i saldi Target 2, i cui passivi esprimono il debito di una banca centrale verso il resto dell’Eurosistema, sono gli effetti del programma di Quantitative Easing, che è destinato a continuare fino ad almeno settembre 2018.

Quest’anno il responsabile della Quantitative Analysis della Consob, Marcello Minenna, ha cercato di spiegare il fenomeno, sottolineando che molti degli attori non finanziari i cui titoli di stato italiani sono stati acquistati nell’ambito del Quantitative Easing, hanno reinvestito la liquidità ricevuta all’estero. Il debito pubblico di Spagna e Italia è infatti detenuto in gran parte da interni (rispettivamente il 50% e il 65%).

“Un nuovo fenomeno è diventato il principale fattore determinante del deterioramento del saldo Target 2 italiano: la ricollocazione della ricchezza del settore privato non-finanziario dai titoli governativi ai bond stranieri, ai fondi comuni e le azioni. Dal marzo 2015 al giugno 2017 oltre 2050 miliardi di euro sono stati reinvestiti da imprese non-finanziarie italiane in veicoli con sede legale in Lussemburgo, Olanda e Germania. Solo il 20% di questi possono essere attribuiti a entità italiane. Molte di queste transazioni sono state permesse dalla politica monetaria di Bankitalia, che ha comprato titoli governativi dagli investitori privati fornendo le risorse finanziarie necessarie”.

L’analisi di Minenna deve preoccupare: alla luce un allargamento in crescita dei saldi passivi del sistema Target 2, significa che le imprese italiane continuano con sempre maggiore convinzione a reinvestire all’estero piuttosto che nell’economia nazionale. Più che in una sfiducia nella tenuta dell’area euro, c’è una sfiducia nel sistema Italia.

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