Zingales: “via Germania, sì euro Nord Europa”. Paradosso Trump

10 Ottobre 2016, di Laura Naka Antonelli

“È dal 2010 che sostengo che due euro sarebbero meglio di uno”. Così risponde l’economista Luigi Zingales alla domanda sull’Europa che disegnerebbe, nel caso in cui fosse a Bruxelles, posta dal giornalista di Libero Quotidiano Francesco Rigatelli.

Rigatelli intervista l’economista della University of Chicago su diversi temi: le elezioni Usa, la speculazione finanziaria, l’imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, i mercati emergenti l’immigrazione, il rapporto tra il governo Renzi e l’Unione europea, e quanto di dovrebbe fare in Italia.

Dall’intervista emerge di nuovo la sua ricetta sul futuro dell’Eurozona:

“Coordinerei un’uscita della Germania e dei paesi satelliti dall’euro, per formare un euro del Nord Europa. È dal 2010 che sostengo che due euro sarebbero meglio di uno”.

Sul modo in cui Renzi dovrebbe trattare con Bruxelles, Zingales è chiaro. A suo avviso, il premier dovrebbe:

“smettere di elemosinare decimali di flessibilità e forzare un dibattito serio sul futuro dell’euro. La proposta di Padoan sull’assicurazione europea sulla disoccupazione è un ottimo primo passo. Su questa proposta va condotta la vera battaglia per la sopravvivenza dell’Europa, altrimenti meglio l’uscita della Germania e di altri”.

In Italia si deve invece “smettere con manovre ad hoc, tagliare la spesa pubblica improduttiva e ridurre in maniera permanente le imposte su imprese e lavoro”.

Zingales poi esprime una sorta di paradosso Trump, in attesa dell’imminente Election Day che cambierà il destino, non solo degli Stati Uniti, ma del mondo.

“Paradossalmente l’esito più probabile è che (se vince) Trump aumenti la spesa pubblica in infrastrutture e difesa e riduca le imposte, quindi un grande stimolo keynesiano”.

Mentre su Hillary cala il gelo, dal momento che a suo avviso non ci sarebbe nessun cambiamento rispetto all’attuale presidente Usa Barack Obama, se vincesse lei.

Sul capitolo Cina, avverte:

“La Cina è diventata una superpotenza mondiale. Rischia una crisi ciclica, ma crisi o non crisi, rimane una superpotenza. Il Brasile non è riuscito a fare il salto di qualità. Ma data la dimensione della sua popolazione, non può essere ignorato”.

Alla domanda sul perchè abbia deciso di dire addio al mondo imprenditoriale del Made in Italy, dopo aver fatto parte di ” alcuni consigli di amministrazione in imprese italiane”, Zingales così risponde:

“Ho rappresentato per sette anni gli investitori istituzionali in Telecom. Dopo tanto tempo ho trovato giusto non farmi rinnovare, perché un ricambio al vertice è utile, ma soprattutto perché se eletto avrei perso la qualifica di indipendente e non volevo rimanere in consiglio da non indipendente. Per quanto riguarda l’ultima esperienza in Eni, sono stato nominato in consiglio dal Governo e ho accettato pensando ci fosse una visione condivisa su come la società andava gestita. Quando mi sono reso conto che il consiglio non condivideva questa visione, ho preferito farmi da parte. E non lo considero affatto mollare, anzi”. Secondo lui, alle imprese italiane per crescere mancano “manager di qualità e capitali. Con qualche notevole eccezione, la nostra cultura manageriale è ferma all’Ottocento e il nostro mercato dei capitali anche. Anzi, all’inizio del Novecento era più sviluppato».