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Il problema è “che c’è così tanta offerta”; inoltre, l’Iran sta tornando sul mercato e la crescita dei mercati emergenti, che sono il vero motore del mercato delle materie prime, sta rallentando.
Nelle fatture delle società statali iraniane viene citata una clausola secondo la quale gli acquirenti del nostro petrolio dovranno pagare in euro.
La proposta ha ancora più risonanza se si considera che proprio l’industria energetica in generale fa i conti con la più forte crisi degli ultimi anni, scatenata dal collasso dei prezzi del crude.
Jeffrey Zients, responsabile economico di Obama, ha precisato ai giornalisti che la tassa verrebbe imposta solo sul petrolio importato dagli Usa, mentre il petrolio estratto nel territorio degli Stati Uniti non verrebbe colpito dalla commissione.
La banca Mondiale: “un accordo di pace in Siria , Iraq, Libia e Yemen potrebbe portare ad una rapida rapida della produzione di petrolio”
MILANO (WSI) – La veloce ripresa del prezzi del petrolio, che dopo aver sperimentato la discesa sotto i 30 dollari al barile sono tornati ora a quota 34,6 (Brent), non è destinata a durare. A scriverlo è il capo dell’ Enegy commodity reaserch di Morgan Stanley, Adam Longson, le cui previsioni per il Brent sono
L’Opec continua a inondare il mercato di barili a basso costo nel tentativo di mettere ko le aziende Usa di gas di scisto. Ma titoli Shell salgono in Borsa: ecco perché.
Entro 90 giorni l’agenzia di rating dovrà decidere anche su Exxon, il più grande gruppo petrolifero degli Stati Uniti che adesso gode della tripla A ma che potrebbe subire un declassamento.
Finché non sarà raggiunta l’area di $43,50 non si potranno valutare ripartenze. Da tenere d’occhio prospettive dollaro. Entro il 2020 si rischia crisi offerta globale.
Per scongiurare gli effetti devastanti del greggio a basso costo che stanno facendo scricchiolare i conti di Mosca, Putin pensa ad un piano per privatizzare sette colossi di stato, tra cui Rosneft.