Obama: “tassa petrolio di $10 al barile”. Valanga di critiche

5 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Una tassa sul petrolio, pari a $10 al barile, che deve essere versata direttamente dai colossi petroliferi. L’idea, confermata dalla Casa Bianca, è del presidente della Repubblica Usa Barack Obama, che propone di raccogliere anche in questo modo i mezzi per finanziare gli investimenti sui mezzi di trasporto che sfruttano l’energia pulita.

La proposta di Obama si è scontrata subito con una ondata di polemiche. Intanto, la prima cosa che viene in mente è che si tratti di un attacco contro il potere delle lobby, in particolare quelle appoggiate dal suo predecessore George W. Bush (e famiglia). Obama ‘osa’ andare ancora contro gli interessi dei giganti dell’industria energetica.

La notizia ha poi ancora più risonanza se si considera che proprio l’industria petrolifera nello specifico ed energetica in generale fa i conti con la più forte crisi degli ultimi anni, scatenata dal collasso dei prezzi del petrolio crude. Diverse aziende del settore hanno chiuso i battenti e, secondo una recente ricerca, nel 2016 le cose andranno peggio. Così ha detto Patrick Hughes, responsabile dell’ufficio Haynes and Boon di Denver:

“La migliore prospettiva è che i fallimenti siano almeno il doppio di quelli del 2015”.

Decine di aziende sono già sull’orlo del crac, e decine di migliaia di americani hanno perso il loro posto di lavoro. Così commenta Jeff Nichols, socio della divisione di pratiche sull’energia presso la sede di Houston della società legale Haynes and Boone:

“In questo momento il mercato è in preda al panico e alla paura. Sembra di assistere al fenomeno opposto a quello dell’esuberanza irrazionale che si è manifestata quando i prezzi hanno testato valori estremamente alti”.

Ma Obama, prima di lasciare per sempre la Casa Bianca, vuole dimostrare di aver fatto il possibile per ridurre la dipendenza degli Usa dalle esportazioni di petrolio. Così recita il comunicato della Casa Bianca:

“Attraverso l’imposizione di una commissione sul petrolio, il piano del presidente sostiene l’innovazione del settore privato per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio,  e allo stesso tempo investe sulle tecnologie di energia pulita che rafforzeranno il nostro futuro”.

Le critiche dei Repubblicani non si sono fatte attendere. Il numero uno della Camera Paul Ryan ha bollato l’idea della tassa come “morta già al suo arrivo al Congresso”, spiegando che la tassa – che Obama vuol far pagare ai colossi energetici -, alla fine danneggerà i consumatori, che si imbatteranno in un aumento dei costi. Steve Scalise della Louisiana ha parlato di piano “assurdo”.

E’ molto improbabile che la proposta di Obama riceva il via libera del Congresso Usa, a maggioranza repubblicana.

Jeffrey Zients,  responsabile economico di Obama, ha precisato ai giornalisti che la tassa verrebbe imposta solo sul petrolio importato dagli Usa, mentre il petrolio estratto nel territorio degli Stati Uniti non verrebbe colpito.

Anche se sono diventati meno dipendenti dalle importazioni di petrolio, gli Usa acquistano tuttavia ancora molte quantità di barili.

Gli ultimi dati della Energy Information Administration rendono noto che le importazioni si sono attestate a 7,4 milioni di barili di petrolio nel mese di novembre, in calo dai 10 milioni di barili della fine del 2005.