Crollo petrolio ha mangiato 80% di utili Shell

4 Febbraio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Un cataclisma. La caduta a picco dei prezzi dell’oro nero ha fatto perdere l’80% dei profitti a Shell, uno dei maggiori produttori di petrolio e gas al mondo.

Gli utili dell’esercizio fiscale sono calati dai $19 miliardi del 2014 ad appena 3,8 miliardi di dollari nel 2015, secondo le cifre pubblicate oggi.

Il petrolio è sceso in area $35 dollari al barile nei giorni scorsi, dopo il massimo di 110 dollari toccato a giugno 2014. L’Opec continua a inondare il mercato di barili a basso costo nel tentativo di mettere ko le aziende americane di gas di scisto.

Il collasso del valore del greggio ha colpito molti gruppi del settore. A inizio settimana British Petroleum (BP) per esempio ha annunciato un calo dei profitti del 51%. Il gruppo britannico ha intenzione di diminuire il personale di 7 mila unità nell’ambito di un piano di riduzione dei costi. Shell da parte sua ha già tagliato 10 mila posti di lavoro.

Ciononostante Shell è ottimista sul futuro del gruppo nell’anno in corso, con il Ceo Ben van Beurden che ha sottolineato come il completamento dell’acquisto del gruppo BG, che dovrebbe avvenire nel giro di qualche settimana, “segni l’inizio di una nuova era per la società, che sta cercando di rinnovarsi e migliorare i ritorni da investimento dei soci azionisti”.

Per far fronte al crollo dei prezzi del petrolio, Shell ha varato un piano di riduzione dei costi e degli investimenti, che prevede tra le altre cose anche il taglio di 10 mila posti di lavoro e impegni con i contractor nel periodo 2015-2016, sia presso Shell che in seno a BG.

Shell dovrà sborsare 47 miliardi di sterline (68,5 miliardi di dollari) per l’operazione di fusione con il gruppo di esplorazione petrolifera BG. L’intesa è stata raggiunta e resa nota ad aprile dell’anno scorso.

Malgrado i conti trimestrali da incubo, il titolo sale del 3% questa mattina alla Borsa di Londra. Al mercato piace il nuovo piano di risparmio dei costi e degli investimenti e sopratutto il fatto che la politica dei dividendi del gruppo olandese dovrebbe rimanere intatta nonostante tutto.

Come osservato da Micheal Hewson, chief market commentator di CMC Markets, “dal 2013 i livelli di debito stanno scendendo in proporzione agli altri rivali del settore. Ciò implica che per il momento il 9% di rendimento offerto dalla cedola non verrà toccato”.