Tassi negativi: anche la Fed si arrende? Giappone pronto a guerra valutaria

3 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – “Se necessario, sarà possibile portare i tassi a livelli ancora più negativi”. Lo ha affermato Haruhiko Kuroda, governatore della Bank of Japan, confermandosi a questo punto tra i responsabili dell’escalation della guerra valutaria in corso. Una guerra che potrebbe convincere la stessa Federal Reserve ad armarsi di strumenti sempre meno convenziali. Montano sempre di più, infatti, le speculazioni secondo cui la Fed sarebbe sempre più tentata dall’opzione di inaugurare anch’essa una nuova era di tassi negativi. Altro che politica monetaria restrittiva.

Politica monetaria creativa: quando le regole non bastano più

Tornando al Giappone, così ha parlato Kuroda:

“Non ci sono limiti alle misure di politica monetaria espansiva, che espanderemo se sarà necessario per raggiungere il target dell’inflazione. La Bank of Japan farà tutto il possibile per centrare il target, continuando a guardare a strumenti anche innovativi”. Anzi: “nel caso in cui le misure (attuali) non bastassero (a raggiungere lo scopo), la Bank of Japan dovrà inventare nuovi strumenti“.

Nomura fa notare:

Nel suo report sull’outlook dell’economia appena reso noto, la Bank of Japan prevede che il target sull’inflazione fissato al 2% sarà centrato entro il primo semestre dell’anno fiscale 2017. Tuttavia, noi riteniamo che i parametri preferiti dalla BoJ (per monitorare il trend dei prezzi), ovvero sia il core-core CIP (l’indice dei prezzi al consumo depurato dai prezzi dei beni alimentari – ad eccezione delle bevande alcoliche -ed energetici), che l’indice generale dei prezzi al consumo esclusi i prezzi dei beni alimentari freschi ed energetici – rallenteranno il passo. In più, è possibile che venga ridotto l’aumento dei salari minimi, questione che il governatore Haruhiko Kuroda sta monitorando con attenzione. Considerato l’attuale contesto, la Bank of Japan probabilmente taglierà ancora i tassi….con il tasso di interesse sulle sue riserve in eccesso (IOER) che potrebbe scendere ad almeno -0,5% o nei pressi di tale valore”.

Già sparito l’effetto choc della Bank of Japan?

Le dichiarazioni di Kuroda non hanno però sortito alcun effetto positivo sui mercati. Anzi: l’indice Nikkei 225 e l’indice Topix sono crollati oltre -3%. E vale la pena sottolineare come il Nikkei abbia perso, dopo un iniziale exploit, 800 punti dai massimi testati prima dell’introduzione, lo scorso 29 gennaio, dei tassi negativi.

Acquisti scatenati invece sui bond sovrani, con i rendimenti che collassano anticipando un contesto di tassi ancora più negativi. In particolarer, i tassi dei bond a due anni sono crollati al minimo record, pari a -0,17%, mentre i decennali sono scivolati anch’essi al valore più basso di sempre, pari allo 0,045%.

L’intera curva dei rendimenti dei bond con scadenza fino a 8 anni presenta ora tassi che sono ancora più negativi rispetto al tasso tagliato dalla Bank of Japan, a -0,1%.

Occhio anche al grafico successivo, che conferma il tonfo dei titoli bancari – ovvero del sottoindice delle banche del Topix – a seguito dell’annuncio del NIRP (Negative Interest Rate Policy, appunto politica di tassi di interesse negativi).

Con Nomura che crolla oltre -11%, al ritmo più forte dal 2011.

E anche la Fed, ossessionata dai mercati, si prepara alla nuova era

In un contesto del genere, la domanda è: la Fed continuerà davvero ad alzare i tassi o dovrà alla fine soccombere anch’essa all’era dei tassi negativi, visto che tra le banche centrali più importanti del mondo almeno due, la BCE di Mario Draghi e la Bank of Japan, si sono mosse in tal senso?

Il sospetto cresce, complici anche le recenti dichiarazioni che sono state rilasciate proprio dal possibile prossimo presidente della Federal Reserve. Si tratta di Stanley Fischer, al momento numero due dopo Janet Yellen che, in una intervista rilasciata a Bloomberg, lo ha detto chiaramente. La politica del NIRP sta funzionando “molto più di quanto io stesso prevedessi”.

Parole che fanno riflettere, visto che Fischer è il più probabile candidato a sedersi alla poltrona di numero uno della Fed, alla scadenza del mandato di Yellen, nel febbraio del 2018.

Altro motivo che potrebbe indurre la banca centrale Usa ad adottare la nuova strategia è l’ossessione che l’istituto ha di servire i mercati e di fare quanto, alla fine, essi chiedono, senza sorprese che possano scioccarli. Ed è per questo che già da ora il progetto dei tassi di interesse negativi sarebbe nella sua agenda, così come è per questo che l’acronimo NIRP inizia a essere anche solo citato.

Come è accaduto nell’ottobre del 2015, quando il presidente della Fed di New York Bill Dudley ha affermato che i tassi di interesse negativi sono “una opzione”, sebbene non un “argomento rilevante di conversazione in questo momento”. E come è di nuovo accaduto successivamente, quando l’ex presidente della Fed di Minneapolis Narayana Kocherlakota ha affermato che la Fed dovrebbe “considerare i tassi negativi”.

Un numero crescente di banche centrali ha ormai adottato tale strategia, che sembra essere un punto di non ritorno: la Svezia ha tassi negativi, la Danimarca li ha utilizzati per proteggere il rapporto della sua valuta con l’euro e la Svizzera ha portato il suo tasso sui depositi sotto lo zero, per la prima volta dagli anni Settanta.