Merkel: voltafaccia sui migranti. Scontro con Renzi su Eurobond

6 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – L’ondata populista della destra europea, caratterizzata dai nazionalismi e dalla xenofobia, e il rischio di fare passi indietro sugli accordi di Schengen preoccupano la Cancelliera di Germania Angela Merkel e il premier italiano Matteo Renzi. In materia di gestione del flusso dei migranti e controlli alle frontiere, i due leader politici europei si trovano concordi.

Con lo scenario socio-politico che sta cambiando radicalmente davanti ai suoi occhi, la Cancelliera si è vista di fatto costretta a fare pressione sui leader europei per proteggere i confini esterni dell’Unione Europea. Se non lo si fa il rischio è quello di un “ritorno ai nazionalismi”. Per Merkel è un voltafaccia strategico netto, rispetto alla politica dell’accoglienza “a braccia aperte” dei migranti in Germania.

Il cambiamento a 360 gradi della sua posizione sulla questione si spiega non con un cambiamento di idee in seno al governo di maggioranza, bensì piuttosto tra la popolazione tedesca. Il partito di estrema destra Afd sta guadagnando popolarità in patria e potrebbe presto diventare addirittura la seconda forza politica del paese. Al momento il gruppo Alternativa per la Germania è dato al 15% nei sondaggi, dietro al 20% dei socialisti (SPD) e al 33% della CDU (il partito centrista di Merkel). I verdi sono quarti con il 13%.

Angela Merkel potrebbe inoltre pagare caro il fatto di avere condotto le trattative con la Turchia con
il premier Ahmet Davutoglu bypassando il “padre padrone” Recep Tayyip Erdogan, il presidente. Delle garanzie previste dall’accordo tra Ue e Turchia per trovare una soluzione alla crisi dei rifugiati e arginare il flusso di migranti in entrata in Europa, c’è la concessione ad Ankara che i cittadini turchi possano muoversi liberamente all’interno dell’Unione Europea.

Francia, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Austria sono pronte a opporsi all’intesa. Italia, Germania e forse Spagna voterebbero si. Ma l’accordo ha bisogno di essere approvato dalla maggioranza degli Stati Membri e poi dal Parlamento europeo. A poche ore dal voto, c’è un grande caos. Ricapitolando Merkel ha negoziato in segreto un accordo con un premier che, per aver agito di nascosto dal suo presidente, è stato cacciato prima che la Commissione UE si esprima sull’accordo controverso.

Nein della Germania sugli Eurobond

Se Merkel è sulla stessa linea di Renzi sulla crisi dei rifugiati, lo stesso non si può dire delle politiche di rilancio economico e quelle sul rigore fiscale. Ancora di meno quando si tratta della condivisione dei rischi nell’area euro, come nel caso dell’emissione di Eurobond per favorire gli investimenti non solo in Europa ma anche in Africa, un piano chiesto dal governo italiano per aiutare a contrastare la crisi dei migranti. Un altro punto di scontro è il tetto ai titoli di Stato presenti nelle banche italiane (chiesto dai tedeschi).

Merkel e Renzi, che si sono incontrati a Roma, hanno difeso gli accordi di Schengen, il trattato fondatore dell’Europa unita sulla libera circolazione delle persone che è minacciato dalle sterzate nazionaliste verso maggiori controlli ai confini di Austria e di alcuni paesi dell’Est Europa.

Germani e Italia sono pronti a formare un’asse ‘anti-Austria’ a sostegno di Schengen, dicendosi anche pronti a provare a superare gli ostacoli come le divisioni in materia di eurobond, il meccanismo di finanziamento del Migration Compact proposto da Roma ma che a Berlino non piace.

I due leader, tuttavia, hanno malcelato le distanze esistenti su questa questione calda. “Abbiamo opinioni diverse su questo punto, ma a me interessa il risultato: trovare fondi per l’Africa”, sottolinea il premier lasciando aperta qualsiasi opzione alternativa. Purché le risorse si mettano sul tavolo: “Non sono innamorato di una forma di finanziamento o un’altra”, ripete anche più tardi ai Musei Capitolini.

Ma la Germania che non vuol sentire parlare di condivisione del debito, ma rilancia proponendo la sua idea: quella di usare la flessibilità all’interno del bilancio Ue. Un po’ come accaduto per finanziare l’accordo con la Turchia.

Anche se le divisioni sono innegabili, i due leader hanno cercato di vendere l’idea che i due paesi sono e resteranno uniti, perché “è un dovere di tutti che la scommessa europea sull’immigrazione funzioni. Siamo impegnati affinché l’accordo con la Turchia possa essere ulteriormente incoraggiato”, dice Renzi parlando di “forte convergenza” con Berlino sui migranti.

Qui “è in gioco il futuro d’Europa”

Merkel ha anche osservato che il trattato di Schengen va difeso, “altrimenti si rischia di ricadere nei nazionalismi. E’ in gioco il futuro dell’Europa”, dice mentre rimbalza dalla sala l’attesa domanda sul Brennero e su quella definizione – “scafisti di Stato” – con cui il leader dell’ultradestra austriaca, Heinz-Christian Strache, ha bollato ieri il duo Renzi-Merkel.

Il premier italiano liquida come “una frase vergognosa”, ribadendo che l’ipotesi della chiusura del valico “simbolo” e la posizione di Vienna sono “fuori dalla storia, anacronistiche e non giustificate da nessuna emergenza”. Anche perché i numeri degli arrivi dalla Libia non parlano di emergenza, aggiunge. “Serve una risposta politica, non tecnica”, dice Merkel, spiegando che “i problemi non si risolvono con la chiusura dei confini. Sono stata molto critica anche nel caso del muro della Macedonia. Dobbiamo essere leali gli uni con gli altri”.

Sulla questione delle recinzioni e dei controlli al passo del Brennero, Merkel ha poi fornito un assist a Roma, che “non va lasciata sola nell’emergenza migranti“, usando la stessa frase ribadita a Roma anche dal presidente della commissione Ue, Jean Claude Juncker.

Merkel ha lodato poi le riforme del governo Renzi, prima tra tutte il Jobs act. Su un altro punto delicato, quello dell’ingerenza della banca centrale tedesca negli affari italiani, Merkel si è però sfilata. È un organo “indipendente”, ha cercato di tagliare corto quando un giornalista ha posto una domanda sulle recenti dichiarazioni di Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, sulle violazioni dell’Italia al Patto di Stabilità e rientro dei livelli di debito.

Renzi, da bravo oratore quale è, ha invece cercato di approfittare della domanda per attaccare. Quelle frasi “non hanno creato certo concitazione in Italia, quella stagione è finita”, ha detto il premier. “Quello che c’è da fare lo sappiamo da soli, lo decidiamo con i partner Ue e non ce lo facciamo dire da governatori di banche straniere”, ha aggiunto parlando dei ‘suoi’ progressi e di quella curva del debito che ha invertito tendenza e si è “stabilizzata”.

Certo il debito delle finanze pubbliche “deve scendere”, ma “noi vogliamo farlo gradualmente per inserire incentivi nell’economia, anche se altri ci richiamano ad una curva più veloce”. “Se non c’è una forte scommessa sugli investimenti l’Europa perderà la sua leadership” nel mondo”.

“Se l’Europa investe solo sul Patto di Stabilità dimentica che si chiama patto di stabilità e crescita”, ribadisce. Renzi ha chiosato con un commento sulle riforme italiane, le quali “sono un contributo alla competitività: è la direzione in cui dobbiamo andare. Non solo l’Italia, anche in Germania abbiamo compiti da fare”.