Economia e mercati: cosa ci aspetta nel 2016?
A cura di Keith Wade, Chief Economist and Strategist, Schroders.
Guardando quanto è accaduto nel 2015, possiamo individuare diverse lezioni che vale la pena considerare per il 2016:
- I produttori di petrolio resistono più di quanto temuto. Tutti i produttori di gas di scisto dovrebbero essere già falliti. Perché l’offerta non è ancora collassata? Abbiamo scoperto che i costi operativi erano più bassi del previsto, sostenuti da una maggior produttività. I prezzi del greggio possono restare bassi ancora per molto, molto tempo.
- La Grecia può “allontanarsi”, ma non potrà mai uscire dall’Eurozona. Nonostante tutti i disordini politici, il cambio di governo e il referendum, la Grecia è stata costretta ad accettare l’accordo che fu proposto inizialmente. Il governo ha fatto un passo indietro quando si è trovato di fronte ad una vera uscita dall’Eurozona. La Gran Bretagna dovrebbe prendere nota.
- Le voci sulle riforme del mercato cinese sono state ingigantite. Il 2015 è stato un anno caratterizzato da un intervento straordinario di Pechino sui mercati, sulla valuta e sulla macro economia. Sebbene i cinesi direbbero che stanno facendo progressi verso la liberalizzazione dei mercati, le loro azioni suggeriscono diversamente.
- Persino Super Mario Draghi ha i suoi limiti. Nonostante abbia fatto la storia introducendo il programma di quantitative easing nell’Eurozona, gli investitori hanno chiuso il 2015 condannando il Draghi per non aver realizzato le loro altissime aspettative di un incremento dell’allentamento monetario. Uno sguardo più attento ai dati avrebbe dimostrato che maggiori stimoli non erano comunque necessari, ma perché la logica dovrebbe prevalere sulla “pancia”?
- I tassi di interesse statunitensi possono salire senza che ci sia un’apocalisse sui mercati. Janet Yellen ha mostrato che con una chiara e coerente forward guidance, la Federal Reserve può alzare i tassi di interesse senza creare confusione. In verità, il suo messaggio positivo ha dato vita a un rally significativo sugli asset rischiosi, sebbene temporaneo.
Ora, prevediamo una crescita globale del 2,6% per il 2016, rivista al ribasso rispetto al precedente 2,9%. Abbiamo rivisto al ribasso le stime in tutte le aree, per via di un eccesso di scorte e di una mancanza di spinta della domanda globale. Sebbene i benefici dei prezzi bassi del greggio continueranno a sostenere la spesa dei consumatori, l’inflazione aumenterà e gli effetti positivi del petrolio svaniranno nel corso del 2016.
Circa i Mercati Emergenti, la Cina continuerà a rallentare nel 2016, ma segnali di stabilizzazione in Russia e Brasile si tradurranno in un anno migliore per i BRIC. Le previsioni di crescita per l’economia globale nel 2017 si assestano al 2,8%, con un rallentamento nelle economie avanzate in risposta alla stretta monetaria negli Stati Uniti, mentre la crescita dei Mercati Emergenti sarà marginalmente superiore.
Essendosi focalizzata sulla maggior stabilità del tasso core di inflazione, la Federal Reserve ha alzato i tassi lo scorso dicembre. Ci aspettiamo che il tasso dei Fed Funds aumenterà all’1,25% entro fine 2016 e dal 2% entro fine 2017, quando raggiungerà i massimi. Per quel che concerne la BCE, sebbene possa esserci un’ulteriore estensione del programma di QE, ci aspettiamo che l’allentamento monetario terminerà nel marzo 2017 e che la BCE lascerà i tassi invariati fino alla fine di quell’anno.
Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play