Mps e le obbligazioni subordinate: e ora nuovo rischio per i risparmiatori?

1 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Ftse Mib di Piazza Affari sostenuto dagli acquisti sui titoli delle banche: e non solo per le indiscrezioni che arrivano sui colossi bancari tedeschi Deutsche Bank e Commerzbank, ma anche per le novità, o meglio per le indiscrezioni, che riguardano sia Unicredit, in particolare la maxi manovra pensata dal neo-ceo Jean-Pierre Mustier, che Mps. Su Mps l’attenzione è sul piano volto a diminuire l’importo dell’operazione di aumento di capitale.

Nei giorni scorsi sono trapelati rumor sulla strada che l’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, vorrebbe intraprendere per evitare un aumento di capitale eccessivo. La soluzione porta il nome di bond subordinati. Due parole – bond (o obbligazioni) subordinati – che risuonano nelle menti dei risparmiatori italiani come un campanello d’allarme. D’altronde sono stati proprio i detentori dei bond subordinati a vedere i loro risparmi azzerati nel caso delle quattro banche salvate con l’operazione bail-in in Italia. Ora, stando agli ultimi rumor, l’aumento di capitale della banca senese potrebbe scendere da cinque a tre miliardi di euro, attraverso la conversione di bond subordinati per un valore di tre miliardi di euro in azioni. Sarebbe questo uno dei punti cardine del piano presentato dal numero uno Fabrizio Viola, nella prima riunione del cda dopo l’estate.

Ma già nei giorni scorsi i broker di Equita hanno manifestato una certa cautela in merito all’operazione di conversione:

“In sostanza la conversione volontaria dei subordinati istituzionali andrebbe analizzata nei dettagli perché rappresenta un’opzione non priva di rischi. Sullo sfondo secondo noi rimane la possibilità, come estrema ratio, che il governo decida di proporre la ricapitalizzazione pubblica straordinaria come previsto dall’art.18 del decreto che recepisce la Brrd, la normativa europea sulla risoluzione delle crisi bancarie”.

Oggi un alert arriva con la Dagonota di Dagospia. Dagospia ricorda che le obbligazioni subordinate emesse da Siena ammontano a 5 miliardi, di cui tre miliardi sono stati sottoscritti da investitori istituzionali e due miliardi dagli investitori retail.

Dunque, si ricorda:

“Secondo le regole del “bail in”, in caso di fallimento di una banca sia gli azionisti sia gli obbligazionisti subordinati partecipano al salvataggio. Non partecipano gli obbligazionisti cosiddetti “senior” ed i “mezzanine”: altre categorie di obbligazioni. Quindi, cos’avrebbero da perdere gli obbligazionisti subordinati del Monte a trasformare i loro titoli in azioni? Tanto perderebbero ugualmente tutto l’investimento, in caso di fallimento del Monte. Per queste ragioni, gli strateghi di Jp Morgan hanno fatto sapere che la trasformazione delle subordinate in azioni sarebbe “su base volontaria”; e sempre per queste ragioni, hanno messo un tetto alla trasformazione: al 60%. Insomma, se un risparmiatore avesse investito la liquidazione (ipotizziamo 30 mila euro) in obbligazioni subordinate del Montepaschi, le vedrebbe trasformate dall’aumento di capitale in azioni Mps per 18 mila euro. Valore soggetto all’andamento di Borsa. E c’è da scommettere che quello stesso risparmiatore sarebbe obbligato a conservare le azioni almeno per 12/24 mesi. Con un dettaglio. Mentre per gli obbligazionisti subordinati rimasti fregati dal fallimento di Banca Etruria il governo ha varato 4 (dicasi 4) decreti per provare a rimborsarli, per la stessa categoria di risparmiatori del Monte Paschi non farebbe nulla. Per il semplice motivo che la trasformazione delle loro obbligazioni subordinate in azioni avverrà “su base volontaria”. Ops, manco a dirlo: le banche che parteciperanno all’aumento di capitale rileveranno solo le “altre” obbligazioni: quelle buone, “senior” e “mezzanine”, quelle che non perdono nulla in caso di fallimento dell’Mps.