Mercati emergenti “entrati in una zona di pericolo”

26 Settembre 2017, di Daniele Chicca

I mercati emergenti sono la classe di asset autrice della performance più positiva da inizio anno: nel 2017 non c’è stata partita, con l’area che ha visto rialzi del 50% di media (vedi tabella sotto riportata). Ma l’andamento in rialzo è destinato a interrompersi e gli asset dei mercati in via di Sviluppo rischiano di essere colpiti su più fronti.

A dirlo è lo strategist macro economico Mark Cudmore. Il commentatore di mercato ha spiegato a Bloomberg che dopo un periodo di grazia i mercati emergenti sono “entrati in una zona di pericolo“. Gli attivi “potrebbero essere improvvisamente colpiti su fronti molteplici in una sola volta”, secondo l’analista.

Uno dei temi principali del 2017 è stata la resilienza dei mercati emergenti: anche in periodi di difficoltà sono riusciti a registrare un progresso in Borsa. “Ed è precisamente per la loro performance robusta e costantemente positiva per tutta la durata dell’anno che le perdite rischiano di arrivare rapidamente e intensificarsi in fretta”.

C’è stata troppa compiacenza e “chi è andato lungo sinora potrebbe presto mettere in discussione la propria posizione” nei mercati emergenti, scrive nella sua nota ai clienti dal titolo “La fase di ribassi dei mercati emergenti potrebbe travolgervi presto“.

I fattori all’origine del possibile tonfo sono diversi: in primis c’è il cambio di strategia della Federal Reserve, che ha intenzione di ridurre il suo bilancio gigantesco; sul mercato valutario il dollaro Usa è destinato a trarne giovamento. Insomma, il contesto generale esterno sembra che stia improvvisamente diventato più duro per i mercati emergenti.

E dire che a livello macro puramente interno, nonostante un’altra diminuzione registrata questo mese, le condizioni sono ancora buone. Pictet Asset Management vede un ritmo di crescita del 4,7% quest’anno. La crescita annua del PIL aggregato in termini reali dei mercati Emergenti “ha subito un’accelerazione nel corso del secondo trimestre (per il quarto trimestre consecutivo), raggiungendo il suo ritmo più rapido in tre anni”.

Intanto la produzione industriale dei mercati Emergenti è aumentata a luglio al ritmo più rapido in più di quattro anni. “La nostra indagine sull’indice PMI a livello aggregato per i paesi Emergenti mostra che anche questo indice è
aumentato, raggiungendo il più alto livello in più di quattro anni e indicando una crescita della produzione
industriale del 5,8%”.

Quanto a un possibile investimento fruttuoso nei mercati finanziari in quest’ottica, il contesto di bassa e decrescente inflazione “dovrebbe fare ben sperare per le obbligazioni a tasso fisso” dei mercati emergenti.

Mercati emergenti: corsa si fermerà, troppi elementi esterni negativi

Le preoccupazioni sul frangente macro economico esterno sono state colpevolmente ignorate sinora, tuttavia, e anche in più occasioni, dice Cudmore. “La differenza questa volta è che le pressioni macro arrivano in concomitanza con tutta una serie di elementi idiosincratici negativi“, scrive il trader, prima di passare all’esamina del quadro regione per regione.

L’Asia verrà stretta nella triplice morsa rappresentata dal rimbalzo dei prezzi energetici, “dall’indebolimento dei titoli tecnologici e dalle tensioni in Corea del Nord, che sembrano intensificarsi di settimana in settimana”. A questo si uniscono i timori che la scommessa del presidente della Cina Xi Jinping sulla crescita economica del suo paese possa essere persa dopo il Congresso del partito comunista a metà ottobre.

Intanto nell’Europa dell’Est molti paesi sono vulnerabili a un ripiegamento per via delle incertezze politiche e delle tensioni venutesi a creare in Germania dopo il voto dl 24 settembre e in Spagna, dove la Catalogna chiede la secessione. L’amministrazione della regione autonoma intende tenere un referendum sull’indipendenza il primo ottobre, andando contro la volontà del governo centrale di Madrid.

Da parte sua l’America Latina subirà l’impatto di un indebolimento dei prezzi dei metalli, mentre uno dei principali esportatori di petrolio e gas, la Turchia, è travolto da tensioni geopolitiche alimentate dal referendum sull’indipendenza dei curdi in Iraq e dal balzo dei prezzi del greggio. Il presidente turco Recep Erdogan ha minacciato di sospendere l’attività dell’oleodotto che porta il petrolio dall’area settentrionale dell’Iraq agli altri mercati.

Il Sudafrica, che ha i mercati finanziari nettamente più liquidi di tutto il continente, sta sperimentato un deterioramento netto delle attività di trading, fenomeno dovuto al contemporaneo calo dei prezzi dei metalli e rialzo dei costi energetici. È un trend pericoloso per un paese con un ampio deficit delle partite correnti, una crescita economica bassa, una valuta volatile e alti tassi di disoccupazione.

Come la si voglia vedere, la situazione dei mercati emergenti è critica e potrebbe precipitare da un momento all’altro.