Mercati

Risiko bancario: Intesa San Paolo lancia Opas su Mps

Nuovo capitolo nel risiko bancario italiano. Intesa Sanpaolo ha lanciato questa mattina, a mercati chiusi, un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena. L’operazione valorizza complessivamente l’istituto senese circa 30,6 miliardi di euro e rappresenta una delle più rilevanti iniziative di aggregazione bancaria degli ultimi anni in Europa.

Come si legge in una nota della banca, l’offerta riguarda fino a 3,036 miliardi di azioni Mps ed è subordinata all’ottenimento delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti. Al fine di accelerare il raggiungimento degli obiettivi industriali dell’Opas su Mps, Intesa ha l’intenzione di procedere, nel minor tempo possibile, al delisting di Rocca Salimbeni, “se del caso mediante fusione” ha precisato l’istituto guidato dall’a.d. Carlo Messina nel comunicato sull’offerta.

Le condizioni economiche dell’Opas

Nel dettaglio, il corrispettivo previsto dell’offerta combina una componente in azioni e una in denaro. Per ciascuna azione Mps portata in adesione, Intesa offrirà 1,6 azioni ordinarie di nuova emissione e un euro in contanti. In termini pratici, ogni 10 azioni Mps consegnate consentiranno di ricevere 16 nuove azioni Intesa Sanpaolo e 10 euro cash.

Sulla base del prezzo ufficiale di Intesa Sanpaolo del 5 giugno 2026, pari a 5,682 euro per azione, il corrispettivo esprime una valorizzazione di 10,091 euro per azione Mps. Il premio incorporato è del 12,5% rispetto alla chiusura di Borsa dello stesso giorno e del 17,4% rispetto al prezzo medio ponderato degli ultimi tre mesi.
L’offerta potrà essere adeguata nel caso in cui Mps deliberi distribuzioni straordinarie agli azionisti o realizzi operazioni sul capitale prima del completamento della transazione.

La strategia: consolidamento e leadership europea

Nelle motivazioni dell’operazione, Intesa richiama la necessità di accelerare il consolidamento del settore bancario europeo per affrontare la crescente competizione, sostenere gli investimenti tecnologici e mantenere adeguati livelli di redditività.
L’istituto guidato da Carlo Messina ritiene che la combinazione con Mps possa rafforzare ulteriormente il proprio ruolo di leader europeo nel Wealth Management, Protection & Advisory e consolidare la capacità di supporto all’economia italiana. Il gruppo evidenzia inoltre la propria esperienza nelle integrazioni bancarie e la possibilità di realizzare l’operazione senza particolari rischi esecutivi, anche grazie alla piattaforma tecnologica proprietaria isytech.

L’accordo con Unipol e il nodo antitrust

Uno dei tasselli chiave dell’operazione riguarda la gestione preventiva dei profili concorrenziali. Intesa Sanpaolo ha infatti sottoscritto un accordo vincolante con Unipol che prevede la cessione di una parte significativa delle attività riconducibili a Mps. L’intesa in particolare contempla il trasferimento del marchio Mps, di circa 635 filiali e delle relative attività e passività, per un corrispettivo stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro.

Allo stesso tempo, Intesa manterrebbe invece Mediobanca, il relativo marchio, circa 625 sportelli dell’istituto senese e il perimetro ritenuto strategico per lo sviluppo delle attività a maggiore valore aggiunto.

Le prospettive economiche del nuovo gruppo

Secondo le stime presentate dall’offerente, il gruppo nato dalle nozze di Intesa e MPSpotrebbe superare i 16 miliardi di euro di utile netto nel 2029, rispetto agli oltre 11,5 miliardi previsti dal piano industriale stand alone di Intesa Sanpaolo.
La distribuzione complessiva agli azionisti nel periodo 2025-2029 salirebbe a circa 61 miliardi di euro, rispetto ai 50 miliardi attualmente previsti. È inoltre prevista una distribuzione straordinaria di cassa pari a 2,7 miliardi nel biennio 2026-2027, mantenendo una politica di payout del 95% dell’utile netto, articolata tra dividendi cash e programmi di buyback.
Sul piano patrimoniale, il coefficiente Cet1 è atteso oltre il 14% nel 2029, in miglioramento rispetto alle previsioni del piano industriale di Intesa.

Uno dei principali driver industriali dell’operazione è rappresentato dalle sinergie. Intesa stima benefici complessivi a regime per circa 2,9 miliardi di euro annui ante imposte a partire dal 2029.
Di questi, circa 1,5 miliardi deriverebbero da efficienze di costo, mentre 1,4 miliardi sarebbero riconducibili a maggiori ricavi generati dall’integrazione delle reti commerciali e delle attività di wealth management, corporate banking e credito al consumo.
Gli oneri di integrazione sono stimati in circa 2,1 miliardi di euro ante imposte.

Nasce il secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona

Dal punto di vista industriale, l’aggregazione darebbe vita al secondo gruppo bancario quotato dell’Eurozona per capitalizzazione di mercato, con un valore stimato intorno a 126 miliardi di euro. La nuova realtà potrebbe contare su circa 20 milioni di clienti in Italia e oltre 27 milioni complessivamente, con attività finanziarie della clientela destinate a raggiungere i 2.000 miliardi di euro entro il 2029. Particolarmente rilevante il rafforzamento nel wealth management, grazie all’integrazione tra le fabbriche prodotto di Intesa, le attività di private banking di Mps e il contributo di Mediobanca. Il gruppo potrebbe inoltre assumere una posizione di leadership nel credito al consumo e rafforzare la presenza europea nel Corporate & Investment Banking.

Occupazione: uscite volontarie e nuove assunzioni

Sul fronte del lavoro, Intesa prevede circa 6.800 uscite aggiuntive esclusivamente su base volontaria, di cui circa 5mila riferibili al perimetro dell’istituto torinese. Parallelamente, il gruppo si impegna a realizzare 6.800 nuove assunzioni entro il 2029, mantenendo un rapporto di una nuova entrata per ogni uscita. Di queste, circa 2.700 riguarderanno figure di Global Advisor. Secondo la banca, il piano consentirà di favorire il ricambio generazionale e rafforzare le competenze commerciali e consulenziali.

La reazione del mercato all’avvio delle contrattazioni

L’annuncio dell’Opas ha immediatamente acceso gli scambi a Piazza Affari. Nelle prime battute di contrattazione Intesa Sanpaolo si colloca in fondo al Ftse Mib, con il titolo in calo del 3,58% a 5,47 euro, mentre Monte dei Paschi guida i rialzi del listino principale con un progresso del 9,22% a 9,77 euro. Acquisti anche su Mediobanca (+7,68% a 23,28 euro) e Bper (+4,9%), mentre Unipol si muove poco sotto la parità (-0,38%).

L’andamento dei corsi di Borsa porta inoltre il titolo Mps a superare la valorizzazione implicita prevista dall’offerta di Intesa. Ai prezzi rilevati in avvio di seduta, infatti, il corrispettivo dell’Opas — composto da 1,6 azioni Intesa Sanpaolo e un euro in contanti per ogni azione Mps — attribuisce alla banca senese un valore di circa 9,75 euro per azione, leggermente inferiore alle quotazioni espresse dal mercato, con uno sconto nell’ordine dello 0,2%.