Dow Jones a fondo: Wall Street non è pronta per una guerra commerciale

22 Marzo 2018, di Daniele Chicca

Alla paura legata al futuro del settore tecnologico si uniscono i timori di una guerra commerciale a tutto campo dopo che Donald Trump sembra davvero intenzionato a imporre nuovi dazi contro i prodotti importati dalla Cina. E così le Borse, che non sono preparate per un conflitto commerciale mondiale, cedono quota. Lo scenario più pessimista si sta avverando: la Federal Reserve ha assunto un approccio più aggressivo del previsto sul lungo termine, dal 2019 in poi, mentre Cina e Usa sono impegnati in un conflitto politico economico senza esclusione di colpi. Per la Borsa americana è il calo più pesante delle ultime sei settimane.

Il Dow Jones a un certo punto perdeva quasi 500 punti, con Caterpillar, 3M e Boeing che sono i titoli più colpiti dalle vendite, mentre l’S&P 500 quasi il 2%, con i settori tecnologico e finanziario che lasciano sul campo più di due punti percentuali. Sui corsi azionari delle banche pesa l’ampliamento dello spread tra il Libor, il tasso di interesse interbancario, e il contratto interest rate swap meno rischioso OIS, che pure determina i tassi dei prestiti tra le banche. Il contratto a tre mesi del Libor è salito ai massimi dal 2008, in un andamento che lancia di fatto un campanello d’allarme per i mercati monetari, avvertendo dei pericoli di credit crunch.

Lo spread, con cui si può misurare lo stato di salute del settore bancario, oscilla solitamente in area 10 punti base, ma nel bel mezzo della tempesta finanziaria del 2007-2010 è schizzato al livello più alto di tutti i tempi di 364 punti base (toccato nell’ottobre 2008), indice di grave stretta di liquidità. Da parte sua il Nasdaq, appesantito dai ribassi di Facebook, in flessione dell’11% questa settimana quando il social media è stato travolto dallo scandalo datagate, ripiega di due punti percentuali circa oggi. Il settore hi-tech conta per il 26% della capitalizzazione dell’S&P 500 quindi da esso dipende anche la performance di Wall Street. Come era lecito aspettarsi, i cali di Borsa in America stanno avendo un impatto negativo anche nelle contrattazioni in Europa.

I listini azionari hanno toccato i minimi di seduta dopo che il New York Times ha pubblicato un articolo secondo cui John Dowd ha dato le sue dimissioni da legale di Trump nell’indagine sul Russiagate condotta dal procuratore speciale Robert Mueller. L’amministrazione Trump inoltre annuncerà in giornata dazi destinati a punire la Cina per il furto ai danni delle aziende americane di proprietà intellettuale in campo informatico. Si stima che a essere interessati saranno beni cinesi per 50 miliardi di dollari.

Fed, mercati disturbati da revisione stime di lungo periodo

L’agenda di stampo protezionista del governo americano sta mettendo sotto pressione i mercati da qualche tempo. I dazi all’acciaio (25%) e all’alluminio (10%) annunciati il mese scorso verranno implementati da domani, venerdì 23 marzo. Passando alle novità giunte dal fronte della politica monetaria, all’azionario – provano a spiegare gli analisti – non sono evidentemente piaciuti i dot plot della Fed, il cui meeting di marzo ha visto l’esordio da governatore di Jerome Powell.

“La revisione al rialzo delle prospettive sulla crescita non è stata una notizia inattesa ma, visti i bassi livelli di inflazione, le ulteriori aspettative sui rialzi dei tassi per il 2019 sono state una mossa decisamente più aggressiva rispetto a quanto stimato”, dice Michael Metcalfe, responsabile globale macro strategy di State Street Global Market. “Il tasso di disoccupazione stabilmente al di sotto del suo livello di lungo periodo implica che la Federal Reserve debba normalizzare i tassi di interesse a una velocità regolare e graduale. Forse l’elemento che disturba di più il mercato è il rialzo delle proiezioni di lungo periodo dei Fed funds, fattore che creerà dei dubbi sull’effettivo aumento dei tassi di interesse, qualora l’economia andasse nella direzione prevista dalla Fed”.

Mentre le Borse sono in seria difficoltà, sul Forex l’euro (che punta dritto a quota $1,24) e la sterlina si rafforzano salendo ai massima di seduta rispetto al dollaro. Una guerra internazionale a colpi di dazi viene considerato il rischio principale per i mercati dal 40% degli investitori e gestori interpellati da Bank of America Merrill Lynch. Sul Nasdaq è sempre in calo Facebook, nonostante le rassicurazioni e le promesse di contromisure del suo amministratore delegato Mark Zuckerberg.