Irlanda: investitori comprano Bond pur essendo certi di perdere i loro soldi

5 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

L’Irlanda ha collocato per la prima volta nella sua storia un Bond con un coupon dello zero percento. In concreto il governo di Dublino verrà pagato per ricevere 4 miliardi di euro di prestiti per cinque anni.

Ancora più impressionante è la domanda ricevuta per l’emissione di debito che scade nel 2022: 10 miliardi di euro di richieste registrate. Il titolo di Stato ha un rendimento di meno 0,008%.

L’assenza della cedola significa a tutti gli effetti che l’Irlanda non dovrà pagare alcun interesse sui bond emessi, che scadranno tra cinque anni a un valore leggermente inferiore a quello del collocamento.

È uno degli effetti distortivi dell’attuale contesto di condizioni creditizie accomodanti e di tassi di interesse ultra bassi: gli investitori che hanno comprato il debito del paese dell’area euro sono sicuri di perdere soldi.

Negli ultimi anni i 1.700 miliardi di euro di bond governativi comprati dalla Bce nell’ambito del piano di acquisto di titoli Quantitative Easing, pensato per aiutare l’Eurozona a risollevarsi dalla crisi del debito sovrano, hanno schiacciato al ribasso, anche sotto lo zero, i rendimenti dei titoli di Stato di diversi paesi dell’area.

L’esempio più lampante è quello della Germania, dove i Bund quinquennali scambiano attualmente a meno 28 punti base.  Anche altri paesi virtuosi come Finlandia e Austria hanno emesso quest’anno Bond con un coupon dello zero percento. Ma stupisce che sia toccato all’Irlanda uno dei paesi meno virtuosi raggruppati sotto l’acronomo Piigs (insieme a Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) all’apice della crisi del debito sovrano europeo.

In piena crisi nel 2012, l’Irlanda aveva piazzato sul mercato primario un bond della durata di cinque anni con una cedola del 5,5%. Tre anni dopo, prima di arrivare all’emissione con rendimenti negativi odierna, Dublino ha emesso un bond a sette anni con un coupon di appena lo 0,8%.

Più di un terzo della domanda di debito di nuova emissione del governo d’Irlanda, riferisce il Financial Times, è provenuta dai grandi gestori, con le banche che hanno offerto un altro 35% del book degli ordini. I fondi hedge hanno invece rappresentato il 17% delle domande. Evidentemente i grandi player di mercato scommettono che i rendimenti scenderanno ancora nonostante il possibile avvio di un processo di normalizzazione delle politiche monetarie di Draghi e soci a partire dal 2018.