Europa: nessun pericolo Brexit, rischi sono altrove

4 Luglio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – “Di qui a fine anno la navigazione dei mercati, a condizione che le nostre questioni bancarie vengano risolte, potrebbe non essere particolarmente agitata. Brexit è una causa di divorzio, non un asteroide caduto sulla Terra. Le cause di divorzio sono eventi potenzialmente controllabili e non necessariamente dissanguanti a condizione che le parti abbiano un minimo di senso pratico e non vogliano invece combattere battaglie di principio”. Cosi Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, nella sua newsletter settimanale Il Rosso e Il Nero, nella quale esamina il fenomeno Brexit, analizzandone le eventuali conseguenze a livello finanziario.

Per Fugnoli, la Brexit, produrrà, come nel caso di un’eventuale vittoria di Trump in novembre, “una certa agitazione sui mercati ma sarà solo un fatto temporaneo. Sarà guardando gli sviluppi concreti, e non quelli immaginati, che si potranno valutare le cose”.

Parlando di Europa, il vero problema appare la crescita. “L’Europa, pur avendo dato un formidabile contributo al benessere fino al 2008, è da sette anni il continente che cresce di meno. Come nota Richard Koo, ci sono 4.5 milioni di disoccupati in più rispetto al 2007, mentre l’America e il Giappone (e il Regno Unito) sono in piena occupazione. Si noti poi che c’è un’asimmetria tra i pensionati inglesi che vivono in Spagna, portando consumi e non togliendo lavoro agli spagnoli, e i tre milioni di europei che vivono nel Regno Unito, prevalentemente giovani che lavorano e che, dovessero tornare, andrebbero a ingrossare le file dei nostri disoccupati”.

Strettamente collegato all’andamento economico, c’è poi la questione della sicurezza. “Si sa che per l’elettore medio è un dato soggettivo e si sa bene che l’elettore medio accetta l’immigrazione in periodi di crescita e benessere e tende a rifiutarla nelle fasi di stagnazione. Avere proposto austerità e immigrazione (e ora anche il bail-in) in una fase economica difficile è stato obiettivamente destabilizzante”.

Per questo – sottolinea Fugnoli – ” continuiamo a essere più preoccupati per l’Europa che per il Regno Unito. Non è un caso che la borsa inglese sia in rialzo del 2 per cento da inizio anno mentre l’Euro Stoxx perde il 13. Londra va meglio anche se si tiene conto della svalutazione della sterlina, una benedizione per un Regno Unito che ha un disavanzo delle partite correnti pari al 7 per cento del Pil”.

Le preoccupazioni riguardanti l’Europa riguardano il lungo periodo. Nel  breve, “la BCE va avanti con il suo programma. La crescita perderà qualche decimale ma nessuna recessione è alle viste. La Fed più colomba che mai. Le valutazioni delle borse continentali sono ragionevoli. L’instabilità post-Brexit è stata gestita benissimo dalle banche centrali, che hanno consentito solo un riallineamento della sterlina e uno, più modesto, del renminbi, passato peraltro quasi inosservato”.

Fonte: Il Rosso e il Nero, Kairos