Bond europei, cosa aspettarsi dopo la Bce

7 Giugno 2019, di Daniele Chicca

Non c’è alcun rischio di recessione o di deflazione, ma l’area euro è impantanata in una fase di crescita stagnante e
inflazione fredda. L’attività economica continua a essere deludente nell’area e performare sotto i picchi del 2017. È lo stesso Mario Draghi, presidente della Bce, a fare queste considerazioni, dichiarando che “non ci sono rischi di deflazione” e che “vediamo scarsi rischi di recessione”.

Detto questo permangono elementi portatori di turbolenze come il braccio di ferro sui conti pubblici tra Italia e Unione Europea, le dispute commerciali tra Usa e resto del mondo e le tensioni geopolitiche. È uno dei motivi per i quale la Bce ha lasciato la porta aperta a un taglio dei tassi guida e a una nuova espansione del bilancio che avverrebbe tramite una nuova dose di Quantitative Easing.

Un continuo stimolo dalla Cina e una politica monetaria globale più semplice guidata dalla Federal Reserve, tuttavia, “potrebbe di fatto stabilizzare la domanda esterna dell’Europa e, unito a un modesto stimolo fiscale interno, permetterebbe all’Eurozona di risollevarsi verso la fine dell’anno”. A esserne convinto è Andrea Iannelli di Fidelity International.

Secondo l’Investment Director per l’Obbligazionario del gruppo, alla luce dei bassi rendimenti e delle decisioni prese dalla Bce ieri, “c’è la possibilità che i Titoli di Stato dei principali paesi dell’Eurozona sottoperformino altri mercati, in particolare nei confronti dei Treasury americani“.

Tuttavia, “con l’inflazione ancora debole e i rischi legati alle tensioni commerciali, la Banca Centrale Europea è pronta ad agire sul mercato obbligazionario europeo e ha ampio margine per farlo. Pertanto, il nostro caso base rimane “tassi più bassi a lungo.”

Vontobel: “operiamo in un mondo che non è più normale”

L’Head of Corporate Bonds di Vontobel Asset Management è più ottimista sulle prospettive dei titoli obbligazionari europei. Citando il nuovo round di operazioni TLTRO che creerà liquidità in eccesso e l’aiuto che offrirà al settore bancario, Mondher Bettaieb-Loriot, dice che alla fine lo scenario è “ancora abbastanza positivo per i mercati dei titoli di Stato e del credito dell’Eurozona”.

Il piano di tassi favorevoli per le banche è “destinato a sostenere la spesa dei consumatori nell’Area Europea, un forte pilastro dell’economia europea”. La terza serie di TLTRO, infatti, “garantirà alle banche la possibilità di rifinanziamento a basso costo. Una delle conseguenze di ciò è che ci sarà una minore emissione di obbligazioni bancarie. Draghi ha anche lasciato la possibilità che il taglio dei tassi o ulteriori discussioni QE si intensifichi rapidamente come precauzione, e non perché l’economia EA si sta indebolendo”.

Il manager di Vontobel AM, così come molti altri analisti e commentatori prima di lui, evidenzia come Draghi, nonostante l’atteggiamento un po’ meno colomba del previsto, “abbia tenuto aperte tutte le opzioni” e abbia annunciato un piano di reinvestimenti massiccio del ricavato risultante dalla vendita di bond acquistati nell’ambito del QE. Fattori positivi per l’area euro.

“La Banca Centrale ha innalzato le previsioni di crescita dell’Unione europea dall’1,1 all’1,2% per quest’anno, mentre le loro prospettive di crescita non sono peggiorate sostanzialmente. Tuttavia, Draghi ha indicato che una normalizzazione della politica della BCE è ancora lontana, dato che ora stiamo operando in un mondo che non è più normale, il che giustifica una politica più a lungo termine e il mantenimento dei tassi ai livelli attuali fino alla metà del 2020″.

I reinvestimenti continueranno anche per un lungo periodo di tempo dopo il primo aumento dei tassi, e la definizione di questo lasso di tempo è solitamente un anno. Pertanto, osserva il money manager, “i reinvestimenti di circa 200 miliardi di euro all’anno dureranno almeno fino alla metà del 2021, il che è molto positivo”.

Draghi ha inoltre affermato più volte che i tagli dei tassi e i rinnovati acquisti di attività sono opzioni praticabili, soprattutto se la Fed dovesse tagliare nuovamente i tassi a causa delle prolungate tensioni commerciali USA-Cina. Le diminuzioni dei tassi, sempre secondo Bettaieb-Loriot, “sono la polizza assicurativa della Fed nonché uno strumento per mantenere l’economia globale su un percorso sostenibile”. Dopo tutto, “ci sono molte incertezze commerciali che giustificano tagli precauzionali dei tassi, anche se la spesa dei consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico rimane in buona forma e sembra essere resiliente”.

Quanto ai dettagli del programma delle TLTRO, il prezzo sarà ricavato dal tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali (tasso MRO) meno 10 punti base. “Ciò è ancora vantaggioso per le banche, puntualizza Vontobel AM. “Le banche che superano i loro obiettivi di prestito sarebbero in grado di ottenere i fondi ancora più economici (al momento, tale costo dei fondi potrebbe variare da -0,3% a +0,1%)”.