Banca Inghilterra: armi pesanti, ma potrebbero non bastare

4 Agosto 2016, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – La Banca d’Inghilterra è ricorsa alle armi pesanti per difendersi dalle conseguenze negative che la Brexit sta causando all’economia del Regno Unito. Mark Carney non solo ha tagliato i tassi – di un quarto di punto allo 0,25% – per la prima volta in sette anni, ma ha anche ampliato da 357 miliardi a 435 miliardi di sterline la portata del bazooka di Quantitative Easing, potenziandolo con l’acquisto di 10 miliardi di sterline di bond societari. Un altro schema previsto è quello dell’offerta di nuovi finanziamenti per 100 miliardi alle banche, per aiutarle a superare lo choc degli taglio di tassi.

Con un’economia che rischia di sprofondare in una fase di recessione nel post Brexit, la Banca centrale – che prevede una crescita molto più debole – si è trovata in una posizione quasi obbligata. Viste le difficili condizioni economiche, venti dei 44 operatori interpellati da Bloomberg puntavano anche su un rilanco del Quantitative Easing e c’è anche chi se lo aspettava un piano di acquisto di bond societari. Il board ha votato all’unanimità (9 voti a favore e zero contrari) per l’allentamento monetario dei tassi, mentre i pareri sono stati discordanti per le altre manovre di stimolo.

Secondo quanto riferito da Carney nella conferenza stampa successiva alla decisione sui tassi, il pacchetto di misure varato è “eccezionale” e rappresenta un “cambio di regime” che contribuirà a fare da cuscinetto e scongiurare una recessione. Detto questo, lo choc causato dalla Brexit “non può essere compensato immediatamente e completamente” nemmeno con un piano di una simile portata. Le nuove previsioni parlano di un incremento del Pil del +2% quest’anno, del +0,8% nel 2017 e del’1,8% quello successivo. In precedenza le stime di maggio erano nell’ordine per un +2%, +2,3% e +2,3%.

Misure eccezionali anti choc Brexit forse insufficienti

Il discorso di Carney e le prospettive economiche si vanno a inquadrare in’ottica condivisa anche da diversi analisti: anche una riduzione del costo del denaro dello 0,25%. Motivo per cui Carney, il governatore della Banca d’Inghilterra, e i suoi colleghi hanno evidentemente deciso di fare affidamento a un maxi piano di allentamento monetario potenziato di 60 miliardi e accompagnato da nuove misure.

Viste le difficoltà economiche e politiche post Brexit del paese, l’analista Geoff Cutmore ha spiegato che un taglio dallo 0,5% allo 0,25% oggi non avrà un grande impatto nella maggior parte delle aziende che alimentano il motore dell’economia britannica.

Il taglio era dato per scontato dai mercati, viste anche le dichiarazioni della stessa Banca d’Inghilterra. Carney, inoltre, aveva già fatto sapere che ci potrebbe essere bisogno di più allentamenti monetari quest’anno. Molti economisti vedono un ulteriore riduzione dello 0,15% a novembre.

Sui mercati le Borse europee (segui live blog) salutano con favore le nuove misure straordinarie: la Borsa di Londra accelera dell’1,4% con il FTSE 100 che si attesta a 6.727,41 punti.

Sul valutario, vanificati i tentativi di recupero della sterlina, che perso il 10% circa sul dollaro da quando il popolo britannico ha votato con una maggioranza del 52% per uscire dall’Unione Europea, sul biglietto verde. Al momento quota $1,3221 dopo aver toccato un apice di $1,3330 appena prima delle 13, ora dell’annuncio della decisione delle autorità britanniche di politica monetaria.

Economia sull’orlo della recessione, QE in arrivo

Se si prendono in considerazione gli ultimi dati macro pubblicati relativi al mese di luglio (indice Pmi ai minimi da inizio 2009 su tutti), l’economia del Regno Unito dovrebbe contrarsi nel terzo trimestre. Le stime di analisti e think tank vari variano dal -0,2% al -0,4% del Pil.

Oltre allo stato di salute dell’economia, Carney illustrerà anche quali sono le forward guidance sull’inflazione. Sono entrambe (su Pil e inflazione) previsioni che il mercato monitorerà con attenzione e che potrebbero portare a sbalzi notevoli della sterlina, che oscilla sui minimi plurimensili nei confronti del dollaro.

Sul breve il tasso di inflazione potrebbe salire anche al 2,5% nel 2017, oltrepassando la soglia limite del 2% fissata dalla Banca d’Inghilterra. La valuta britannica, che al momento quota $1,3290, ha perso più del 10% dal 23 giugno, il giorno in cui il popolo si è espresso a favore della Brexit, scioccando mercati e autorità europee.