Altro errore Fed: volano metalli, tonfo dollaro

17 Marzo 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Gli ultimi annunci inaspettatamente accomodanti della Federal Reserve hanno spinto il dollaro ai minimi di cinque mesi e fatto schizzare al rialzo i prezzi delle materie prime, dal rame all’oro, aiutando anche i titoli dei gruppi minerari. L’oro ha guadagnato più del 18% da inizio anno e continua a salire di prezzo.

La banca centrale americana ha mantenuto invariati i tassi di interesse allo 0,25-0,5% e ridotto il numero di aumenti del costo del denaro che prevede nel 2016 da quattro a due. Significa che ci sarà solo un’altra stretta monetaria quest’anno.

Il biglietto verde ha immediatamente pagato dazio, innescando un bel rally delle materie prime che scambiano in dollari. Il settore minerario è il più positivo nelle Borse d’Europa quest’oggi.

Tutte le materie prime scambiano in territori positivo sui mercati il giorno dopo le parole di Yellen, metalli preziosi e petrolio in testa. Gli investitori preferiscono insomma rifugiarsi negli asset considerati sicuri o che traggono giovamento da una moneta americana debole.

Nonostante o forse proprio grazie alle turbolenze di mercato di inizio anno, il metallo prezioso ha guadagnato oltre il 18% da gennaio e più del 3% oggi. Al momento i futures sull’oro scambiano a 1.267,40 dollari l’oncia, favoriti dalla ritrovata debolezza del biglietto verde.

Fed in un vicolo cieco, persa credibilità

Tagliando le stime su economia e inflazione, il comitato di politica monetaria guidato da Janet Yellen ha di fatto ammesso di aver commesso un errore di valutazione, quando a dicembre dell’anno scorso ha deciso di avviare un ciclo di rialzo dei tassi.

Nella guerra valutaria internazionale, la Fed si schiera dunque dalla parte della Cina, che ha disperatamente bisogno di un dollaro debole al quale le sue attività sono legate a doppio filo. Il tutto alle spese di Eurozona e Giappone, che invece vorrebbero vedere un indebolimento delle proprie rispettive valute nei confronti del biglietto verde.

Il dollaro è scivolato ai minimi dell’anno sullo yen, attestandosi appena sopra il livello di 111 yen. Nel frattempo l’euro si è rafforzato a 1,13 dollari, vanificando di fatto le recenti misure straordinarie di espansione monetaria decise da Banca del Giappone e Bce. L’indice del Dollaro – la performance della valuta Usa nei confronti di un paniere di divise rivali misurata da Bloomberg – è scivolata ai minimi di quasi cinque mesi (vedi grafico sotto).

Dopo un balzo iniziale successivo alle decisioni della Fed, le Borse e i rendimenti dei titoli sovrani di Europa e Stati Uniti hanno iniziato la discesa. Il listino paneuropeo Eurostoxx 600 è in calo dell’1,4%. I futures sui principali indici della Borsa americana scambiano in calo di quasi mezzo punto percentuale dopo un +0,3% registrato nelle primissime battute nel preborsa.

La sensazione degli investitori è che comunque agisca la Fed sbagli, e che ormai le autorità di politica monetaria abbiano perso credibilità. Zinco, rame e petrolio avanzano di almeno il +2%. Il Brent sale sopra i 40 dollari al barile. La ciliegina sulla torta è arrivata pochi momenti fa, quando Caterpillar ha tagliato le sue linee guida per l’esercizio in corso a $0,65-$0,70 di utili per azione, il 25% sotto il consensus degli analisti, che in media era di 95 centesimi.