Manovra, Italia dica no a Ue: “voto anticipato più devastante”

1 febbraio 2017, di Daniele Chicca

Dicendosi pronto a venire incontro alle richieste di Bruxelles sui conti pubblici, il governo Gentiloni dimostra di essere “troppo succube dell’Ue” e sbaglia. Dovrebbe opporsi alla richiesta di una manovra correttiva per il 2017 da 3,4 miliardi di euro (pari circa allo 0,2% del Pil).

Anche nel caso in cui le autorità di Bruxelles dovessero avviare una procedura di infrazione contro l’Italia, infatti, i Btp non subirebbero grandi cali sui mercati. Se invece si va alle elezioni anticipate a giugno, allora sì che sarebbero guai per il nostro paese sui mercati finanziari.

È l’opinione espressa dall’economista Giulio Sapelli in un’intervista concessa a Quotidiano.net. Il concetto è semplice: siccome le regole europee di rispetto del bilancio sono poco sensate, “serve una linea più ferma”. Il professore di economia teme che a Bruxelles la lettera del Tesoro non basterà, una miopia che avvierebbe l’Europa “verso la disgregazione”.

Il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, invece, non fa ostruzione e questo comportamento potrebbe costare caro all’Italia, impelagata in una serie di problemi, come la crisi del settore bancario, l’incertezza sul futuro politico e un deterioramento del mercato del lavoro. La disoccupazione giovanile è salita sopra il 40,1%, andando a mettere pressione sui Btp, tanto che lo Spread con i Bund ieri è salito ai massimi di tre anni.

“A differenza del premier Gentiloni, il ministro Padoan si sta dimostrando meno fermo, è troppo succube dell’Ue e non si capisce bene quale sia la sua linea. Io avrei tenuto una posizione più ferma anche in passato: se Renzi, oltre a minacciare, avesse davvero votato no al bilancio Ue si sarebbe aperta prima una discussione. Adesso è tempo di elezioni in tutta Europa, non solo da noi, e questo rende più difficile la posizione del governo“.

La fine dell’Ue non è più un tabù

Sapelli spera che l’Ue finirà per accontentarsi della lettera di risposta dell’Italia, ma, razionalmente, non crede che sarà così. “Così però l’Ue andrebbe verso una crisi vera, dimostrando, dopo Brexit e Trump, di non aver capito dove sta andando il mondo. Un no all’Italia sarà la cartina di tornasole dell’Europa che vedremo nel 2017″.

La fine dell’Ue non è più un tabù dopo la Brexit ed è un’eventualità più concreta nell’anno delle super elezioni in Europa, in particolare visto il rischio di salita al potere di partiti euro scettici come il Front National di Marine Le Pen, data in vantaggio al primo turno delle elezioni presidenziali di fine aprile, secondo i sondaggi. Persino le stesse autorità europee – vedi le ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio Donald Tusk – non hanno escluso la possibilità di un crollo dell’Ue e di una spaccatura dell’Eurozona.

“Il rischio di disgregazione è concreto, perché la Germania lo vuole. E, se la Merkel spinge l’acceleratore, significa che è molto preoccupata per le elezioni tedesche“.

Sull’inflazione che si sta riportando vicino alla soglia obiettivo della Bce, l’economista ritiene che sia “una follia” chiedere la fine delle misure di stimolo monetario per questo. “Il 2% è bassissimo se paragonato ai periodi di crescita economica. Senza considerare che l’Italia è in continua deflazione, perché la domanda interna è debole e mancano gli investimenti in infrastrutture”, ha dichiarato il professore di Storia Economica ed Economia Politica all’Università degli Studi di Milano.

Italia: il vero rischio sono le elezioni anticipate

Se l’Unione Europea dovesse avviare una procedura di infrazione contro l’Italia per la violazione del Patto di Stabilità e Crescita, non ci sarebbero grandi conseguenze sui mercati, perché il piano di acquisto di titoli di Stato della Bce continuerebbe a sostenere i Btp. Il vero rischio sovrano è costituito dall’incertezza politica e dalla prospettiva di andare al voto a giugno di quest’anno.

“I mercati puniscono l’instabilità politica e, inoltre, una parte degli investitori pensa che l’Ue debba finire. L’azione della Bce conterrebbe l’effetto sui nostri titoli di Stato. Le urne anticipate sarebbero molto peggio di una procedura di infrazione. Allora sì che lo spread si impennerebbe“.

Anche se l’Italia la scamperà con la legge di Stabilità 2017, viste le concessioni ottenute fin qui, la prossima manovra di bilancio rischia di essere particolarmente austera, con la richiesta di ulteriori sacrifici agli italiani. Le misure lacrime e sangue si possono però evitare, secondo Sapelli.

“Bisogna rimettere in discussione la follia del Fiscal Compact, altrimenti sarà un continuo bagno di sangue. Renzi fa bene a opporsi a manovre depressive, servono stimoli fiscali alle imprese e alle famiglie. E investimenti pubblici se quelli privati non ripartono”.

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