Wall Street in recupero, Dow ritrova 17.000 punti

4 Marzo 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Chiusura in rialzo per Wall Street in una giornata cruciale per i mercati globali, inclusi – soprattutto, forse, per i mercati emergenti, dal momento che indicazioni migliori sullo stato di salute dell’economia Usa, che sono appena arrivate, alimentano di nuovo speculazioni su imminenti rialzi dei tassi da parte della Fed.

Nel finale, il Dow (+0,37%) riagguantai i 17.000 punti, per un soffio sotto la soglia dei 2.000 punti invece lo S&P 500 (+0,33%). Bene anche il Nasdaq, che segna una crescita dello 0,20% a 4.717 punti.

Il proseguimento nella strada della politica monetaria restrittiva – i tassi Usa sono stati alzati per la prima volta in quasi 10 anni, lo scorso dicembre – sembra essere stato avallato dai numeri resi noti con la pubblicazione del report occupazionale degli Stati Uniti.

Il dipartimento del Lavoro ha comunicato che, nel mese di febbraio, l’economia Usa ha assistito a una creazione di +242.000 posti di lavoro, a fronte di  un tasso di disoccupazione che è rimasto solido al 4,9%. Il dato è stato migliore delle stime, dal momento che gli economisti avevano previsto un aumento dei posti di lavoro attorno alle 200.000 unità.

Focus sul numero chiave che Nour Al-Hammoury, responsabile strategist presso ADS Securities, aveva consigliato ai trader di guardare per prima: quello relativo ai salari, anche di gennaio. I salari orari medi sono scesi di tre cents, o dello 0,1%, a $25,35, salendo +2,2% dal febbraio del 2016 al febbraio del 2016. La crescita di gennaio, al 2,5%, non è stata rivista al ribasso. Tuttavia, il trend dimostra come la crescita dei salari abbia frenato il passo dopo un mese. Inoltre, le ore di lavoro settimanali sono scese di 0,2 ore a 34,4 ore, al minimo in due anni. Detto questo, il tasso di partecipazione alla forza lavoro è salito al 62,9%, al record da maggio.

A gennaio, inoltre, sono stati creati +172.000, 30.000 in più rispetto ai 151.000 resi noti inizialmente.  Revisione al rialzo di 30.000 unità anche per i dati di gennaio.

L’attenzione sul dato è decisamente alta, soprattutto per prevedere il trend del dollaro. Un suo apprezzamento rende infatti più oneroso il pagamento degli interessi sui debiti in dollari che sono stati contratti dai paesi in via di sviluppo.

Per lo S&P 500 e il Dow Jones la settimana si chiude con rialzi intorno al 2%. Meglio il Nasdaq +2,6%. Si tratta della terza settimana consecutiva di guadagni per tutti e tre i listini.

Nel settore delle materie prime, si rafforzano i prezzi del petrolio, che ha chiuso la quarta seduta su cinque in rialzo. Il contratto ad aprile ha guadagnato il 3,9%, 1,35 dollari, a 35,92 dollari al barile (massimi del 5 gennaio scorso) portando a un +9,57% il guadagno settimanale.

Quella che viene archiviata oggi e’ la terza ottava di fila in aumento. Il venire meno dei timori associati a un indebolimento dell’economia americana – grazie anche al buon rapporto sull’occupazione americana a febbraio – insieme a un calo dei pozzi attivi in Usa per l’undicesima settimana di fila hanno aiutato a sostenere le quotazioni odierne.

Stando al gruppo di servizi petroliferi Baker Hughes, nella settimana che si e’ conclusa oggi le trivelle attive sono diminuite di 8 unita’ a 392, minimi del 2009. Inoltre sale l’attesa per la riunione dei Paesi membri e non dell’Opec in cui si discutera’ di un congelamento della produzione. Secondo il ministro petrolifero della Russia (che non appartiene al cartello delle nazioni produttrici) l’incontro ci sara’ tra il 20 marzo e l’1 aprile prossimi.

Sul valutario, focus su come reagirà il dollaro, diretto interessato della politica monetaria alla Fed, alla reazione dei dati. L’euro rimane sotto pressione, ma non crolla, con il rapporto a $1,0921. Il dollaro sale sullo yen oltre JPY 114.

Quotazioni oro ancora in rialzo, oltre i $1.260 l’oncia.