Economia

Wall Street incerta nel finale, chiude migliore settimana del 2016

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NEW YORK (WSI) – Seduta incerta per Wall Street. Nel finale il Dow Jones segna un calo dello 0,13% a 16.290 punti, il Nasdaq-100 guadagna lo 0,37% a 4.504 punti,  mentre lo S&P 500 sale dello 0,01% a 1.918 punti.

Da fronte macro, sono usciti i dati sull’inflazione, che è rimasta invariata a gennaio rispetto al mese prima. La componente core tuttavia ha messo a segno la crescita maggiore dall’agosto 2011. Negli ultimi 12 mesi il dato principale è cresciuto dell’1,4% mentre quello depurato dalle componenti volatili di generi alimentari e prezzi energetici e’ salito del 2,2%.

Nonostante il finale cauto, i listini principali di Wall Street archiviano la prima settimana in positivo dopo due in calo, nonche’ la migliore del 2016.

Intanto prosegue il dibattito sulla politica monetaria della Federal Reserve. Oggi Loretta Mester, presidente della Fed di Cleveland, ha detto che l’economia Usa e’ ancora forte e che dunque un rialzo “graduale” dei tassi e’ l’evento più probabile. Secondo lei la prima economia al mondo sapra’ navigare attraverso la recente turbolenza dei mercati. La sua tesi riflette quella espressa ieri da John Williams, della Fed di San Francisco.

I realizzi, che hanno colpito anche Borse asiatiche, riducono i guadagni che l’azionario globale è riuscito comunque a riportare nel corso della settimana e che sono stati i più forti dal mese di scorso ottobre.

A zavorrare il sentiment degli operatori, nella giornata di oggi, sono i dubbi sul destino del Regno Unito e dell’Unione europea, dunque i timori su uno scenario Brexit, e il calo dei prezzi del  petrolio.

Dopo due sedute di fila in rialzo, il petrolio oggi al Nymex ha perso quota. Il contratto a marzo ha ceduto 1,13 dollari, il 3,67%, a quota 29,64 dollari al barile. Rispetto a venerdi’ scorso, quando il barile valeva 29,44 dollari, c’e’ stato un incremento dello 0,67%.

Non ha aiutato a risollevare le quotazioni il dato odierno sul numero delle trivelle petrolifere attive negli Stati Uniti, calato per la nona settimana di fila ai minimi del 2009.

E’ venuto meno l’entusiasmo dei giorni scorsi di chi aveva sperato in un taglio della produzione da parte di Paesi membri dell’Opec e non che invece negoziano su un congelamento della produzione sui livelli di luglio. Arabia Saudita, Qatar, Venezuela e Russia sono d’accordo a patto che altri Paesi facciano altrettanto. Ma Iran e Iraq non sembrino propensi a seguire le loro mosse. Intanto in Usa le scorte settimanali ieri hanno raggiunto un nuovo record andando ad ampliare quelle mondiali, gia’ ampie.

Piatta la performance dell’oro, che si è riportato comunque al di sopra della soglia di $1.230 l’oncia.

Sul mercato dei cambi, l’euro è fiacco sul dollaro attorno a $1,11. Rapporto dollaro/yen in lieve calo sotto la soglia di JPY 113. Soffre la sterlina, che sconta le tensioni sulle trattative tra il premier britannico David Cameron e l’Ue per evitare uno scenario Brexit. Trattative che sono al momento in una fase di stallo. Rapporto sterlina/dollaro cede così mezzo punto percentuale circa a $1,4276.