Banche: l’Italia, non la Francia, è problema dell’area euro

24 Aprile 2017, di Daniele Chicca

I mercati finanziari e le autorità filo europeiste non hanno fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo che banchieri e analisti hanno iniziato a esprimere un certo scetticismo sul futuro dell’Europa unita. Nonostante tutta l’attenzione sia rivolta alle tante elezioni europee di quest’anno, che finora hanno dato esiti positivi, l’Italia, che non cresce da una ventina d’anni, e la Grecia con il suo debito insostenibile, sono i due principali problemi dell’area euro, secondo Axel Weber, presidente della banca svizzera UBS.

La sostenibilità delle finanze pubbliche non è stata ancora raggiunta in Grecia, dove gli ultimi sforzi e riforme lacrime e sangue non hanno dato gli effetti sperati. In un’intervista concessa alla CNBC Weber dalla riunione annuale di Primavera del Fondo Monetario Internazionale, Weber ha detto che “è un problema che non è stato risolto ma non è più nel mirino di nessuno”.

Allo stesso tempo la debole situazione economica e finanziaria dell’Italia romaine la principale questione irrisolta che nessuno ha voglia di affrontare e che però conta di più delle elezioni di quest’anno in Olanda, Francia e Germania, tutti appuntamenti che hanno visto i candidati populisti guadagnare attenzioni e in alcuni casi voti.

“Il vero rischio di coda è rappresentato dalla situazione italiana. È da quasi due decenni che l’Italia non cresce ormai. Mentre la crisi finanziaria degli Usa sembra un ricordo distante in Europa la presenza è ancora molto viva”, secondo il banchiere di lunga esperienza.

Weber ha puntualizzato di essere preoccupato da questa dinamica, che determinerà l’agenda politica in Europa in un modo e con tempi che gli Stati Uniti sono riusciti ad evitare, nonostante quello che l’elezione di Donald Trump potrebbe portare a pensare.

Le fortune e gli andamenti dell’economia costantemente divergenti tra i paesi europei fanno paura a Weber, il quale sottolinea anche come mentre la produzione della Germania sia sopra i massimi pre-crisi, paesi come Italia e Spagna attraversano tuttora forti turbolenze economiche e devono fare i conti con tassi di disoccupazione allarmanti.

Con l’elezione probabile di Emmanuel Macron in Francia, lo spauracchio di uno choc politico non se n’è andato del tutto dal continente europeo, secondo gli analisi di Deutsche Bank. Le possibili elezioni anticipate in Italia, per esempio, provocherebbero instabilità sui mercati, alimentando di nuovi i timori di una spaccatura in Eurozona.

Negli ultimi anni il MoVimento 5 Stelle ha guadagnato terreno nei sondaggi e in popolarità, diventando il primo partito nel paese. Dopo la sconfitta di Matteo Renzi nel referendum sulla riforma costituzionale che ha portato alle dimissioni del premier, le elezioni anticipate sono possibili e minacciano l’Eurozona.

A giugno ci sono le legislative in Francia e le elezioni nel Regno Unito, mentre il popolo in Germania va al voto in settembre. Gli italiani potrebbero essere chiamati a votare prima della fine della legislatura ad aprile. Il rischio politico in Italia appare ancora distante e gli investitori preferiscono con centrarsi sulle prossime mosse della Ice, che potrebbe ridurre il suo programma di Quantitative Easing già quest’anno. I tassi Eonia danno al 60% le possibilità di un rialzo dei tassi a inizio 2018.

“Secondo noi le chance di uno choc populista negativo per i mercati sono realistiche in Italia”, tuttavia siccome l’appuntamento elettorale è ancora lontano nel tempo (ad almeno sei mesi di distanza) il mercato non è ancora pronto a spostare il suo focus”.

I prossimi temi in Eurozona sono reflazione e propensione a un irrigidimento monetario della Bce.