Sforbiciata tassi e QE: le cartucce di Bce e Fed per prevenire la crisi

19 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

Le decisioni di politica monetaria della Fed e della Bce tengono banco sui mercati con gli analisti che danno ormai per scontato un’accelerazione sul fronte delle politiche monetarie espansive. Le banche centrali su entrambe le sponde dell’Atlantico sono sotto pressione per varare misure espansive di politica monetaria, nel tentativo di mantenere le aspettative inflazionistiche lontane dal collasso, a fronte di una crescita globale sempre più lenta, un maggiore protezionismo commerciale e dati economici deboli.

Partiamo dalla Banca centrale europea (BCE), il cui Consiglio direttivo si riunirà giovedì prossimo a Francoforte. Secondo gli analisti, il prossimo meeting sarà l’occasione per aprire le porte a un taglio dei tassi di interesse a settembre. Una decisione che viene data per scontata anche alla luce degli ultimi dati dell’inflazione che, nel mese di giugno, si è attestata all’1,3%, sopra le previsioni del mercato ma al di sotto del tasso obiettivo della banca centrale europea del 2%.

Gli economisti di S & P Global Ratings, Marion Amiot e Sylvain Broyer, si aspettano che la BCE tagli il tasso di deposito di 10 punti base al nuovo minimo storico di -0,50% mentre farà ripartire il QE in ottobre con acquisti per 15 miliardi di euro.

“L’economia europea si sta muovendo a due velocità, con una robusta attività di servizi da un lato e nessun evidente recupero nel settore manifatturiero dall’altro”, hanno scritto Amiot e Broyer in una nota giovedì.

Ma prima della Bce, toccherà alla Fed scendere in campo per sostenere l’economia americana. Mentre il mercato dà ormai per scontato un taglio del costo del denaro, alcuni operatori sono ormai convinti che la sforbiciata potrebbe essere addirittura di 50 punti base. Questo perché ieri il presidente della Fed di New York, John Williams, ha detto che l’istituto centrale deve agire rapidamente per combattere i segnali di stanchezza dell’economia. Le sue parole, anche se teoriche, hanno fatto invertire la rotta a Wall Street e hanno provocato sia uno scivolone del dollaro sull’euro, sia un calo dei rendimenti dei T-bond.

“Quando si hanno così pochi stimoli a disposizione, è necessario agire rapidamente nell’abbassare i tassi di interesse davanti ai primi segnali di stress dell’economia”, ha spiegato Williams.

Nell’ultimo rapporto economico della Fed, il Beige Book, si legge che le previsioni per l’economia statunitense restano positive nonostante “le diffuse preoccupazioni sul possibile impatto negativo delle incertezze relative al commercio”. Durante la riunione del 30 e 31 luglio prossimi, dunque, potremmo assistere ad un taglio dei tassi, caldeggiato da tempo dal Presidente Donald Trump per sostenere la crescita e dare una spinta alla sua corsa per il secondo mandato.