Borsa Milano +2,5%. Ma a gennaio è tra le peggiori del mondo

29 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

MILANO (WSI) – Finalmente una seduta positiva per la Borsa di Milano e le piazze europee dopo che la Banca del Giappone ha sorpreso tutti imponendo tassi di interesse negativi. La decisione ha fatto fare un bel balzo ai listini in Asia, ma solo temporaneamente (vedi grafico sotto), mettendo al contempo in difficoltà lo yen. L’indice Nikkei ha prima guadagnato e poi perso 1.000 punti per poi chiudere a +2,8%. La Bank of Japan ha adottato una tale misura drastica nel disperato tentativo di rivitalizzare l’economia traballante nazionale. Ma Nomura teme per l’impatto negativo che potrebbe avere sugli utili delle banche, in particolare quelle più piccole.

Il Ftse Mib ha chiuso con un guadagno poderoso, +2,57%, a quota 18.657,29 punti. Il listino londinese FTSE 100 ha fatto segnare un progresso dell’1,7% a 6.034.70 punti, mentre il Dax tedesco e il Cac francese si sono resi protagonisti di una seduta leggermente meno positiva (+0,9% e +1,2%).

Gli acquisti sul settore bancario si sono smorzati e Ubi Banca ha perso -1,15%; giù anche Unicredit con -0,23%: Mps +1,22%; molto bene invece Bper +4,40%, BPM +6,87%, BP +7,95%, Intesa SanPaolo ha chiuso invece a +3,66%. Tra i titoli di altri settori FCA -1,40%, Generali +2,17%, Luxottica +3,44%, Prysmian +3,65%, Saipem poco mossa con +0,18%, a fronte del balzo superiore a +16% per i diritti sull’aumento di capitale, Telecom Italia ha fatto +3,79%.  Sotto pressione Stm (-1,15%) e Mediaset (-0,45%).

Nonostante gli acquisti odierni, l’indice Ftse Mib rimane tra i peggiori indici benchmark del mondo in gennaio e archivia il mese con una perdita del -13%. Solo sei dei 93 indici azionari principali monitorati da Bloomberg hanno riportato un trend peggiore. Per l’azionario italiano, si tratta del peggior mese dall’agosto del 2011.

Il Ftse Mib ha sofferto sia per la presenza dei bancari che per i problemi inerenti al sistema bancario italiano, che portano il nome di crediti deteriorati. Il progetto della bad bank è stato giudicato dal mercato insufficiente.

Non sono stati forniti abbastanza dettagli sul piano anti sofferenze e le garanzie statali non varranno per i crediti più rischiosi. In certi casi, infatti, alle banche potrebbe proprio non convenire cartolarizzare e vendere le sofferenze.

Se la bomba da 201 miliardi di euro di crediti deteriorati lordi non verrà disinnescata, l’Italia rischia di diventare la nuova Grecia per l’Eurozona e per l’intera ripresa economica mondiale.

Fari puntati sopratutto su MPS, che ha riportato conti contrastati. Se si escludono gli effetti dell’operazione Alexandria con Nomura, la banca avrebbe chiuso con una perdita superiore ai 100 milioni, ma comunque inferiore alle attese degli analisti.

Sullo sfondo rimangono sempre i gravi e annosi problemi delle banche italiane e l’incertezza sul futuro del business petrolifero.

Il tutto mentre negli Stati Uniti la Federal Reserve ha perso la Trebisonda. L’intenzione di Janet Yellen è quella di favorire un ritorno alla normalità dopo anni di tassi zero ai minimi storici, ma proprio nel mese in cui ha imposto il primo storico rialzo dei tassi dopo quasi un decennio, le condizioni esterne e interne sono andate deteriorandosi. Le turbolenze di mercato, legate al rallentamento della Cina e alla crisi delle materie prime, hanno rafforzato il dollaro e messo in ginocchio le aziende del settore energetico. Per l’ex economista della Casa Bianca Austan Goolsbee, e non solo lui, la Fed potrebbe finire per abbassare, anziché alzare, il costo del denaro.

I dati macro su manifatturiero e consumi sono stati deludenti negli ultimi tempi in Usa e lo scenario per il 2016 è a tinte fosche. Anche il mercato del lavoro, in teoria uno dei punti di forza della prima economia al mondo, ha un suo lato debole: i salari rimangono ancora fermi e la qualità dei posti di lavoro creati è messa in dubbio da alcuni economisti, visto anche il tasso di partecipazione alla forza lavoro resta sempre basso, sotto il 63%. E oggi è stato reso noto il dato relativo al Pil Usa, che nel quarto trimestre è cresciuto di appena +0,7%, al di sotto delle attese.

Tra le materie prime, il petrolio si assesta in area 33 dollari al barile in Usa (mercato Wti) dopo una seduta sull’ottovolante, la cui direzione è stata dettata dal rincorrersi delle speculazioni sulle prossime mosse dell’Opec e sull’eventualità di una riunione di emergenza con la Russia e altri paesi che non fatto parte del cartello dei produttori di greggio. Il Brent oscilla sopra quota $34.

I guadagni si sono smorzati, dopo le dichiarazioni provenienti dal ministro russo dell’Energia Alexander Novak, che ha affermato che la decisione di tagliare l’offerta sarà possibile solo se tutte le nazioni che esportano il petrolio troveranno un accordo. Detto questo, il Brent si avvia a riportare la seconda settimana consecutiva di rialzi, segnando la fase rialzista più forte in due mesi. Il contratto è balzato +23% dal minimo in 12 anni testato il 20 gennaio scorso. Dall’inizio del 2016, le quotazioni del Brent sono crollate -8%. 

Sul valutario l’euro soffre un calo di quasi -1%, attestandosi poco sopra $1,08, mentre il biglietto verde avanza nei confronti di un paniere di divise rivali. Sulla moneta giapponese guadagna due yen pieni (+1,88%), sopra quota 121.

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Daniele Chicca 29 Gennaio 20168:50

Dopo la mossa sorprendente della Banca centrale giapponese, che ha adottato una politica di tassi di interesse negativi, l’indice Nikkei ha chiuso in rialzo del 2,8% mentre la Borsa di Shanghai ha registrato un progresso di tre punti percentuali. Paga dazio lo yen, che si indebolisce nei confronti del dollaro. Il biglietto verde avanza anche sull’euro, che si attesta in area 1,09 dollari.

Daniele Chicca 29 Gennaio 20169:17

Avvio positivo per la Borsa di Milano che riesce così a rimbalzare dopo le perdite pesanti di ieri. Il listino Ftse MIB guadagna più di un punto e mezzo percentuale dopo quindici minuti di scambi, attestandosi in area 18.477 punti. In ripresa le banche e in particolare le popolari, con Pop Emilia e Banco Popolare in testa al paniere delle blue chip.

Daniele Chicca 29 Gennaio 201613:00

Il listino inglese FTSE 100 ha ritrovato quota 6000 punti forte di un progresso dell’1,2%. Il Dax tedesco guadagna l’1,2% e il Cac francese l’1,4%. Al giro di boa il Ftse MIB fa +1,42% attestandosi a 18.448 punti.

“Sino a che l’economia sarà traballante con un debito molto alto – dice a Reuters un traader – le banche centrali e le loro macchine per stampare denaro sono un male necessario per sostenere i mercati”

Daniele Chicca 29 Gennaio 201613:03

Il listino inglese FTSE 100 ha ritrovato quota 6000 punti forte di un progresso dell’1,2%. Il Dax tedesco guadagna l’1,2% e il Cac francese l’1,4%. Al giro di boa il Ftse MIB fa +1,42% attestandosi a 18.448 punti.

Tutto merito della misura inattesa della Banca centrale giapponese che ha dato il via a un’era di tassi negativi. È ormai evidente che i mercati finanziari non sono in grado di reggersi sulle proprie gambe. 

“Sino a che l’economia sarà traballante con un debito molto alto – dice a Reuters un trader – le banche centrali e le loro macchine per stampare denaro sono un male necessario per sostenere i mercati”

Daniele Chicca 29 Gennaio 201613:06

A Piazza Affari sempre molto tonico il settore bancario dopo le vendite degli ultimi giorni scatenate dall’insoddisfazione per il progetto della bad bank dove fare confluire i crediti deteriorati. Corrono Banco Popolare e Pop Milano, favorite dalle previsioni di una fusione tra le due popolari. 

UBI Banca resta invece sottotono, scontando le voci circa un’integrazione con MPS. In un’intervista a La Repubblica l’AD Fabrizio Viola ha ribadito che al momento non c’è nessuna opzione sul tavolo per una possibile aggregazione. Il top manager allo stesso tempo ha concesso che l’ipotesi di fusione con Ubi presenta aspetti positivi dal punto di vista industriale.

Daniele Chicca 29 Gennaio 201615:47

Dopo la pubblicazione dei dati macro sul Pil Usa l’euro ha intrapreso con decisione la strada dei ribassi. Il cambio tra moneta unica e biglietto verde viaggia in calo dello 0,8% a 1,0855 dollari al momento.

Il mercato reagisce alla delusione dell’economia americana comprando dollari (nonostante i futures sui Fed Funds non scontino rialzi dei tassi nel 2016 e due soli incrementi da 25 punti base da qui al 2017) e i commentatori parlano di ‘panic buying’ di dollari.

Con lo scivolone l’euro ora sta testando la media mobile 50 giorni ed è tornato a scambiare sotto i livelli precedenti l’apertura di Mario Draghi, governatore della Bce, alla possibilità di nuovi interventi a marzo, che avevano penalizzato la moneta unica.

Laura Naka Antonelli 29 Gennaio 201616:49

Borsa Milano positiva, con il Ftse Mib che sale oltre +2%, a 18.560,49 punti. Tra i titoli bancari Unicredit +0,62%, Ubi Banca +0,55%, Mps +1,53%, Bper oltre +3%, BPM vola oltre +6%, così come Banco Popolare, con i mercati che scommettono sulla loro aggregazione. Tra i titoli di altri settori Saipem invariati, mentre i diritti sull’operazione di aumento di capitale lanciata lunedì scorso balzano oltre +25%. Telecom Italia +2,97%, Unipol +4,4%, Stm -1,64%, Prysmian e Luxottica oltre +3%. Male FCA che cede -1,47%. 

Laura Naka Antonelli 29 Gennaio 201617:25

Focus sullo yen che, dopo l’annuncio della Bank of Japan sull’introduzione di tassi negativi, ha registrato il tonfo peggiore dall’ottobre del 2014, cedendo fino a -2% nei confronti del dollaro. Soltanto una settimana fa il governatore Kuroda affermava che la banca centrale del Giappone non stava considerando l’eventualità di tassi negativi.