Renzi pronto a lasciare: “Grillo e Berlusconi mi hanno bidonato”

14 Novembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Non risponde direttamente alla domanda di Fabio Fazio sulla decisione che prenderebbe in caso di una eventuale vittoria del No al referendum costituzionale. Ma dalle parole che proferisce, si evince che le dimissioni, in caso di sconfitta, potrebbero arrivare. Così Matteo Renzi nel corso della trasmissione “Che Tempo che fa” di Fazio:

“Io non sono in grado di restare nella palude. Uno sta al potere finché può cambiare, se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri che son bravi a galleggiare”. All’interrogativo diretto: “Quindi si dimetterà?”, Renzi scherza: “E che facciamo, lo stesso errore?”, alludendo al suo passo falso, quello di legare lui per primo il successo del referendum costituzionale al suo successo e alla sua poltrona di presidente del Consiglio. “La politica non è l’unica cosa che conta nella vita” e “ci sono autorevoli ex politici rosi dal rancore che cambiano posizione perché non gli ho dato una poltrona. Se avessero avuto una poltrona in Europa sarebbero stati felicissimi”.

Renzi ricorda:

“Questo referendum non è il congresso del Pd, chi vuole fare il congresso del Pd deve aspettare il 5 dicembre”.

E fa notare:

“Guida il fronte del no gli stessi che per 20 anni hanno promesso le riforme, non le hanno fatte e ora vorrebbero bloccare noi. Questa riforma è un treno che ripassa tra 20 anni, se ripassa. Non ci sarà più un politico disposto a ridursi lo stipendio. In Italia si fa fatica a cambiare le cose e c’è paura di dire sì”.

Nell’inarrestabile fiume di parole proferite dal premier ci sono anche riferimenti ai suoi oppositori, in primis Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Così Renzi in un’intervista rilasciata a Radio Monte Carlo:

“Io ho provato con tutti e due a fare le riforme, mi hanno bidonato entrambi. Tutti a parole hanno detto riforme, riforme, poi mi hanno dato il due di picche“. E in questa intervista la probabilità che lasci, in caso di vittoria del No, appare ancora più alta: “Io di restare a vivacchiare e galleggiare non sono adatto. Cosa significa? Lo vedremo il 5 dicembre. A quelli a cui sto sulle scatole dico che quello del 4 dicembre non è un voto sulla mia simpatia ma sul Paese. Vi rendete conto che c’è chi vota no per farmi un dispetto? Riflettete”.

Sulle elezioni presidenziali in Usa e sulla vittoria di Donald Trump preferisce non dare giudizi, come dice lui stesso, da “Italietta”:

“Questo muro (riferendosi al muro promesso dal presidente Donald Trump durante la campagna elettorale con il Messico, – se non ricordo male lo ha fatto Clinton. Poi ci sono stati Bush, Obama… Non facciamo analisi provinciali, come purtroppo una parte della politica sta facendo. Ci sono alcuni leader politici che sembra abbiano vinto loro. Dico, scherzando, che Salvini ha vinto in Ohio. Ma non diamo un giudizio da ‘Italietta’. Quel muro c’è da qualcosa come 20 anni”.