Eurozona: ripresa veramente robusta? Parola agli analisti

1 Agosto 2017, di Daniele Chicca

Le cifre positive sul Pil in Eurozona hanno spinto al rialzo i listini azionari: l’economia sembra attraversare una fase di consolidamento con variazioni trimestrali positive dello 0,6% nel primo e secondo quarto dell’anno. Andando indietro nel tempo si scopre che l’economia dell’Eurozona è in fase di espansione da ben 17 trimestri consecutivi.

Complice la Brexit il prossimo anno però l’attività rischia di indebolirsi. È quello che sostiene Raj Badiani, strategist di IHS Markit, secondo cui le cifre del Pil dicono che il 2017 sarà un anno come ai bei tempi. Le manovre di stimolo monetario straordinarie della Bce, tuttavia, si interromperanno con ogni probabilità nel 2018: senza la stampella di Draghi non è detto che l’economia dell’Eurozona continui a reggere bene in piedi.

La crescita rallenterà il passo l’anno prossimo quando il Regno Unito si avvicinerà alla porta d’uscita dell’UE. Inoltre ci sono sempre alte possibilità di una crisi o di una fase di stallo politico in Eurozona che intralci il percorso di riforme strutturali invocato spesso da Mario Draghi, visto anche che nella primavera del 2018 si terranno le – dai mercati temute – elezioni politiche in Italia.

Negli ultimi mesi l’economia è cresciuta più degli Stati Uniti su base annuale e due volte tanto quella del Regno Unito, alle prese con l’impatto potenziale della Brexit. Dopo la vittoria di Macron alle elezioni presidenziali francesi e la sconfitta del partito populista anti euro in Olanda le incertezze politiche si sono ridotte ma non sono sparite. A settembre c’è l’appuntamento con le elezioni Federali in Germania e dopo che in Spagna è stata evitato il ricorso anticipato alle urne, il governo di minoranza farà fatica a imporre la sua linea.

Anche il voto sulla Brexit potrebbe danneggiare l’attività economica dell’Eurozona a fine 2017 e soprattutto nel 2018, secondo gli analisti, specialmente ora che il Regno Unito ha fatto ricorso all’articolo 50 dei trattati (il 29 marzo) e che le trattative sul processo di addio all’Unione Europea sono in corso d’opera, fattore che crea incertezza.

Complice la Brexit Pil Eurozona rischia di rallentare nel 2018

Il Pil è visto in miglioramento e dovrebbe passare dal +1,7% di tutto il 2016 al +2% del 2017, prima di rallentare un po’ a +1,9% l’anno successivo. La crescita dovrebbe essere aiutata dall’assenza di choc politici maggiori all’orizzonti. Ma visto che il progetto dell’Eurozona è ancora in divenire e la crisi del settore bancario non è superata è meglio non cantare vittoria troppo presto, secondo gli economisti.

Su base annuale il Pil è cresciuto del 2,1% nel primo semestre, in linea con le aspettative degli economisti interpellati da Reuters. Si tratta del tasso di espansione più marcato dal 2011. Mentre l’economia dell’Eurozona ha cambiato passo la disoccupazione è scesa ai minimi pluriennali: entrambi i dati sono stati aiutati dalle misure ultra accomodanti della Bce.

Eurostat ha reso noto che l’Eurozona ha realizzato un primo semestre “sorprendentemente positivo” nel 2017. Anche se l’istituto di statistica non è entrata nel dettaglio, senza dubbio la domanda interna ha giocato un ruolo importante nella ripresa economica vista quest’anno sin qui.

“Nel complesso l’economia ha chiuso la prima metà dell’anno in una situazione molto salutare e sembra ben impostata per continuare a crescere con una certa robustezza anche nella restante parte del 2017”, dice Bert Colijn, economista dell’Eurozona presso la banca ING.

Molti paesi importanti, fatta eccezione per la Germania, hanno già pubblicato le stime per il secondo trimestre. Tra questi Austria, Spagna, Francia e Belgio, che hanno registrato tassi di crescita del Pil convincenti. È dal 2013 – quando la regione si trovava ancora in piena crisi de debito sovrano – che l’economia dell’Eurozona cresce trimestre dopo trimestre.

La ripresa è anche merito di Mario Draghi. La Bce ha promesso che in caso di necessità avrebbe comprato titoli del debito in quantità illimitate di paesi come Spagna e Italia. Anche se non sono mai state messe in atto veramente tali misure, la promessa ha contribuito a placare i timori legati a una possibile rottura dell’Eurozona e ha aperto la strada alla rimonta economica.