Pensioni, Padoan apre su flessibilità. Servono 7 miliardi

20 Aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non esclude che il governo possa fare di più per aumentare la flessibilità del mercato del lavoro sia in entrata sia in uscita. Per chi vuole andare in pensione prima rispetto all’età e ai contributi estesi con la legge Fornero, l’ex funzionario Ocse lascia uno spiraglio aperto.

Secondo il Tesoro la flessibilità pensionistica può essere composta da un mix di misure. “Non parlerei di tornare indietro rispetto alla legge Fornero” ma si tratta di intervenire “all’interno di quella scelta”.

A dirlo è stato il sottosegretario Tommaso Nannicini, in un intervento ai microfoni di SkyTg24, durante il quale ha spiegato come ci possano essere “tre casi diversi e soluzioni diverse per i tre casi”, visto che ci può essere chi ha “la legittima preferenza ad andare via prima, chi ha la necessità ad andare via e ancora qualcuno altro per cui è l’azienda ha ad avere la necessità di turnover”.

“Se il costo è interamente a carico della finanza pubblica, al di là diverse proposte, siamo intorno ai 5 o 7 miliardi, a seconda dello sforzo, in termini di penalizzazioni, sul pensionato”, ha aggiunto Nannicini. Il governo “sta lavorando per dare maggiore flessibilità” tenendo “in ordine la finanzia, con uno sforzo di creatività e soluzioni di mercato” accanto allo “forzo pubblico”.

Ci sono margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità” sia di chi deve entrare sia di chi deve uscire. Lo ha detto ieri Padoan nel corso dell’audizione sul Def, il documento di economia e finanza del governo.

Il capo del Tesoro si è detto “sicuramente favorevole a un ragionamento complesso” sul tema delle pensioni e “aperto a fonti di finanziamento complementare” per eventuali misure, come quello, suggerito nelle domande dei parlamentari, di un ruolo del sistema creditizio. Il sistema è “è uno dei pilastri della sostenibilità” ma “ci sono margini”.

“Nel 2015 dopo 3 anni consecutivi di contrazione” l’economia italiana “è tornata a crescere e nel 2016 la crescita continuerà e si consoliderà”, ha aggiunto Padoan, sottolineando che “l’occupazione migliora, i conti pubblici migliorano, la pressione fiscale scende” grazie a “una politica fiscale rigorosa e misure espansive e riforme strutturali” che continuano nonostante il peggioramento del quadro internazionale.

Padoan ha fatto poi un riferimento alla ripresa della produzione industriale: la crescita del Pil “ha decelerato nella seconda metà del 2015 ma nel primo trimestre 2016 la crescita sembra aver ripreso slancio”.

La riduzione dello stock di debito delle amministrazioni pubbliche resta obiettivo prioritario del governo e fondamentale per la fiducia dei mercati”, ha continuato Padoan, sottolineando che per la prima volta nel 2016 il debito calerà e che “il processo di riduzione del rapporto rispetto al Pil si accentuerà prossimi anni”. Padoan ha confermato anche l’intenzione del governo di “sterilizzare” per intero le clausole di salvaguardia per il 2017 per 0,9 punti di Pil.

“L’intonazione della politica di bilancio nell’area euro appare restrittiva e sono altresì insoddisfacenti i progressi di molti paesi nelle riforme strutturali” dove l’Italia sta invece facendo grandi sforzi.