Conti pubblici, Padoan ottimista ma conta su aiuto Draghi

26 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Da una parte stime al rialzo e dall’altra ottimismo rinnovato sono le due colonne d’Ercole su cui si sta poggiando il governo al lavoro per presentare a Bruxelles un pacchetto di nuove previsioni per l’Italia con il tasso debito/Pil in calo quest’anno e il deficit che scende oltre le attese nel 2018. Ma a conti fatti al nostro paese serve sempre l’aiuto di Draghi.

Dopo la discesa del 2015 certificata solo ora dall’Istat, nella stima diffusa con la nota di aggiornamento del Def il rapporto debito/Pil di quest’anno si attesta al 131,6% dal 132,0% del 2016. Cosa fa la differenza? un artificio contabile, scrive l’agenzia di stampa Reuters.

A fine dicembre sul conto corrente del Tesoro la liquidità sarà inferiore di 0,7 punti percentuali rispetto a fine 2016. Sul debito peseranno così circa 12 miliardi in meno.

A ciò si aggiunge anche il fatto che il fabbisogno statale sta crescendo meno del previsto e limitato ad un andamento migliore delle imposte dirette dopo le misure anti elusione ed evasione fiscale del governo. Senza dimenticare poi la grossa mano che deriva dalla politica ultraespansiva della Bce che insieme ad un’economia nazionale migliore delle attese, sta permettendo al Tesoro di collocare titoli di Stato a prezzi più alti del previsto a beneficio dei conti pubblici.

Nel presentare la nota di aggiornamento, lo stesso ministro Pier Carlo Padoan ha parlato di ottimismo per ciò che riguarda i conti 2018. La nuova stima programmatica di crescita reale dell’economia è pari all’1,5% anche per il prossimo anno. Ma il passaggio dall’1,2% tendenziale pre-manovra all’1,5% programmatico post manovra non appare del tutto semplice.

Il governo stima che l’anno prossimo il mancato aumento delle imposte indirette previste della clausola di salvaguardia abbia un impatto positivo sul Pil di 0,3 punti percentuali, un valore inatteso nella sua dimensione.

E per far calare il deficit 2018 all’1,6% un sostegno giungerà dal protrarsi del programma di acquisti della Bce.

“La spesa per interessi del prossimo anno è vista in calo rispetto al 2017, nonostante il maggior debito a livello assoluto, grazie a tassi bassissimi, ancora oggi negativi sino alla scadenza a 2 anni”.