Mercati, i fattori che potrebbero rovinare la festa

22 Febbraio 2017, di Daniele Chicca

Nonostante i massimi toccati di recente dalla Borsa americana, accompagnati dalla corsa dei settori finanziario e ciclico, nonché dal rimbalzo delle quotazioni del petrolio, piu’ che dalla paura di essere troppo esposti all’azionario, tra gli investitori prevale sempre la paura di perdere il treno.

Ci sono una lunga serie di fattori che potrebbero tuttavia interrompere il ciclo di rialzi sui mercati finanziari. Sono in gran parte gli stessi elementi – principalmente di geopolitica, politica monetaria e politica fiscale – che hanno permesso ai listini di Borsa di salire negli ultimi tempi e a Wall Street di aggiornare i massimi storici.

Piano di riforma fiscale insufficente

Il presidente americano Donald Trump ha creato grandi aspettative quando ha annunciato una riforma fiscale “fenomenale”. Se il mercato rimarrà deluso dal piano, le vendite potrebbero farsi pesanti. L’idea che il programma di alleggerimento del carico fiscale sia una delle priorità della nuova amministrazione Usa è piaciuto subito ai mercati, ma se l’iniziativa non rispetterà le attese.

Ci sono diversi interrogativi su come effettivamente sarà strutturata. Cosa succederebbe, si chiedono da Briefing.com, se includesse una tassa doganale che alimenterebbe l’inflazione? Cosa succederebbe se non fosse equilibrata tra entrate e uscite e se aumentasse il deficit di bilancio, portando all’emissione di ulteriore debito e a un rialzo dei tassi di interesse? Cosa succederebbe se non venisse approvata prima della fine dell’anno dal Congresso, ridimensionando completamente le aspettative di crescita economica e dei profitti aziendali per il 2017?

Guerra commerciale si trasforma in protezionismo

L’incognita è grande anche sul capitolo commerciale. Cosa succederebbe se gli Stati Uniti impongono tariffe doganali sui beni cinesi e di altri paesi da cui proviene l’import? Cosa succederebbe se altri Stati non accettano il gioco di Trump e iniziano a trattare con altri partner commerciali potenziali come la Cina, per esempio? Cosa succederebbe se il dollaro Usa continuasse a rafforzarsi complicando il lavoro diplomatico di Trump che da quando si è insediato alla Casa Bianca ha minacciato altri paesi come Germania e Cina di svalutare di proposito la loro valuta?

Trimestrali societarie deludenti

La crescita degli utili dovrebbe essere del 10,3% nel 2017, secondo le stime di FactSet, tuttavia il mercato tollera prezzi di Borsa piu’ alti della media nella convinzione che il tasso di crescita dei profitti sarà piu’ alto delle stime per via dei tagli alla corporate tax. Se il taglio non si materializza, le aspettative di mercato andranno riviste. Senza contare poi che la tassa effettiva che pagano molte società quotate sull’S&P 500 è già inferiore alla corporate tax.

Peggioramento della situazione geopolitica

Ci sono sempre sacche di malcontento in ambito geopolitico, ma solo un conflitto armato o la minaccia di una guerra nucleare, finiscono per rovinare la festa sui mercati in una fase rialzista. Le tensioni maggiori si registrano nei rapporti con la Corea del Nord, l’Iran e con la Cina per via della contesa nel Mar Meridionale Cinese.

Piu’ strette monetarie da parte della Fed

A deragliare la corsa dei mercati potrebbe anche essere la Federal Reserve. Il comitato di politica momentaria della banca centrale americana ha alzato i tassi di interesse guida solo due volte negli ultimi dieci anni, a dicembre 2015 e a dicembre dell’anno successivo. La mediana tra i membri del board dice che ci saranno ben tre rialzi dei tassi nel 2017 senza un piano di stimolo fiscale.

Se l’inflazione continua a salire e lo fa piu’ delle aspettative, che siano varati piani fiscali o meno, la Fed sarà costretta ad imporre strette monetarie a un ritmo piu’ spedito del previsto. I tassi delle obbligazioni crescerebbero e questo ridurrebbe l’appeal delle classi di asset piu’ rischiose come i titoli azionari.

Elezioni in Eurozona

Un’altra grande incognita è rappresentata dall’anno delle Super elezioni in Europa. Olanda, Francia, Germania e forse persino Italia se si andrà al voto anticipato, decideranno chi le governerà nei prossimi 4-5 anni. L’elezione che crea maggiori tensioni è quella in Francia dove una vittoria alle presidenziali della candidata anti euro Marine Le Pen provocherebbe il finimondo.

La leader del Front National, partito di estrema destra, ha fatto sapere che invocherà un referendum sull’euro e sull’Unione Europea se viene eletta. La Francia è la terza economia dell’Ue dietro a Germania e Regno Unito e tenuto conto che Londra sta per uscire definitivamente dal blocco, l’addio della Francia – peraltro uno dei paesi fondatori del progetto di Europa unita – sancirebbe anche la fine dell’euro.

Le Pen non è data in vantaggio nei sondaggi al secondo turno, ma sta recuperando progressivamente terreno e l’ondata di populismo ha già dimostrato nel caso delle elezioni presidenziali Usa e della Brexit di essere capace di ribaltare i pronostici. Il rischio non va preso sotto gamba e infatti sui mercati gli Spread tra Bund e Oat continuano ad ampliarsi.